Mercoledì 04 Febbraio 2026

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Sicurezza senza "unità". Piantedosi in Aula dopo in fatti di Torino

Domani le comunicazioni del ministro dell'Interno, poi il voto al Senato. Le opposizioni cercano una convergenza

03 Febbraio 2026, 19:02

19:03

Sicurezza senza "unità". Piantedosi in Aula dopo in fatti di Torino

L'attacco diretto di Fratelli d'Italia alla magistratura, le dure critiche di Pd, M5S e Avs al governo, la resa dei conti interna alla Lega che mette in secondo piano i fatti di Torino e la questione sicurezza. Insomma, alla Camera si è visto di tutto tranne il clima di unità che si auspicava alla vigilia, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che si era augurata un voto unanime alla risoluzione di maggioranza di condanna all'aggressione alle forze dell'ordine durante il corteo in sostegno del centro sociale Askatasuna, sgomberato qualche settimana fa.

E invece si è tornati al punto di partenza, le comunicazioni di Piantedosi con relativo voto sulla risoluzione di maggioranza è stato rinviato a domani e alla Camera l'informativa del ministro dell'Interno è stata seguita da interventi ben lungi dalla concordia da parte di esponenti sia di maggioranza che di opposizione. Piantedosi ha cominciato il suo intervento esprimendo solidarietà, seguita dalla standing ovation di tutta l'Aula, agli agenti feriti sabato, spiegando poi che la manifestazione «era stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una "assemblea nazionale" presso l'Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone». In quella circostanza, ha aggiunto, «è stato sottolineato - cito testualmente - che il corteo avrebbe costituito "una resa dei conti con lo Stato democratico", in quanto "lo sgombero di Askatasuna alza l'asticella dello scontro"».


L'informativa è stata accompagnata da diversi momenti di applausi in piedi da parte della maggioranza, come quando il titolare del Viminale ha detto che «chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità». Il riferimento è in particolare al deputato Marco Grimaldi di Avs, che ha sfilato assieme ai manifestanti e ha rispedito le accuse al mittente. Piantedosi ha poi accennato al decreto che dovrebbe arrivare dopodomani in Consiglio dei ministri e ancora allo studio degli uffici di palazzo Chigi, in costante contatto con il Quirinale. La volontà della maggioranza è quella di inserire nel testo una cauzione che gli organizzatori delle manifestazioni dovrebbero fornire in vista di possibili danni, un fermo preventivo contestato da Forza Italia ma che il ministro dell'Interno ha difeso spiegando che «esiste in altri paesi europei», e uno sorta di scudo penale perle forze dell'ordine.

«Stiamo pensando a norme in grado di salvaguardare non solo gli agenti vittime di aggressioni, ma anche tutti i cittadini, senza per questo creare scudi di tipo immunitario - ha spiegato Piantedosi . Uno Stato che non si predisponesse a proteggere la sicurezza dei suoi cittadini e che non si facesse carico di tutelare adeguatamente le forze di polizia preposte a garantirla, verrebbe meno alla sua funzione più importante». Durante il dibattito in Aula poi è stata Augusta Montaruli, esponente di FdI, a tirare in ballo la magistratura provocando i mugugni delle opposizioni. «Oggi il punto è un altro, rompere con chi rompe - ha detto Montaruli - E devo dire che avendo fatto il Governo tutto quello che poteva fare, ora la credibilità deve recuperarla, però, la magistratura». Incolpata, quest'ultima, per le indagini sugli agenti che sparano per legittima difesa.

Nemmeno il tempo di terminare l'intervento che dai banchi del Pd il deputato Matteo Mauri accusa Piantedosi e il governo di «fare propaganda» sulla pelle degli agenti colpiti, strumentalizzando quanto accaduto. E quando tutti si aspetterebbero una risposta per le rime da parte del leghista Riccardo Molinari, ecco che il capogruppo del Carroccio spiazza tutti difendendo sì gli agenti e attaccando l'opposizione, ma colpendo soprattutto nel segno per le parole finali del suo intervento. «È necessario che anche dalla parte nostra ci sia il coraggio di tagliare ogni tipo di rapporto con chi, con parole, azioni, simbologie, si riconnette a ideologie violente e sconfitte dalla storia del passato», ha detto Molinari con un riferimento nemmeno troppo indiretto al generale Vannacci, che pochi minuti dopo avrebbe formalizzato il suo addio al partito di Matteo Salvini.

È poi la volta della M5S Chiara Appendino, che invita Piantedosi a non generalizzare sul presunto intento criminoso dei manifestanti, seguita da Pagano di Fi, Rosato di Azione, Bonelli di Avs, Carfagna di Noi moderati, Boschi di Iv, Manes del Misto e Magi di Più Europa. Ma il focus è ormai spostato al Senato, dove il presidente La Russa tenta la mediazione con i capigruppo per convergere sulle modalità delle comunicazioni di Piantedosi, senza riuscirci. «Ho cercato di rendere il documento assolutamente condivisibile, fondato su principi generali», dice La Russa, ma niente da fare.

La maggioranza vuole le comunicazioni con conseguente voto, le minoranze la semplice informativa. Vince la prima, a maggioranza, e il pentastellato Patuanelli auspica che anche le opposizioni presentino un testo condiviso. «Ci stiamo lavorando», si dice da quelle parti. Oggi, dunque, il secondo round a palazzo Madama.