Centrodestra agitato
Tajani e Salvini
I diritti civili, il sostegno all’Ucraina, le opinioni su Donald Trump, le politiche migratorie e di sicurezza. La tensione in atto da giorni tra Lega e Forza Italia sulla campagna per il referendum sulla separazione delle carriere è solo l’ultimo capitolo di una saga che vede i due partiti alleati di governo viaggiare su due binari paralleli. Che vanno sì nella stessa direzione, in primis quella del Sì il prossimo 22 e 23 marzo, ma che non si incontrano mai. Due rette parallele.
«È un referendum che riguarda una riforma costituzionale, non un referendum “governo sì o no”, il problema è che dall’altra parte i sostenitori del No sono particolarmente agguerriti e hanno cominciato a parlare, invece che del merito della riforma, di tutto tranne che di referendum: a questo punto, giustamente, anche il centrodestra deve essere più determinato spiegando agli elettori che non c’è il quorum» e quindi «tutti devono andare a votare, tutto il popolo di centrodestra deve andare a votare, perché bisogna raggiungere l’obiettivo».
Ha risposto così il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, alle critiche arrivate negli scorsi giorni dalle parti di Fi, in particolare da alcuni esponenti azzurri che hanno contestato il presunto scarso impegno del Carroccio nella campagna. Una campagna che di certo Forza Italia sente più “sua” rispetto ad altre battaglie, tant’è che ad inizio legislatura i tre principali partiti di maggioranza si erano divisi le riforme: a FdI il premierato, alla Lega l’Autonomia, a Forza Italia la separazione delle carriere. Ed è stato solo un caso, politico e giurisdizionale viste le sentenze che hanno azzoppato l’Autonomia, a cambiare le gerarchie fino all’approvazione definitiva in Parlamento del ddl Nordio, il “sogno” di una vita di Silvio Berlusconi.
Da qui i manifesti nelle principali stazioni, come quelli a Termini ben visibili da chiunque la attraversi, o quelli nel retro degli autobus, che invitano a votare Sì per una riforma «giusta». E il “richiamo” alla Lega a un maggiore impegno, pur essendo presenti anche manifesti della Lega a sostegno del Sì. Ma sono i ritornelli utilizzati dal Carroccio a far storcere il naso a più di un esponente azzurro, visto che in primis il leader della Lega Matteo Salvini lega il Sì al referendum alla questione sicurezza. Che è anche quello che fa FdI, ma è chiaro che Forza Italia, se deve condurre una battaglia interna alla coalizione, non può condurla contro il partito di maggioranza e che peraltro esprime il ministro della Giustizia autore del testo, ma contro il partito “concorrente”, anche se ormai il sorpasso di Fi sul partito di via Bellerio è acclarato da mesi.
E anche per questo Forza Italia punta alla vittoria, così da rafforzare l’anima moderata della coalizione visto anche il posizionamento sempre più a destra di Vannacci, c’è da dire per ora non seguito dalla Lega. Che anzi non esclude l’ostracismo nei confronti del Generale in una futura coalizione. «Quando ci si presenta come coalizione bisogna avere soprattutto un progetto e delle idee credibili, pur nelle sensibilità diverse che ci possono essere - ha detto Romeo - Quello che potrebbe succedere nel centrodestra è sicuramente una valutazione che la Lega dovrà fare, su questo non ci sono dubbi».
Un passaggio sul quale Forza Italia si ritrova, come del resto ieri i due partiti si sono ritrovati sulla solidarietà a Giulia Bongiorno, davanti al cui ufficio le attiviste di Nonunadimeno, in polemica con il ddl sul consenso, hanno scaricato un carico di letame.
«Quanto avvenuto davanti al suo ufficio rappresenta un gesto vile e ignobile, un’azione offensiva che nulla ha a che vedere con il confronto democratico e civile», ha detto il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri.