Minori
Famiglia nel bosco
Nel caso della famiglia nel bosco si profila una possibile svolta che potrebbe cambiare il destino dei tre bambini allontanati mesi fa dal nucleo familiare. L’ipotesi che prende corpo è quella di un futuro affidamento al padre, Nathan Trevallion, soluzione che, se confermata, consentirebbe ai minori di restare dentro un contesto familiare pur nel rispetto delle prescrizioni fissate dal Tribunale.
A rilanciare questo scenario è anche lo stesso Trevallion, che nelle ultime ore ha rivolto un appello pubblico per abbassare la tensione. «Non voglio che i nostri figli vadano via da Vasto. Finché i bambini non ci verranno riaffidati preferisco che restino qui. Chiedo a tutti di cessare ogni presidio e ogni forma di protesta», ha detto. Un messaggio che arriva dopo settimane di sit-in e mobilitazioni davanti alla struttura che ospita i minori.
I tre bambini, due gemelli di sette anni e una bambina di otto, erano stati allontanati dalla famiglia il 20 novembre scorso su decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che aveva sospeso la responsabilità genitoriale di entrambi i coniugi.
Il provvedimento, secondo quanto riferito, era stato motivato soprattutto dalla mancata scolarizzazione dei minori e da una iniziale scarsa collaborazione con i servizi sociali. Da allora il caso è diventato uno dei più discussi sul piano pubblico, alimentando un confronto acceso tra chi difendeva la scelta dei giudici e chi la riteneva eccessiva.
Negli ultimi mesi, però, il quadro sembra essersi modificato. Le valutazioni più recenti del Tribunale, contenute nell’ordinanza del 5 marzo, segnano una distinzione netta tra la posizione del padre e quella della madre.
Per Catherine Birmingham è stato disposto l’allontanamento dalla comunità per comportamenti ritenuti ostativi e pregiudizievoli. Diversa invece la valutazione su Nathan Trevallion, che nelle ricostruzioni interne al Tribunale viene ora descritto come figura collaborativa e affidabile.
Secondo quanto emerge, il padre sarebbe ritenuto un «supporto fondamentale» nella gestione del nucleo familiare. Nel corso degli incontri con i figli, aumentati recentemente da due a tre a settimana, Trevallion avrebbe mostrato capacità di ascolto, attenzione e sostegno morale.
Sono elementi che, stando a questa lettura, avrebbero contribuito a creare un clima sereno durante le visite, un clima che i bambini avrebbero dimostrato di apprezzare. È proprio su questa base che si fa strada l’ipotesi di un affidamento diretto al padre, considerato in grado di garantire continuità affettiva e al tempo stesso il percorso educativo e sociale richiesto dai magistrati.
Nel frattempo, Nathan Trevallion ha scelto di intervenire pubblicamente per chiedere una tregua sul fronte delle mobilitazioni davanti alla struttura di Vasto. L’appello a interrompere sit-in e proteste sembra voler proteggere i figli da un ulteriore carico di tensione proprio mentre si apre uno spiraglio giudiziario che potrebbe riportarli in un contesto familiare.
La sua presa di posizione si inserisce in una fase molto delicata, nella quale ogni passaggio viene osservato con attenzione sia dalle istituzioni sia dall’opinione pubblica.
Il clima attorno alla vicenda resta infatti molto teso. La presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, firmataria del provvedimento iniziale di sospensione della potestà genitoriale, è stata posta sotto protezione e tutela dopo le minacce e gli attacchi ricevuti sui social.
Un elemento che conferma quanto il caso abbia ormai superato i confini della sola vicenda giudiziaria, diventando un tema di forte esposizione pubblica e di scontro nazionale.
Sulla vicenda è intervenuta anche la Garante per l’infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, che ha voluto chiarire alcuni punti centrali. Ha sottolineato che, allo stato, non esiste alcun rischio di adozione per i tre bambini e che i provvedimenti adottati sono temporanei e finalizzati esclusivamente alla loro tutela.
La Garante ha anche precisato che «i minori non verranno separati tra loro», cercando così di ridurre uno dei timori più forti emersi nel dibattito pubblico attorno alla storia della famiglia.
Nel confronto nazionale è intervenuto anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha richiamato il principio secondo cui l’interesse superiore dei minori resta quello di crescere, per quanto possibile, con i propri genitori.
Nello stesso tempo, Mantovano ha criticato quella che ha indicato come una apparente incoerenza di alcune decisioni della giustizia minorile, aggiungendo un ulteriore livello politico a una vicenda già molto esposta.