Legge elettorale
SENATO, VOTO FINALE SULLA LEGGE ELETTORALE ROSATELLUM
L’esito, oggi, è una scommessa. E non lo dicono i partiti, ma un’analisi dell’Istituto Cattaneo sulla proposta di legge elettorale depositata dal centrodestra. La tesi di fondo è netta: «qualsiasi previsione o stima su quale delle due coalizioni potrà beneficiare del premio è altamente aleatoria», perché «è pressoché impossibile prevedere la coalizione che potrebbe essere destinataria del premio» alle politiche. La distanza tra i due schieramenti, si legge, è risicata e «significativamente al di sotto del margine di errore effettivo delle stime», con un’incertezza ampliata anche dalle variabili sulla composizione finale delle coalizioni.
Secondo il Cattaneo, il progetto «si muove nel solco dei sistemi elettorali misti adottati in Italia dal 1993», con un obiettivo doppio: rendere possibile «un certo pluralismo partitico» e al tempo stesso incentivare «la dinamica bipolare», favorendo l’aggregazione politica che raccoglie più consensi. Una dinamica che, per l’istituto, «si è ormai consolidata», anche dopo la fase in cui il M5S puntava a collocarsi fuori dalle due coalizioni principali.
Nel mirino finisce anche un tratto tutto italiano: la frequenza delle riforme. L’analisi sostiene che, «al contrario di quanto viene detto nella relazione di accompagnamento», le continue modifiche non sono «normali e fisiologiche»: «non esiste alcun altro paese democratico al mondo» dove il sistema elettorale sia stato cambiato così spesso dal 1993. Per questo l’istituto giudica «altamente auspicabile» che, se approvato, il progetto goda di un consenso largo, così da durare.
Il testo, ricostruisce il Cattaneo, assegna una parte preponderante dei seggi con formula proporzionale, ma prevede che «a certe condizioni» il restante 17,5% dei seggi venga attribuito in blocco alla coalizione (o al partito) che arriva prima se supera il 40% dei consensi. La stessa quota può andare in palio al ballottaggio, nel caso in cui nessuno raggiunga il 40% e le due coalizioni più votate siano entrambe almeno al 35%.
Il sistema è «potenzialmente misto» perché il premio può anche non essere assegnato. Tuttavia, osserva l’analisi, le circostanze che porterebbero a un proporzionale “pieno” si sono verificate «dal 1994 ad oggi, solo nel 2018». Il progetto prevede inoltre un tetto: la coalizione vincente non potrebbe superare 230 seggi alla Camera e 114 al Senato, ma con una precisazione: da quel limite sono esclusi i seggi di Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e circoscrizione Estero.
È qui che il Cattaneo alza il livello dell’allerta politica-istituzionale. Nell’analisi si evidenzia che «una coalizione che vince con il 47% dei voti può ottenere circa il 59% dei seggi». Tradotto: «con il sostegno di una maggioranza relativa dell’elettorato» potrebbe trovarsi «facilmente in condizione» non solo di assumere decisioni di rango costituzionale, ma anche di «eleggere il Presidente della Repubblica senza bisogno di cercare convergenze nel fronte opposto».
L’istituto lega l’incertezza a due fattori: le intenzioni di voto aggregate per macroaree e l’evoluzione degli assetti politici. Nell’analisi si ricorda che, in una fase recente, le intenzioni di voto del centrosinistra “largo” risultavano superiori al centrodestra quando le componenti si presentavano «divise o tendenzialmente divise», perché così intercettavano «una quota di elettori complessivamente più ampia». La distanza, però, si sarebbe ridotta «a partire dal momento in cui i partiti del CS allargato» hanno iniziato a «stipulare più stabilmente accordi» e a presentare candidati comuni alle amministrative e alle regionali. Da qui la conclusione: oggi, per il Cattaneo, è quasi impossibile indicare chi, in una competizione nazionale, sarebbe realmente in grado di superare la soglia e incassare il premio.