Centrosinistra
Conte e Schlein
Come si tengono insieme l’invito all’unità istituzionale e a una risoluzione comune sulla sicurezza rivolto dalla premier all’opposizione, e in particolare con tanto di nome e cognome a Elly Schlein, con la durissima requisitoria del ministro Piantedosi alla Camera? Non è difficile ricomporre l’apparente contraddizione. Si spiega facilmente con l’obiettivo del governo di massimizzare il danno per l’opposizione tutta e in particolare per il Pd.
Nella sua informativa il ministro dell’Interno ha distribuito manganellate a volontà. L’obiettivo non erano tanto “i violenti”, che nessuno in Parlamento difende e nessuno o quasi neppure osa ridimensionare di fronte all’iperbolica accusa di terrorismo. L’obiettivo era l’intera manifestazione, non solo la sua riottosa coda. L’intero corteo, sostiene, ha coperto i duri che si preparavano allo scontro «anche aprendo gli ombrelli per nasconderli». L’obiettivo era l’opposizione tutta colpevole a volte di «sfilare con i violenti» regalandogli così «una prospettiva di impunità», altre volte di disquisire sociologicamente invece di chiamare i delinquenti con il loro nome, oppure di protestare contro lo sgombro di Askatasuna, operazione di ripristino della legalità.
Su questa base come era possibile ipotizzare una posizione comune? Non lo era e infatti nella maggioranza nessuno la ipotizzava. La proposta era stata partorita dal vertice fallito di lunedì mattina sulla sicurezza in parte proprio per nascondere quel fallimento e non uscire dal summit a mani vuote.
In parte mirava a dividere l’opposizione e qualche crepa infatti l’ideuzza è riuscita a provocare perché, se al Nazareno hanno subodorato subito la trappola, Conte invece aveva aperto uno spiraglio soprattutto perché si sa che il M5S quando ci sono di mezzo ordine, polizia e legalitarismo non vuole essere secondo a nessuno.
Nel mirino c’era soprattutto Avs, il solo partito un cui esponente fosse presente al corteo di Torino ma in generale quello più vicino ai centri sociali. Il tiro al bersaglio su Avs però mirava a coinvolgere indirettamente l’intera sinistra. L’obiettivo principale era infatti mettere in difficoltà Elly Schlein, sfruttando l’occasione da lei stessa incautamente offerta con la telefonata di domenica alla premier.
In quel colloquio la segretaria del Pd aveva chiesto una posizione unitaria. Subito servita: la premier la ha offerta, ma senza offrire nulla in cambio. Così l’adesione alla proposta comune sarebbe suonata come ammissione delle responsabilità addossate dal governo alla sinistra, il diniego come rifiuto di una posizione comune e quindi quasi una conferma implicita di quelle accuse.
Quanto la mela avvelenata di Giorgia avesse messo in difficoltà la segretaria del Pd lo si era capito subito, dal silenzio imbarazzatissimo del Nazareno.
Ieri, poi, il Pd esultava perché, trattandosi di un’informativa e non di comunicazioni del governo, cioè di una formula che non prevede risoluzioni e voti, il dilemma pareva essere risolto alla radice.
Non è detto che sia così. Al Senato la formula potrebbe cambiare, anzi in partenza era previsto proprio che si trattasse di comunicazioni. Ma in ogni caso si tratterebbe di una soluzione posticcia. Proprio i fatti di Torino e l’immenso imbarazzo che hanno provocato soprattutto nel Pd dimostra di fronte a un tema chiave come l’ordine pubblico e la sicurezza il primo partito dell’opposizione balbetta e il Campo largo fatica a nascondere se non proprio lacerazioni almeno accenti significativamente diversi.
Pesa la paura di inimicarsi l’opinione pubblica securitaria, ma si sa che la paura è sempre la peggior consigliera. Pesa la resistenza ad addentrarsi in un terreno che potrebbe far emergere divisioni su un tema che la maggioranza degli elettori avverte come molto più immediato e coinvolgente della politica estera.
Ma dovrebbe pesare di più il rendersi conto che una coalizione incapace di mettere a punto un proprio autonomo orizzonte su temi come la politica estera e la sicurezza ha ben poche possibilità di proporsi come guida del Paese in modo convincente. Al dl Sicurezza che il governo varerà - forse - domani - il cui contenuto è ancora ignoto perché restano irrisolte sia le divisioni nella maggioranza che le obiezioni del Quirinale, il Campo largo, oltre alle condanne e agli anatemi, dovrebbe poter contrapporre una propria visione comune alternativa. Oggi non è in grado di farlo.