Martedì 24 Febbraio 2026

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Referendum giustizia

Sisto accusa l’Anm: «Difende privilegi». Grosso replica: «In gioco è l’indipendenza»

Intervista al Foglio e confronto tv: per il viceministro la riforma rende il giudice più terzo; per il comitato “Giusto dire No” la modifica costituzionale punta al Csm

24 Febbraio 2026, 09:41

Sisto accusa l’Anm: «Difende privilegi». Grosso replica: «In gioco è l’indipendenza»

Sisto e Grosso

La campagna sul referendum entra sempre più nel terreno dello scontro frontale tra narrazioni opposte: da una parte la promessa di un giudice più terzo e di un Csm “ripulito” dalle correnti, dall’altra l’allarme su una riforma che, secondo i contrari, finirebbe per indebolire l’indipendenza della magistratura. A distanza, in poche ore, parlano il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e il presidente del comitato “Giusto dire No”, Enrico Grosso, con due letture che non potrebbero essere più lontane.

Sisto: «Correnti e privilegi. Gli italiani scelgano»

In un’intervista al Foglio, Sisto sostiene che «c’è una componente politica che aggredisce il governo Meloni qualsiasi cosa faccia», a cui si aggiungerebbe «una magistratura correntizia che difende i propri privilegi e vuole continuare a controllare il Csm». Per il viceministro, gli italiani devono decidere «se vogliono una giustizia migliore o una giustizia controllata dalle correnti», definendo quest’ultima «l’opposto dello stato di diritto».

Alla critica dell’Anm, secondo cui il governo sarebbe “insofferente” allo stato di diritto, Sisto ribalta l’accusa: «Ho l’impressione che sia l’esatto contrario». E indica come cardini della riforma «un giudice terzo e imparziale» previsto dalla Costituzione, «un Csm più trasparente» e «una giustizia disciplinare per i magistrati autonoma e indipendente», presentandoli come affermazione dello stato di diritto.

Sisto lega direttamente la riforma alla riduzione degli errori: «La riforma riduce gli errori giudiziari perché rende il giudice libero da qualsivoglia contaminazione con il pubblico ministero». E dettaglia la separazione: il giudice, sostiene, «non nascerà nella stessa “culla” del pm, non farà lo stesso concorso, non si formerà insieme a lui, non si scambierà più i giudizi di professionalità». Con la separazione delle carriere, aggiunge, si avrebbe un giudice che mette «sullo stesso piano le prove dell’accusa con le prove della difesa», richiamando l’articolo 111 della Costituzione e la parità fra le parti.

Grosso: «Il vero quesito è l’indipendenza, non la separazione delle carriere»

Su La7, a “Otto e mezzo”, Enrico Grosso sposta il fuoco su un altro punto: «La posta in palio è l’effettività del principio di indipendenza della magistratura». Per Grosso, il Paese «inizia a sapere qualcosa di più sul referendum» grazie allo spazio dedicato al tema, ma la questione centrale non sarebbe l’efficienza o la terzietà in astratto: è se le regole rendono davvero effettivo quel principio.

Grosso insiste sul ruolo del Csm: per prendere decisioni davvero indipendenti, sostiene, i magistrati devono sentirsi liberi e «hanno bisogno di sapere che nel Csm non ci sono soggetti qualunque, ma persone che loro hanno mandato, di cui si fidano e che hanno responsabilità».

Il presidente del comitato “Giusto dire No” contesta anche il legame tra riforma e separazione delle carriere: «La separazione delle carriere non c’entra niente con questa riforma». A suo dire, se si voleva separarle più di quanto già fatto, «bastava farlo tranquillamente con legge ordinaria». E conclude con l’argomento più duro: «Se si cambia la Costituzione è perché si vuole mettere in discussione l’indipendenza della magistratura».

Nel suo ragionamento, Grosso richiama dichiarazioni attribuite al ministro Nordio sul fatto che la riforma servirebbe alla politica per «avere di nuovo le mani libere» e cita anche affermazioni della presidente del Consiglio secondo cui si aspetterebbe che la magistratura collabori con l’indirizzo politico del governo, giudicandole «gravissime». «La magistratura è uno dei contropoteri», conclude.