Giovedì 12 Marzo 2026

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Minori coinvolti

Famiglia nel bosco, Cantelmi: «Troppi errori e bambini travolti dal trauma»

Lo psichiatra e perito di parte critica il rapporto tra servizi sociali e famiglia e denuncia il prezzo pagato dai minori dopo gli allontanamenti.

12 Marzo 2026, 06:58

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Nel caso della famiglia nel bosco torna a salire il livello dello scontro sulla gestione dei minori dopo l’intervento delle istituzioni. A intervenire è Tonino Cantelmi, professore, psichiatra e perito di parte della famiglia, che a Radio Cusano nel corso della trasmissione Battitori Liberi ha parlato di una catena di errori e di un rapporto fallito tra servizi sociali e nucleo familiare, finito per scaricarsi soprattutto sui bambini.

«Mi sto battendo per tenere il nucleo familiare unito», dice Cantelmi. Secondo il professore, alla base della vicenda ci sarebbe una gestione iniziale sbagliata del rapporto con la famiglia. «A mio avviso ci sono stati una serie di errori, in buona fede, ma adesso c'è la difficoltà delle istituzioni di tornare indietro», afferma. Il punto, nella sua lettura, è che non sarebbe stato valorizzato il tempo precedente all’allontanamento dei minori, cioè quella fase nella quale si sarebbe potuto costruire un dialogo meno conflittuale.

Cantelmi: il rapporto con i servizi sociali è fallito

Lo psichiatra insiste proprio su questo aspetto. «Esiste un tempo che precede la sottrazione dei minori dal nucleo familiare, un tempo prezioso che credo non sia stato utilizzato bene», sostiene. Nella sua ricostruzione, il servizio sociale sarebbe entrato rapidamente in contrasto con la famiglia, provocando una chiusura progressiva.

«Il servizio sociale è entrato in contrasto con la famiglia, che si è impaurita e irrigidita, anche perché hanno una cultura diversa», spiega. È su questa distanza culturale che Cantelmi fonda una parte importante della sua critica: la famiglia, a suo dire, avrebbe avuto bisogno di essere accompagnata, non spinta in una dinamica di rottura.

“Una famiglia bella, ma con estremismi”

Nel suo intervento, Cantelmi traccia anche un profilo molto preciso del nucleo familiare. Lo definisce una famiglia con un impianto valoriale forte, segnata da una visione della vita contro lo spreco, lontana dal consumismo e orientata verso un’idea di armonia con la natura.

«È una famiglia molto bella dal punto di vista dell’assetto valoriale: è contro lo spreco, sceglie per i propri bambini una forma di digital detox, non crede nel dio denaro, ma nella natura, nell’armonia», afferma. Subito dopo, però, aggiunge una precisazione: «È una bella famiglia, seppur neorurale e con degli estremismi».

Per il professore, proprio questa particolarità avrebbe richiesto una capacità diversa di relazione da parte delle istituzioni. «Questa famiglia andava sicuramente accompagnata, ma bisognava entrarci in relazione e il servizio sociale non ha avuto la capacità di farlo, con un conflitto che si è risolto cortocircuitando tutto sulla pelle dei bambini», dice.

Il prezzo più alto lo pagano i figli

Nella lettura di Cantelmi, il punto più drammatico dell’intera vicenda è che a subire le conseguenze più pesanti siano stati proprio i minori. «Di fatto sono loro che ci stanno rimettendo», osserva, ricostruendo una sequenza di distacchi che, a suo giudizio, ha inciso profondamente sull’equilibrio dei bambini.

«Sono stati prima sottratti al loro ambiente naturale, poi al padre e ora anche alla madre, creando un immenso dolore, un prezzo troppo alto da pagare», afferma. È il passaggio più forte del suo intervento, quello in cui la critica alla gestione istituzionale si traduce in una denuncia del trauma accumulato dai figli.

Il racconto della serata dell’allontanamento di Catherine

Cantelmi si sofferma poi su quello che definisce il momento più buio della vicenda: la serata in cui a Catherine sarebbe stato comunicato che doveva lasciare la casa famiglia in esecuzione dell’ordinanza del tribunale.

«L’immagine più buia è quella di venerdì alle 18.20, quando l’assistente sociale ha comunicato a Catherine che doveva andare via dalla casa famiglia, ottemperando all’ordinanza del tribunale», racconta. Secondo il professore, in quel momento erano presenti il Ctu, i consulenti e gli avvocati, tutti alle prese con la stessa domanda: come avrebbero affrontato la notte i bambini e perché non fossero stati avvisati prima.

Il dettaglio più doloroso, nel suo racconto, riguarda la reazione di uno dei figli. «Uno dei bambini si aggrappava alla mamma con le unghie e con i denti. Questa non è freddezza istituzionale? È straziante», dice. Un’immagine che Cantelmi usa per contestare la modalità concreta con cui il provvedimento sarebbe stato eseguito.

“Un trauma che resterà a vita”

Nel finale del suo intervento, lo psichiatra torna sul tema delle conseguenze psicologiche a lungo termine. Pur descrivendo i bambini come forti e capaci di reagire, mette in guardia sul segno profondo che questa esperienza potrebbe lasciare.

«Noi diciamo che Catherine è ostile, ma la sua esperienza con le istituzioni è drammatica», osserva. Poi aggiunge: «Questi bambini sono in gamba, sono resilienti, ma questo è un trauma che gli rimarrà a vita».

Il timore più immediato, conclude, è quello della separazione tra fratelli. «E ora hanno il terrore di essere separati tra loro», afferma, prima di chiudere con una riflessione sul clima che circonda la vicenda: «La politica in questo momento raccoglie l’indignazione popolare».