Giustizia e riforme
Antonio Tajani, leader di Forza Italia
La riforma della giustizia come cuore dell’identità politica di Forza Italia e come risposta a un sistema che, negli anni, non avrebbe sempre garantito i diritti dei cittadini. È il messaggio lanciato da Antonio Tajani intervenendo alla convention di Forza Italia a Palermo, dove il segretario azzurro ha difeso con forza il progetto di riforma in vista del referendum.
«La riforma della giustizia era quella che stava più a cuore a Forza Italia e a Silvio Berlusconi. Riguarda ciascuno di noi», ha affermato Tajani, chiarendo subito il perimetro politico dell’intervento. «Non è una riforma contro i magistrati. Siamo a favore di una giustizia giusta. Siamo convinti che la stragrande maggioranza di chi indossa la toga siano persone credibili, ma c’è stata una politicizzazione della magistratura».
Secondo il leader azzurro, nel sistema si sarebbero prodotte storture evidenti: «Troppi indagati assolti, troppi detenuti in carcere senza doverci stare. A troppe persone viene rovinata la vita a causa di errori». Un quadro che, a suo avviso, impone un cambiamento strutturale per restituire fiducia ai cittadini che entrano in un’aula di tribunale.
Tajani ha insistito sul punto politico centrale della riforma: «La riforma della giustizia è la riforma delle riforme per garantire a ogni cittadino la possibilità di entrare in tribunale senza temere di essere condannato perché c’è un giudice ostile o condizionato dalla pubblica accusa». Da qui l’affondo contro le correnti: «Non vogliamo magistrati politicizzati. I magistrati non possono aderire a correnti politiche, perché il magistrato è un servitore dello Stato e lo Stato deve essere imparziale. Non può esserci un magistrato di destra, di centro o di sinistra: il magistrato è un magistrato».
Nel suo intervento, il vicepremier ha respinto con decisione le accuse dei sostenitori del no. «Non abbiamo approvato una riforma che prevede magistrati sottomessi al potere politico. Non è vero che questa riforma punta a sottomettere la magistratura alla politica: questo è falso». Tajani ha rivendicato la coerenza con i principi fondanti delle democrazie occidentali: «Noi vogliamo la vera indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri, che è il fondamento della democrazia».
A sostegno della riforma, Tajani ha evocato figure simboliche della storia giudiziaria italiana. «Non vogliamo parlare di Berlusconi perché sarebbe troppo facile. Vogliamo parlare di Enzo Tortora e di decine e centinaia di persone che sono state in galera tanti anni senza aver commesso nulla?». E ancora: «Lo stesso Giovanni Falcone era favorevole alla separazione delle carriere. E quanti autorevoli rappresentanti della sinistra la chiedono. Lo stesso Antonio Di Pietro si rende conto che è giusto separare le carriere».
Infine, il leader di Forza Italia ha voluto sgombrare il campo da ogni lettura politica del voto: «Il referendum sulla giustizia non è un referendum sul governo. Qualunque sia il risultato, il governo rimarrà in carica fino alla fine della legislatura». Un messaggio rivolto sia all’elettorato sia alle opposizioni, per riportare il confronto sul merito della riforma e non sugli equilibri politici.