Guai giudiziari
Daniela Santanchè
Daniela Santanchè esce dal governo, ma il suo nome resta al centro di una serie di procedimenti giudiziari destinati a pesare ancora a lungo sul piano politico e processuale. Le dimissioni rassegnate dopo la richiesta pubblica della premier Giorgia Meloni chiudono una fase istituzionale, ma non spengono i tre grandi fronti aperti che coinvolgono l’ormai ex ministra del Turismo: il processo per falso in bilancio legato alla galassia Visibilia, l’udienza preliminare per truffa aggravata ai danni dell’Inps e i fascicoli per bancarotta che ruotano attorno al gruppo Bioera-Ki Group.
Il quadro giudiziario è ampio e tocca vicende societarie diverse, ma tutte accomunate da un forte impatto pubblico. Da un lato ci sono le contestazioni sui conti delle società editoriali, dall’altro le accuse relative alla cassa integrazione Covid e, infine, le indagini sui fallimenti nel settore bio-food. Una traiettoria che continua a seguire Santanchè anche dopo l’uscita dall’esecutivo.
Il procedimento più avanzato è quello in corso davanti al Tribunale di Milano sui presunti conti truccati delle società della galassia Visibilia tra il 2016 e il 2022. Santanchè è imputata insieme ad altri quindici tra manager e sindaci delle aziende coinvolte, in particolare Visibilia Editore spa, Visibilia Editrice srl e Visibilia srl.
La prossima udienza è fissata per il 14 aprile e sarà dedicata al controesame di Nicola Pecchiari, commercialista e docente della Bocconi, consulente tecnico dei pubblici ministeri Luigi Luzi e Marina Gravina, con l’aggiunto Roberto Pellicano. Il fascicolo nasce da un’azione civile avviata dai piccoli soci di Editore spa, costituiti parte civile nel processo e intenzionati a chiedere il risarcimento dei danni dopo il crollo del valore delle loro quote azionarie.
È questo il filone che, salvo sviluppi, dovrebbe arrivare a sentenza entro la fine della legislatura. Sul piano processuale rappresenta il fronte più definito, perché ha già superato la fase delle indagini e si muove ormai nel cuore del dibattimento.
Se il processo Visibilia è il più avanzato, il procedimento che più ha inciso sul piano mediatico e politico è quello per truffa aggravata ai danni dello Stato. In questo caso Santanchè, insieme al compagno Dimitri Kunz e al manager Paolo Concordia, è accusata in relazione ai 126.468,60 euro versati dall’Inps fra il 2020 e il 2022 a tredici lavoratori di Visibilia Editore spa e Visibilia Concessionaria srl per 20.117 ore di cassa integrazione Covid.
Secondo l’impostazione accusatoria, quei dipendenti avrebbero però «continuato a svolgere le proprie mansioni secondo i contratti in corso» e in «smart working», nonostante il ricorso agli ammortizzatori sociali. L’udienza preliminare va avanti da oltre un anno, ma è ferma da settembre 2025 in attesa che la Corte Costituzionale chiarisca un nodo che ha assunto un peso centrale nel rapporto fra politica e magistratura.
La questione riguarda i limiti dei poteri della Procura di Milano nell’acquisizione di audio, chat e mail che non sono stati intercettati direttamente dagli inquirenti, ma registrati e poi consegnati da ex dipendenti delle società Visibilia. In quelle comunicazioni Santanchè compare direttamente o come mittente e destinataria, anche in copia.
Il conflitto di attribuzioni è stato sollevato dal Senato nei confronti della Procura e al centro della decisione della Consulta c’è un tema giuridico ormai delicatissimo: quelle prove possono essere considerate semplici «documenti», dunque utilizzabili in un processo che riguarda un parlamentare, oppure devono essere qualificate come «corrispondenza», assimilabile a «intercettazioni» e quindi inutilizzabili senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza, secondo il perimetro di tutela dell’articolo 68 della Costituzione.
Nel caso dell’ex ministra, il riferimento è in particolare alle «conversazioni ambientali registrate» tra il 2019 e il 2022 da Eugenio Moschini, ex dipendente della rivista Pc Professional, consegnate alla guardia di finanza quando fu sentito come testimone l’8 novembre 2023. A queste si aggiungono mail e chat WhatsApp e Telegram, acquisite sia attraverso la testimonianza dell’ex lavoratrice del gruppo Federica Bottiglione, sia tramite la trasmissione di materiale da parte della Consob ai militari delle fiamme gialle.
Resta un elemento rilevante: i pubblici ministeri hanno chiesto di mandare Santanchè a processo anche prescindendo da quelle registrazioni e da quelle mail. Il punto, quindi, non è soltanto il valore di quei materiali, ma la tenuta complessiva dell’impianto accusatorio anche senza di essi.
Il terzo fronte riguarda le vicende fallimentari del gruppo del bio-food Bioera-Ki Group. Santanchè è indagata per bancarotta in relazione al crac di Bioera e a quello di Ki Group srl, società per la quale è stato accertato un «passivo esposto in ambito concordatario» pari a 8.625.912,96 euro.
In questo fascicolo risultano indagati anche l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro, Michele Mazzaro, Antonino Schemoz, Stefano Crespi e Filippo Rolando. Sul piano investigativo, però, il lavoro non è ancora chiuso. I magistrati aspettano infatti la documentazione del liquidatore relativa a Ki Group Holding, l’ultima azienda del gruppo dichiarata fallita per lo «stato di insolvenza» e gravata da oltre 1,4 milioni di debiti.
Quella relazione dovrebbe essere depositata dal curatore fallimentare entro uno o due mesi. A quel punto la Procura potrebbe riunire i diversi fallimenti in un unico maxi fascicolo, per arrivare alla chiusura delle indagini e valutare l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.