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Vendita beni confiscati, i soldi non restano sui territori

Il 40% va la ministero dell'Interno l'altro 40% al ministero della giustizia e solo il 20% all'agenzia nazionale
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«Oltre il danno, la beffa», dichiara la parlamentare siciliana Giusi Bartolozzi ( FI), segretaria della Commissione giustizia della Camera, commentando la nuova disciplina delle assegnazione delle risorse derivanti dalla vendita dei beni confiscati. La disposizione, contenuta nel decreto Sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana su proposta di Matteo Salvini, prevede infatti che tali risorse, dopo essere affluite al Fondo unico giustizia, siano destinate per il quaranta per cento al ministero dell’Interno per la tutela della sicurezza pubblica, per un altro quaranta per cento al ministero della Giustizia per assicurare il funzionamento degli uffici giudiziari, e per il rimanente venti per cento all’Agenzia nazionale per i beni confiscati per assicurare lo sviluppo delle proprie attività istituzionali. L’Agenzia nazionale per i beni confiscati, si ricorderà, ha recentemente aumentato il proprio organico da trenta a duecento unità. «È una doppia penalizzazione: dopo che la criminalità mafiosa si è arricchita con le estorsioni, con il racket, con lo sfruttamento a danno delle imprese, ecco che lo Stato non destina i proventi della vendita delle ricchezze confiscate ai territori da cui queste ricchezze provengono», sottolinea l’onorevole di Forza Italia. «Almeno il settanta per cento di queste risorse deve essere destinato ad iniziative territoriali. È un risarcimento che lo Stato deve alle zone dove la mafia ha rubato il futuro e bruciato opportunità». «La Sicilia, la Regione do- ve sono presenti la maggior parte dei beni confiscati, ha il diritto di riprendersi quello che la mafia ha sottratto con la violenza e l’intimidazione. A breve partirà una grande raccolta di firme per modificare in tal senso le attuali norme”, prosegue la parlamentare azzurra, annunciando poi di aver presentato una interrogazione al ministro dell’Interno per sapere “quante risorse sono rinvenute al Fondo unico giustizia, quali sono le Regioni di allocazione dei beni venduti e gli importi incassati». Rimanendo in tema di beni confiscati, è in programma mercoledì prossimo nell’Aula magna del Tribunale di Milano la firma di un protocollo d’intesa per la loro gestione. L’iniziativa vede tra i promotori il presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano Fabio Roia. Fra i firmatari del documento, i vertici degli Uffici giudiziari milanesi, gli Ordini degli avvocati e dei commercialisti di Milano, l’Abi, Confindustria, Unioncamere, la Regione Lombardia, il comune di Milano, i sindacati, e diverse associazioni antimafia. Oltre alla firma del protocollo, verrà presentato l’Osservatorio nazionale sul nuovo codice antimafia e la seconda edizione del corso per amministratori di beni sequestrati e confiscati. Un compito molto delicato che richiede adeguate competenze da parte del professionista delegato e, dopo il caso ‘ Saguto’ ( l’ex presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo radiata dalla magistratura dal Csm per come gestiva il suo ufficio, ndr), anche una efficace modalità di assegnazione degli incarichi ad opera dei giudici.

 

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