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Diplomazia

Ucraina, Meloni ribadisce il no ai soldati italiani

Vertice dei “Volenterosi” il 6 gennaio a Parigi. Restano irrisolti i nodi territoriali, soprattutto sul Donbass

03 Gennaio 2026, 09:46

Ucraina, Meloni ribadisce il no ai soldati italiani

Il no all’invio di soldati italiani in Ucraina resta fermo. A rimanere irrisolto è invece il complesso nodo dei territori contesi, con il Donbass al centro di ogni ipotesi negoziale. La data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 6 gennaio, quando a Parigi si riuniranno i leader di oltre trenta Paesi della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi, su invito del presidente francese Emmanuel Macron.

Il vertice di Parigi e la linea italiana

L’obiettivo del summit è discutere gli impegni a tutela dell’Ucraina dopo un eventuale accordo di pace con la Russia, rafforzando le garanzie di sicurezza e il sostegno politico e militare a Kiev. Palazzo Chigi non ha ancora ufficializzato la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma la linea del governo resta quella già illustrata al Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre e ribadita in Parlamento alla vigilia del vertice di Bruxelles.

Una posizione che sarà portata domani a Kiev dal consigliere diplomatico della premier, Fabrizio Saggio, nel corso della missione che riunisce i responsabili europei per la sicurezza nazionale: un passaggio significativo dal quale potrebbero emergere indicazioni sui prossimi sviluppi.

Sostegno a Kiev, ma senza truppe

Nelle comunicazioni alla Camera, Meloni ha confermato il pieno sostegno dell’Italia all’Ucraina, ribadendo l’impegno al fianco di Kiev e la necessità di mantenere alta la pressione su Mosca. La premier ha richiamato anche gli sforzi per la pace compiuti “ad ogni livello”, ricordando la telefonata con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo il discorso di fine anno.

L’obiettivo dichiarato resta quello di arrivare a una pace giusta e duratura, ma senza derogare a due principi considerati non negoziabili: nessun invio di militari italiani sul terreno e garanzie di sicurezza costruite esclusivamente su basi multilaterali, nel quadro del coordinamento con gli alleati europei e atlantici.

Il nodo Donbass e le richieste di Mosca

Nel suo intervento in Parlamento, la presidente del Consiglio ha indicato la questione territoriale, e in particolare il Donbass, come uno dei principali ostacoli al percorso negoziale. Le richieste avanzate da Mosca su quei territori sono state definite “irragionevoli” e incompatibili con il rispetto della sovranità ucraina.

Sul Donbass, ha chiarito Meloni, ogni decisione dovrà essere presa dalle parti direttamente coinvolte: “nessuno può imporre da fuori la propria volontà”. L’Italia, ha assicurato, non intende avallare soluzioni che mettano in discussione l’integrità territoriale dell’Ucraina.

Aiuti militari e protezione per i profughi

Il sostegno italiano a Kiev si è tradotto anche nel decreto-legge approvato dall’ultimo Consiglio dei ministri del 2025, che proroga fino al 31 dicembre 2026 l’autorizzazione alla cessione di mezzi e materiali militari all’Ucraina, previo atto di indirizzo parlamentare. Le forniture riguarderanno in via prioritaria ambiti logistici, sanitari, civili e di difesa contro attacchi aerei, missilistici, con droni e informatici.

Il provvedimento prevede inoltre il rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione speciale dei cittadini ucraini presenti in Italia prima del 24 febbraio 2022 e conferma la proroga della protezione temporanea per gli sfollati.

Il confronto con Washington

Di Ucraina – e di altri dossier internazionali sensibili come Gaza e il Medio Oriente – Meloni ha parlato anche con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nella telefonata di fine anno. Resta però il tema territoriale il passaggio più difficile da sciogliere.

Il punto 14 del piano di pace della Casa Bianca prevede che nelle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson l’attuale disposizione delle forze al momento della firma dell’accordo venga considerata come linea di contatto di fatto. Una precedente bozza chiedeva invece a Kiev di ritirarsi da alcune aree del Donetsk ancora sotto il suo controllo, ipotesi respinta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.