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Scuola, salta il procuratore Palazzi: «Doppio ruolo incompatibile»

Il plenum dichiara la decadenza del magistrato dal "board" della Scuola Superiore della Magistratura, dopo le fibrillazioni dei giorni scorsi. Polemica sulle notizie di stampa prima del voto

05 Marzo 2026, 10:23

Scuola, salta il procuratore Palazzi: «Doppio ruolo incompatibile»

MARIO PALAZZI PROCURATORE VITERBO

Non si può dirigere una procura della Repubblica e, al contempo, guidare la formazione delle toghe italiane, a meno di non lasciare le funzioni giudiziarie per il collocamento “fuori ruolo”. Il plenum del Csm mette la parola fine alla vicenda di Mario Palazzi, approvando - con un voto contrario e cinque astensioni - la delibera della Terza Commissione che dichiara la decadenza del procuratore di Viterbo da componente del Comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura (Ssm).

Il caso nasce dal rifiuto di Palazzi di optare per il fuori ruolo: il magistrato aveva chiesto di restare alla guida della procura viterbese usufruendo di un esonero parziale del 30%. Il Csm è stato però categorico: per i vertici degli uffici, l’esonero è incompatibile con la delicatezza delle funzioni direttive. A nulla è valso il richiamo al precedente di Loredana Nazzicone: per il plenum, il ruolo di un Consigliere di Cassazione non è comparabile a quello di un procuratore capo. La natura stessa dell’incarico a Viterbo richiede un «impegno specifico e costante» in un ufficio che - come ammesso dallo stesso Palazzi in audizione - presentava criticità organizzative tali da richiedere un intervento immediato sul progetto tabellare. Senza l’assenso al fuori ruolo, la decadenza è diventata l’unica via d’uscita tecnica.

Ma dietro la decisione tecnica si è consumato un giallo istituzionale. Il giorno della nomina di Palazzi, quasi nessuno in plenum conosceva la nota con cui il magistrato manifestava la propria indisponibilità al fuori ruolo. Un’informazione cruciale che avrebbe potuto spostare i voti a favore dello sfidante, Roberto Peroni Ranchet. Il vicepresidente Fabio Pinelli ha respinto le accuse di mancata trasparenza: la missiva sarebbe arrivata alle 8:51 del 18 febbraio, ma posta all’attenzione della presidenza solo dopo il voto. «Nessun mistero», ha tagliato corto Pinelli.

La laica di centrodestra Isabella Bertolini ha spiegato la sua astensione in plenum, sottolineando di essere d’accordo con la decisione in sé, «come previsto dalla normativa», ma non con l’iter della stessa delibera, che aveva suscitato non poche polemiche, data la presa di possesso immediata dell’incarico che aveva indotto alcuni consiglieri a pensare che la stessa fosse una mossa per blindare la presidenza di Silvana Sciarra alla Scuola, in scadenza il 12 marzo. «Se il 18 febbraio avessimo saputo della sua intenzione di non accettare il collocamento fuori ruolo forse il voto sarebbe stato diverso», ha sottolineato la laica. «Ma anche nella successione dei fatti l’iter è stato abbastanza confuso, perché abbiamo appreso dai giornali di un’immissione in possesso delle funzioni da parte del dottor Palazzi molto rapida, molto veloce, prima che ci fosse, anche se ci sono dei precedenti, la sua messa fuori ruolo o la concessione dell’esonero parziale, in maniera quasi rocambolesca il 24 febbraio».

Solo il 2 marzo la presidente Sciarra ha inviato una nota al plenum spiegando le sue scelte: l’immissione in possesso sarebbe stata un «atto dovuto» e una sua «prerogativa», resa urgente dalla necessità di far funzionare l’organo collegiale per non bloccare i corsi didattici. Sciarra ha inoltre espresso «rammarico» per il racconto giornalistico della vicenda, dolendosi per la «riproduzione in articoli di stampa di precise espressioni» usate nelle riunioni del direttivo.

Sulla stessa linea d’onda il presidente della Terza Commissione, Marcello Basilico (Area), che ha commentato polemicamente l’uscita “in tempo reale” di articoli che descrivevano l’attività della Commissione (i cui lavori non sono però segreti). Un’insofferenza che stride con il valore della pubblicità degli atti di un organo di rilievo costituzionale: vale la pena ribadire che il diritto di cronaca rappresenta un presidio di trasparenza ineludibile, anche quando riguarda dinamiche che le istituzioni preferirebbero mantenere riservate.

Nel merito, Basilico ha ribadito che le nozioni di esonero organizzativo e giurisdizionale sono «antitetiche tra loro», rendendo impossibile il doppio incarico. Analisi condivisa da Bernadette Nicotra (Mi): «Palazzi è un direttivo in una procura con soli quattro sostituti, senza un aggiunto; vedrei estremamente difficile fare il doppio ruolo». A chiudere il dibattito è stato il laico Felice Giuffrè, che pur votando a favore ha voluto mettere a verbale le ombre rimaste sul campo: «Nella genesi di questa vicenda, almeno dalla parte della Scuola, vi è stata qualche vischiosità e punti controversi».

La parabola di Palazzi si chiude dunque con un ritorno a tempo pieno alla procura di Viterbo, ma lascia dietro di sé un’istituzione - la Scuola superiore - scossa da tensioni interne e da una certa fatica nel gestire il confronto con il controllo pubblico. Se la forma è sostanza, l’iter di questa nomina insegna che la trasparenza non è solo una regola burocratica, ma l’unico antidoto ai sospetti di gestione autoreferenziale. Difendere l’autonomia della formazione dei magistrati è fondamentale, ma questa non può trasformarsi in una cittadella chiusa dove il diritto di cronaca viene vissuto come un’interferenza.