Il commento
Il referendum confermativo sulla giustizia non prevede quorum e si fonda solo sul numero dei voti espressi. Questo significa che ogni voto pesa in modo diretto e aritmeticamente determinante sul risultato finale. In questo quadro, il voto degli italiani all’estero assume una rilevanza potenzialmente decisiva. Gli iscritti all’AIRE hanno superato i 6,2 milioni. Nelle ultime elezioni politiche hanno votato dall’estero circa 1,4 milioni di elettori.
Nessuno intende negare il diritto di voto agli italiani all’estero, ma interrogarsi sulle sue incerte e inadeguate modalità di esercizio. La legge 459/2001 prevede il voto per corrispondenza: il plico viene inviato al domicilio e la scheda votata viene restituita per posta. L’espressione del voto avviene quindi al di fuori di un presidio pubblico di identificazione personale e di garanzia della segretezza.
L’art. 48 della Cost. richiede che il voto sia personale, libero e segreto. In Italia ciò è garantito dalla presenza fisica al seggio, dall’identificazione dell’elettore e dalla cabina elettorale. Nel voto postale estero, invece, manca una verifica contestuale dell’identità nel momento stesso dell’espressione del voto e manca un controllo pubblico immediato sull’atto. Proprio per questo, in passato non sono mancate indagini e veementi contestazioni relative a dispersione di plichi, raccolte anomale di schede e varie irregolarità locali. Episodi ripetuti, idonei a dimostrare che il sistema ha margini di vulnerabilità strutturale. In un referendum confermativo, dove ogni voto è aritmeticamente decisivo, la solidità delle procedure diventa cruciale.
Negli altri Paesi europei il voto per corrispondenza è stato oggetto di revisioni proprio per problemi di affidabilità. In Francia, il voto all’estero avviene prevalentemente in presenza presso consolati o altre sedi deputate; in Germania è previsto il voto per corrispondenza, ma con sistemi di registrazione e controlli più rigorosi e con un corpo elettorale estero numericamente più contenuto; in Spagna il sistema è stato modificato introducendo la presenza fisica per ridurre le criticità e garantire maggiore tracciabilità.
L’Italia mantiene invece un modello integralmente postale per milioni di elettori: senza cabina elettorale, senza identificazione contestuale e con ampi margini di intermediazione. Non si tratta di insinuare brogli, ma di prendere atto di un rischio sistemico che, in un contesto privo di quorum, assume un peso politico evidente. Sei milioni di voti potenziali possono diventare l’ago della bilancia.
Se l’esito fosse deciso da uno scarto minimo, la tenuta politica del risultato dipenderebbe anche dalla percezione di affidabilità del voto estero. E la tenuta del risultato di un referendum non sta solo nel numero dei voti espressi, ma nella certezza condivisa che ciascuno di essi sia stato espresso in modo pienamente conforme alla legge.