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Italiani bloccati in Brasile, prima gatta del pelare per il secondo Speranza

Dal ministero della Salute non risponde nessuno. A chiamare sono più di 1500 italiani, bloccati in Brasile da un mese
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Dal ministero della Salute non risponde nessuno. A chiamare sono più di 1500 italiani, bloccati in Brasile da un mese. Un’ordinanza ministeriale del 16 gennaio impedisce loro di tornare in Italia per paura che possano portare con sé la variante brasiliana del covid. Attenzione: non si tratta di persone che hanno contratto il coronavirus, né di gruppi vacanza che hanno fatto festini a Rio de Janeiro. Si tratta di persone che erano andate a trovare parenti, a ricongiungersi con la famiglia, a sottoporsi a delle cure.

L’Italia li  ha bloccati lì, l’unico Paese d’Europa ad aver specificato che i “residenti” in Italia non possono tornare a casa, senza prevedere nessun percorso di rientro in sicurezza, con tamponi, quarantene, isolamenti. Gli italiani rimasti lì sono disperati, c’è chi, come Juliana, era andata con i due figli di 5 anni per far seguire delle cure al  bambino autistico e non riesce a tornare dal marito a Torino, c’è chi ha figli disabili che devono tornare a seguire la terapia, ci sono liberi professionisti che hanno perso il lavoro che stavano seguendo. E per nessuno di loro è previsto un volo di ritorno.

L’ordinanza scade il 15 febbraio, tutti adesso sperano di poter tornare, ma c’è l’incubo che il confermato ministro Speranza la proroghi senza prevedere deroghe. I bloccati hanno costituito un comitato di 8 persone, Roberto Panzarani ne è un rappresentante, racconta: «Abbiamo scritto a tutti, anche al Presidente Mattarella. Qui in Brasile riceviamo una solidarietà immensa, ci intervistano tutti i programmi televisivi e anche la nostra ambasciata sta facendo di tutto per aiutarci, ma dall’Italia non arriva mezza parola, è come se tutti i funzionari del ministero della Salute fossero scomparsi. E noi non vogliamo fare come ha fatto qualcuno, che è tornato illegalmente prendendo un costosissimo volo per Parigi e poi rientrando in Italia con la carta d’identità, senza mostrare il timbro brasiliano. Vogliamo una via legale, tamponi, quarantene, tutto quello che serve, ma fateci tornare».

L’ambasciata si è mossa, è vero, ma il ministro degli Esteri, anche lui un riconfermato, sembra impotente: la decisione tocca solo a Speranza, ci conferma una fonte diretta dalla Farnesina. Ed è quello che resta agli italiani bloccati in Brasile. Speranza.

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