Nuovo anno
Aula parlamentare
Pronti, via. Il 2026 parlamentare riparte esattamente da dove si era fermato il 2025, chiuso in extremis con la fiducia sulla manovra alla Camera dei deputati, votata a poche ore dalla scadenza del 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio. Anche l’avvio del nuovo anno si annuncia in salita, con decreti da convertire e voti di fiducia già messi in calendario dal governo.
Al Senato della Repubblica, il 7 gennaio l’ordine del giorno prevede l’esame di due decreti legge: Transizione 5.0 ed ex Ilva. Entrambi i provvedimenti approderanno poi a Montecitorio a metà mese e, per il primo, il calendario d’Aula prevede già il voto di fiducia a partire da mercoledì 14 gennaio.
Sempre alla Camera, il 15 gennaio, è atteso un passaggio politicamente delicato: il ministro della Difesa Guido Crosetto riferirà in Aula sulla proroga degli aiuti militari all’Ucraina. Il giorno precedente, il 14 gennaio, toccherà invece al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi intervenire sul caso Hannoun, tema destinato ad alimentare il confronto tra maggioranza e opposizioni.
Allargando lo sguardo alle settimane successive, i dossier sul tavolo restano numerosi. A Palazzo Madama, dal 10 febbraio, è atteso in Aula il ddl di modifica del Codice penale in materia di violenza sessuale e consenso, già approvato alla Camera con un’intesa bipartisan che, però, al Senato aveva mostrato crepe politiche significative. Prima ancora, nel programma dei lavori figura la Riforma della Rai, nonostante il testo sia da mesi fermo in Commissione e la Vigilanza Rai resti paralizzata per la mancata intesa tra maggioranza e opposizione sul rinnovo dei vertici del servizio pubblico.
Sul fronte dei diritti civili, resta aperta anche la partita del fine vita. Il tema è destinato a entrare nel dibattito parlamentare nel corso del 2026, ma al momento i tempi appaiono incerti e il calendario ancora fluido.
Alla Camera, intanto, l’opposizione ha già segnalato un’assenza pesante nel calendario di gennaio: quella del premierato. Secondo le previsioni politiche emerse in Conferenza dei capigruppo, la maggioranza potrebbe invece concentrare gli sforzi su una riforma della legge elettorale.
A condizionare i lavori parlamentari, nella prima parte del 2026, saranno soprattutto le scadenze elettorali. In primo piano il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, la cui data non è stata ancora fissata dopo il rinvio deciso nell’ultimo Consiglio dei ministri del 2025. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha indicato come orizzonte auspicabile quello di una consultazione entro Pasqua, con l’ipotesi più accreditata che resta il voto nel weekend del 22-23 marzo.
Sempre a Montecitorio restano da colmare due seggi vacanti in Veneto, lasciati liberi dal neo governatore Alberto Stefani e dal nuovo assessore allo Sviluppo Massimo Bitonci. Per quest’ultimo la Camera ha già indetto le elezioni suppletive, come comunicato in Aula dal presidente Lorenzo Fontana il 29 dicembre scorso.
Infine, la primavera porterà alle urne anche numerosi Comuni italiani, tra cui Venezia, Mantova, Lecco, Arezzo, Macerata, Fermo, Chieti, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria e, in Sicilia, Agrigento ed Enna. Un calendario fitto che promette di intrecciarsi strettamente con l’attività parlamentare, rendendo il 2026 un anno politicamente ad alta tensione.