Dibattito interno
Occhiuto e Tajani
La scelta di non candidarsi al congresso di Forza Italia non è una resa, ma una mossa politica ponderata. Roberto Occhiuto chiarisce la sua posizione con parole nette: «Non voglio dividere il movimento, ma vorrei che fosse più dinamico». Un messaggio che, più che a una persona, guarda alla traiettoria del partito.
Il governatore calabrese spiega che il nodo non è la leadership di Antonio Tajani, che «può essere segretario a vita», quanto la necessità di far crescere Forza Italia come «un partito autenticamente liberale e riformista, capace di attualizzare la lezione di Silvio Berlusconi». In questa prospettiva si colloca anche il rapporto con la famiglia del Cavaliere: «Marina Berlusconi non vede solo me ma molti dirigenti del partito e credo che a tutti chieda di rilanciarlo senza dividerlo». L’attenzione dei figli di Berlusconi, sottolinea Occhiuto, «è preziosa» perché capace di accendere interesse anche nel silenzio.
Guardando all’iniziativa in programma a Milano, il presidente calabrese la descrive come un momento di confronto: «Sarà simile a quella organizzata a dicembre per animare una discussione con chi vorrebbe un Paese più liberale». Non un’operazione contro Tajani, dunque, ma un tentativo di colmare un vuoto nel centrodestra. «Manca un’offerta politica davvero liberale e riformista», osserva, spiegando di aver chiesto di discutere di sanità, immigrazione, taxi e riforme di sistema. «Mentre ponevo questioni di merito, venivo dipinto solo come l’antagonista di Tajani».
Il rischio, avverte Occhiuto, è l’immobilismo: «Nel centrodestra molti stanno a braccia conserte pensando che basti un bravo premier come Giorgia Meloni. Non vorrei che anche in Forza Italia si pensasse che sia sufficiente Tajani». Da qui la rivendicazione dell’identità originaria del partito: «FI è nata per una rivoluzione liberale. Sulle mie idee non cederò di un millimetro».
Nel racconto del governatore, anche l’apertura a mondi esterni diventa una leva strategica. «A Milano hanno chiamato Carlo Calenda», spiega, «una personalità utile per guardare a un elettorato riformista che forse non ci ha mai votato». Ogni tentativo di allargamento, per Occhiuto, è «una buona notizia».
Le battaglie su cui Forza Italia dovrebbe essere più incisiva sono chiare: concorrenza, mercato, servizi, imprese. «Non si può fare una riforma della sanità sotto dettatura dell’ordine dei medici, né quella dei taxi pensando solo a chi li guida e non a chi li usa», afferma. L’obiettivo è ascoltare le categorie ma «fare le riforme giuste per i cittadini, anche a costo di perdere qualche voto». Rivendica come esempio la liberalizzazione del mercato delle Ncc, «una battaglia liberale apprezzata anche a sinistra», che avrebbe voluto vedere intestata al partito.
Sul fronte dei diritti civili e del fine vita, Occhiuto invoca più coraggio: «I giovani ci guardano come una coalizione troppo conservatrice. Berlusconi lasciava libertà di coscienza, noi potremmo fare lo stesso ed essere più coraggiosi di Lega e Fratelli d’Italia».
Infine, l’obiettivo elettorale. Raggiungere il 20% come auspica Tajani è possibile? «Lo vogliamo tutti», risponde, «spero che Tajani si faccia aiutare non solo da chi oggi è nel partito, ma da nuove energie, come fece Berlusconi con Martino, Urbani e Ferrara». Così, conclude Occhiuto, Forza Italia potrebbe tornare «più smart e innovativa», senza lacerazioni ma con una direzione chiara.