Via Arenula
Le dimissioni di Nordio restano fuori dal perimetro politico indicato dal ministro della Giustizia, che nel giorno successivo all’uscita di scena del sottosegretario Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi ha scelto di chiudere subito il fronte aperto dalle opposizioni. Al question time alla Camera, Carlo Nordio ha escluso qualsiasi collegamento tra l’esito del referendum e la propria permanenza al ministero, rivendicando la fiducia del governo e della presidente del Consiglio.
È il day after di uno scossone pesante per Via Arenula, dove le due dimissioni hanno aperto contemporaneamente il tema della tenuta politica e quello della continuità amministrativa. Nordio, però, ha voluto lanciare un messaggio netto: il ministero va avanti, le sostituzioni arriveranno presto e l’obiettivo resta l’attuazione del programma dell’esecutivo.
Davanti alle richieste delle opposizioni, il Guardasigilli ha risposto in modo diretto: «Non è previsto in nessun ordinamento che il ministro si dimetta a seguito dell’esito negativo del referendum, tanto più che la fiducia è già stata confermata dal governo e dalla presidente del consiglio».
Con questa frase Nordio ha sgombrato il campo da ogni ipotesi di passo indietro personale, provando a separare il risultato referendario dalla responsabilità politica del ministro. Una linea che punta a circoscrivere la crisi dentro il perimetro delle dimissioni già maturate, evitando che il terremoto interno si trasformi in una questione ancora più ampia sulla guida del dicastero.
Nel suo intervento, Nordio ha dedicato un passaggio esplicito a Giusi Bartolozzi, ringraziandola per il passo indietro. «Bartolozzi ha dato ieri le dimissioni e ha sempre, secondo il mio giudizio, incessantemente svolto le sue funzioni con dignità ed onore e il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità e confido che cessino definitivamente le strumentali polemiche che hanno investito la sua persona e tutto il ministero».
Il ministro ha quindi scelto una difesa piena dell’ormai ex capo di gabinetto, leggendo le sue dimissioni come un atto di responsabilità e provando a mettere un punto sulle polemiche che hanno coinvolto sia la dirigente sia l’intero ministero. Una presa di posizione che serve anche a proteggere l’immagine di Via Arenula in una fase particolarmente delicata.
Nordio ha annunciato che la sostituzione arriverà presto. «Provvederemo quanto prima alla sua sostituzione, tenendo conto che l’obiettivo è l’efficienza del ministero e l’attuazione del programma governativo», ha detto.
In attesa della nomina del nuovo capo di gabinetto, le funzioni saranno esercitate da Vittorio Corasaniti, già vicecapo di gabinetto vicario, affiancato da Anna Chiara Fasano, già vicecapo di gabinetto. È una soluzione ponte che punta a garantire continuità nella gestione del dicastero in una fase di passaggio.
Tra i nomi che circolano per la successione c’è quello di Antonio Mura, attualmente capo dell’Ufficio legislativo. Intanto, un segnale importante arriva dal fatto che le posizioni di Corasaniti e Fasano siano state di fatto rafforzate dalle richieste presentate oggi dal ministro al Csm per la conferma del fuori ruolo di entrambi, richieste approvate all’unanimità dal plenum. Un passaggio che mostra la volontà di blindare l’assetto tecnico destinato a reggere il ministero nel frattempo.
Resta però aperto anche il nodo politico e operativo lasciato dalle dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro. La casella vacante apre interrogativi non secondari, soprattutto per il peso delle deleghe coinvolte. Da chiarire, infatti, se il governo sceglierà di procedere con una nuova nomina oppure se tenterà una redistribuzione interna delle competenze.
Il punto più delicato riguarda la delega al Dap, considerata troppo pesante per essere semplicemente redistribuita senza un nuovo assetto politico. Proprio per questo, dentro il ministero e nella maggioranza si ragiona già su possibili soluzioni. Tra i nomi indicati per un’eventuale successione compare quello della deputata di Fratelli d’Italia Sara Kelany.