Il colloquio
Claudia Mancina
L’ha detto chiaro e tondo in Direzione la segretaria del Pd Elly Schlein: «Ben venga la discussione, ma la linea del partito è una sola», dal referendum sulla separazione delle carriere alla politica estera, dalle alleanze ai temi più attuali come sicurezza e immigrazione. Eppure, la minoranza interna del partito combatte e risponde, come fatto nella stessa Direzione da vari esponenti a partire dalla vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno. La quale ha dichiarato il suo Sì al referendum come tanti altri dem e rappresentanti di un Sinistra che, dicono, è sempre stata favorevole alla separazione delle carriere. Lo ribadiranno oggi alla Fondazione Einaudi, all’evento Sìnistra organizzato dal comitato Sì Separa, da Libertà Eguale e dal Comitato Vassalli.
La volontà, spiegano da Libertà Eguale, è quella di un “secondo tempo” dopo la reunion molto partecipata di un mese fa a Firenze. «Temi su cui dibattere ce ne sono diversi, e il referendum è solo uno di questi», dice la professoressa Claudia Mancina, che di sinistra se ne intende visti gli anni in Parlamento e nel Comitato centrale del Pci, con la conseguente svolta della Bolognina, i Ds, il Pd. Ma il Pd della fondazione, ben diverso, spiega, da quello attuale. «È vero che il partito ha preso una posizione a favore dell’Ucraina, tuttavia continua a essere molto ambiguo ad esempio sul tema della Difesa europea - ragiona la professoressa - Dire sì alla difesa europea ma no alle difese nazionali è una posizione astratta perché l’Ue non ha competenze sulla politica di Difesa e quindi per forza di cose sono gli Stati nazionali a doverci pensare». Ma più in generale, aggiunge, «penso ci sia un problema rispetto alla alleanze e al cosiddetto campo largo» perché «siamo d’accordo sulla necessità di un’alleanza ma non può essere a scatola chiusa, senza che si mettano sul piatto i programmi e si discuta di contenuti». Oggi, ragiona Mancina, «Pd e M5S vanno ognuno per la propria strada senza collegamenti, e manca un anno alle Politiche: noi abbiamo bisogno di allargare e non si può pensare che il Pd resti nel suo ridotto e ci sia una distribuzione a camere chiuse tra partiti».
Insomma, con i pentastellati sì ma non in posizione subordinata, considerando anche il problema della leadership e il desiderio di tornare a palazzo Chigi mai negato da Giuseppe Conte. «Sappiamo che c’è un’astensione altissima quindi evidentemente c’è un problema di credibilità da parte della coalizione e, all’interno di essa, c’è un problema di credibilità del Pd». Ma Mancina non è l’unica a pensarla così, anzi.
È stata la stessa Picierno in Direzione a sottolineare come il partito «stia cambiando la propria natura», trasformandosi sempre di più da partito di centro-sinistra a partito di sinistra-sinistra.
«Penso che la minoranza riformista possa aggiungere consenso al partito, non toglierlo - spiega Mancina - Il punto essenziale è che anche se i centristi stessero con noi il Pd non può delegare ad altri la questione. Bisogna tornare al trattino perché la scommessa del Pd era quella di essere un partito di centro-sinistra e il Pd di oggi questa scommessa la sta perdendo: la sfida è candidarsi a governare un paese complesso in un mondo sempre più caotico e disordinato. Basti pensare alla sicurezza».
Ne hanno parlato anche Simona Malpezzi, Walter Verini, Filippo Sensi. Esponenti riformisti che non vogliono delegare il tema alla destra, quando a vivere le maggiori problematiche sulla propria pelle sono spesso i quartieri più periferici, dove vive chi un tempo votava a sinistra e ora vota a destra. «Il governo sta impostando la questione in maniera assurda e ridicola ma la risposta del Pd non può essere soltanto la richiesta di aumentare il numero delle forze di polizia e gli stipendi», insiste la professoressa.
Da qui la necessità di far sentire la propria voce sui temi di più stretta attualità, a partire dal referendum, perché come ha spiegato Giorgio Gori in Direzione «è inaccettabile che chi vota Sì venga considerato un traditore». E Mancina la pensa alla stessa maniera. «Noi di Libertà Eguale tentiamo da un lato di affermare che non ci può essere un vincolo politico sui referendum, la cui funzione in Costituzione è quella di votazione libera dai vincoli di partito - commenta - dall’altro che la separazione delle carriere appartiene a una traduzione precisa della sinistra e come ha spiegato Augusto Barbera è una conclusione inevitabile della riforma Vassalli, medaglia d’argento alla Resistenza, socialista e uomo di sinistra».