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Moni Ovadia: «L’antisemitismo c’è ancora e si alimenta della caccia al nemico» – VIDEO

TAPPA 1: PIACENZA. Roberto ha già percorso oltre 200 chilometri per affrontare uno dei pregiudizi più antichi, quello nei confronti degli ebrei. Ne parliamo con Moni Ovadia, attore, cantate e scrittore
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*Servizio video di Lorenzo Tardioli, collettivo Lorem Ipsum

«L’antisemitismo è una forma di degenerazione del pensiero, nella forma del pregiudizio, che continuerà ad avere una sua vita». Moni Ovadia interviene dopo la prima tappa di “Sui pedali della libertà – Oltre il pregiudizio”. Da Torino a Piacenza, Roberto Sensi ha già percorso duecento chilometri per affrontare uno dei pregiudizi più antichi, quello nei confronti degli ebrei. Nonostante la storia, l’antisemitismo riaffiora anche nelle più recenti teorie cospirazioniste e lo schema è sempre lo stesso. E per Moni Ovaria si tratta di un pregiudizio di cui non ci libereremo tanto facilmente: «Malgrado lo sterminio nazista il pregiudizio continua e continuerà sempre. Almeno fino a quando non vivremo in un mondo privo di nazioni, confini e con un solo passaporto. Non per questo senza identità culturale».

Come descrivere l’antisemitismo? Ne esistono diverse forme, sopravvive alla storia, e nel 2021 siamo ancora qui a parlarne.

L’ebreo, non l’ebreo reale, ma l’ebreo fantasmatizzato come onnipotente, come se potesse fare qualsiasi cosa – si pensi a quanto si va dicendo su Soros e a tutte le teorie del complotto che lo riguardano – rappresenta soprattutto il diverso all’interno di un mondo cristiano- occidentale. Ma va detto che l’antisemitismo esiste da ancor prima del Cristianesimo. Già in Tacito si trovano descritti gli ebrei come diversi. L’ebreo è sempre stato visto come qualcuno che non fa come gli altri e per ciò stesso è sospetto. Si tratta dunque di una discriminazione onnipresente, legata anche all’onnipresenza degli ebrei nella storia e nei diversi stati, pur non avendo avuto così a lungo uno stato proprio.

Oggi però esiste lo stato di Israele.

Sì, ma ecco che purtroppo abbiamo visto riprodursi dinamiche politiche ugualmente discriminatorie. Anche se talvolta all’inverso. Nell’ambito del conflitto israelo- palestinese, le strutture della propaganda israeliana hanno cominciato a denunciare l’antisionismo come antisemitismo. E in questo sono rientrato anche io, che a loro avviso divento antisemita perché denuncio le violazioni dei diritti umani nei confronti del popolo palestinese. Ecco, in questo caso si tratta di un uso scellerato e strumentale dell’accusa di antisemitismo. Che è una cosa che esiste, ma che chiaramente non è questa.

Un antisemitismo reale sembra però riaffiorare nell’ultimo periodo, non solo nei gruppi di estrema destra, ma anche in molte fantasie di complotto che raccolgono proseliti dagli ambienti più disparati.

Quella di oggi è un’epoca in cui tutto si confonde, allora l’antisemitismo trova paradossalmente un nuovo strano alimento. In un contesto in cui non esistono più fazioni e ideali politici distinguibili, torna comoda la figura dell’ebreo come nemico con cui prendersela. Significa che non ti devi assumere responsabilità. Accade così che anche nel complottismo più recente, dove persiste l’idea degli ebrei come quelli che vogliono dominare il mondo, soprattutto grazie al loro danaro. Certo, ci sono banchieri ebrei e ci sono grandi ricchezze ebraiche, ma per voi oggi chi ha più soldi, gli ebrei o gli sceicchi?

Perché si generano pregiudizi come questi?

Va detto anzitutto che il pregiudizio certamente non riguarda solo gli ebrei, ma tante categorie di persone. I diversi, gli sconosciuti, sostanzialmente le minoranze.

Però è meglio ancora se si tratta di allogeni, si pensi per esempio alla “zingarofobia” nei confronti dei rom. La Shoah ha posto una sorta di deterrente con gli ebrei, per cui tutti sono molto cauti. Eppure, nonostante tutto, c’è sempre qualcuno che ritira fuori l’argomento antisemita. C’è questa ossessione dell’identità unica, che è una follia.

Cosa alimenta un pregiudizio?

Il pregiudizio è alimentato dalla non conoscenza e dall’ignoranza. Ma non bisogna sottovalutare il fatto che è spesso alimentato anche da demagoghi, uomini che aspirano al potere e che sanno che indicare un nemico rende molto. Il problema in effetti è nella logica della maggioranza. Le maggioranze hanno uno strano vizio: sono convinte che vincere le elezioni significhi aver ragione. Invece no, si conquista l’autorità a governare pro tempore, non ad aver ragione.

Lei ha pregiudizi?

Certo, anche io ho dei pregiudizi, ho un pregiudizio molto radicato nei confronti del potere. Secondo me ogni forma di potere è in qualche modo nefasta. Io sono di formazione marxista, ma sono arrivato a pensare che gli anarchici l’avevano vista molto lunga. Perché la miglior forma di potere ha la rogna. Ma il potere cerca di riprodursi, di sopravvivere come ogni sistema, e lo fa a ogni costo. Il potere per autoperpetuarsi fa di tutto: mente, aizza, fa retorica. Per evitare pregiudizi nei confronti del potere io vorrei che il governo in carica, invece di fare il giuramento del presidente della Repubblica, si rivolgesse al Paese a reti unificate e dicesse: siamo stati eletti per essere al vostro servizio, teneteci d’occhio. Fateci a pezzi perché faremo sicuramente delle porcherie.

 

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