Centrodestra
Giorgia Meloni
Meloni alle Camere il 9 aprile: è su questa data che il governo prova a ricompattarsi dopo il contraccolpo politico del referendum sulla giustizia. La presidente del Consiglio riferirà infatti la prossima settimana in Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato, con un’informativa destinata a segnare il ritorno diretto della premier davanti alle Assemblee dopo il ko sul voto e dopo i giorni segnati dalle dimissioni di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi.
L’obiettivo politico appare chiaro: rimetterci la faccia, chiudere la fase più turbolenta e rilanciare l’azione dell’esecutivo nella parte finale della legislatura. Il passaggio del 9 aprile viene descritto come il momento in cui Giorgia Meloni intende mettere agli atti la volontà di andare avanti, archiviando tanto le ipotesi di elezioni anticipate quanto il dibattito su un governo indebolito dall’esito referendario.
La scelta della premier è quella di tornare nelle Aule parlamentari con una comunicazione politica ampia, centrata sull’attività del governo e sui dossier più urgenti. Secondo quanto emerge dal testo, Meloni sarà giovedì 9 aprile prima a Montecitorio e poi a Palazzo Madama per un’informativa con cui proverà a rimettere ordine dopo il terremoto politico seguito al referendum.
L’idea è quella di presentarsi davanti alle Camere non soltanto per rispondere alle opposizioni, ma per rilanciare l’agenda dell’esecutivo. Il passaggio parlamentare servirà quindi anche a ribadire che il governo intende proseguire senza arretrare, malgrado il colpo incassato sulla riforma della giustizia.
Prima dell’appuntamento parlamentare, la presidente del Consiglio dovrebbe presiedere una nuova riunione del Consiglio dei ministri, forse già venerdì oppure subito dopo Pasqua. Tra i temi più urgenti c’è il caro carburanti, legato alla guerra in Iran e ai riflessi sull’andamento dei prezzi.
Ieri Meloni ha incontrato a Palazzo Chigi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti proprio per fare il punto sulla situazione. Il governo segue con attenzione l’evoluzione dei listini e l’eventuale presenza di criticità o speculazioni. Sul tavolo c’è la possibilità di prorogare il taglio delle accise introdotto con il decreto del 18 marzo, misura in scadenza martedì 7 aprile.
Questo dossier potrebbe diventare uno dei punti centrali anche dell’intervento parlamentare della premier, perché tocca un tema ad alto impatto sociale e politico, direttamente percepito dall’opinione pubblica.
Un altro fronte aperto riguarda il ministero del Turismo, dopo che Meloni ha assunto l’interim in seguito al passo indietro di Daniela Santanchè. È uno dei nodi più osservati in queste ore, anche perché resta da capire se la presidente del Consiglio si presenterà alle Camere già con il nome del nuovo ministro.
Secondo il testo, un esponente di governo esclude che la scelta finale possa cadere su un tecnico. Tra i nomi circolati nei giorni scorsi figurava anche quello della presidente dell’Enit Alessandra Priante, ma sul tavolo resterebbe soprattutto una soluzione politica interna. In questa direzione porta il nome del deputato di Fratelli d’Italia Gianluca Caramanna, consigliere politico dell’ex ministra e quindi già pienamente inserito nei dossier del dicastero.
La decisione sul Turismo ha un peso non secondario, perché può contribuire a dare il segnale di un governo che non si limita a resistere dopo la crisi, ma prova subito a ricomporre i propri assetti.
A spiegare il senso dell’informativa è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, secondo cui si tratta di «un’opportunità offerta dalle richieste del Parlamento che la presidente del Consiglio coglie al volo per riferire sull'attività di governo», attività che «non si è mai interrotta» e che sarebbe proseguita «con lo stesso impegno e determinazione di prima e di sempre».
Ciriani sottolinea che l’intenzione della premier è quella di illustrare la road map dei prossimi mesi. «Sarà un’occasione per raccontare e illustrare cosa sta facendo il governo sui dossier più importanti che interessano l’opinione pubblica e che secondo noi non sono le fantasie sul voto anticipato, sui rimpasti o altre questioni che credo interessino poco e comunque sono già alle nostre spalle», ha detto.
Il ministro insiste anche sul valore istituzionale della scelta. «Credo che anche la velocità con cui Meloni ha risposto alle sollecitazioni di maggioranza e opposizione dimostra ancora una volta che non c'è nessuna sottovalutazione dell’importanza del Parlamento e che la premier non sfugge dal Parlamento. Non lo ha mai fatto e come sempre racconterà la sua opinione e racconterà l’attività del governo con la stessa forza, coerenza e coraggio con cui lo ha sempre fatto».
L’opposizione, però, legge in modo molto diverso la decisione di Meloni di presentarsi con un’informativa anziché con comunicazioni formali. Il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, sostiene infatti che la premier abbia scelto unilateralmente questa formula, mentre il Parlamento si attendeva un altro schema.
«Meloni ha deciso unilateralmente di riferire con un’informativa, noi abbiamo sempre dato per scontato che fossero comunicazioni», afferma Boccia. Da qui l’accusa politica più netta: «Denunciamo una fuga dal voto perché scegliendo l’informativa anziché le comunicazioni è evidente che la presidente del Consiglio non vuole contarsi, non vuole che il Parlamento voti».