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La decisione

Scuola superiore, Palazzi “decade”: resta procuratore di Viterbo

Il magistrato proponeva un esonero del 30% per rimanere alla Scuola Superiore. Il No di commissione e comitato di Presidenza

04 Marzo 2026, 09:27

Scuola superiore, Palazzi “decade”: resta procuratore di Viterbo

MARIO PALAZZI PROCURATORE VITERBO

Mario Palazzi perde la poltrona alla Scuola superiore della magistratura. A deciderlo la III Commissione, con una decisione che approderà oggi in plenum dopo giorni di polemiche. La vicenda nasce dallo scontro frontale tra il procuratore di Viterbo e il Csm, al quale il magistrato aveva chiesto di poter svolgere contemporaneamente il ruolo direttivo e quello formativo. Una doppia veste che il Comitato di Presidenza ha definito incompatibile, innescando un braccio di ferro istituzionale sulla gestione dello status dei magistrati. La tensione, tuttavia, è già tracimata fuori dalle mura del Csm, investendo direttamente la Scuola in un clima di scontro senza precedenti.

L’urgenza della questione nasce da un dato di fatto: Palazzi è entrato nel pieno delle funzioni lo scorso 24 febbraio con un’immissione in possesso definita da molti “anomala”, avvenuta alla sola presenza della presidente Silvana Sciarra. Un’accelerazione che ha innescato proteste persino tra i magistrati segretari e ha spinto otto consiglieri del Csm (Giuffrè, Mazzola, Bianchini, Aimi, Mirenda, Cilenti, Porena e Paolini) a chiedere chiarimenti formali su quella che appare come una forzatura delle prassi.

Lunedì scorso, durante l’audizione in III Commissione, Palazzi aveva scelto la strada della fermezza. Ha ribadito la disponibilità a un esonero parziale del 30% dall’attività giudiziaria, formula che gli permetterebbe di conciliare la guida della procura con l’impegno didattico presso la Scuola. Il magistrato ha ripercorso le tappe di una nomina travagliata: alla Ssm è arrivato solo dopo aver vinto un contenzioso amministrativo davanti a Tar e Consiglio di Stato. Ma mentre la giustizia amministrativa faceva il suo corso, la carriera di Palazzi non si è fermata: da settembre, infatti, ricopre l’incarico direttivo a Viterbo.

Proprio questa sovrapposizione ha innescato il corto circuito al Csm. L’insediamento alla Scuola, avvenuto prima che la III Commissione stabilisse le modalità del doppio ruolo, ha fatto il resto, spingendo i consiglieri a parlare di una «incresciosa lesione» dei rapporti di leale collaborazione istituzionale. Accuse che Palazzi ha respinto punto su punto: stando a quanto trapelato, il procuratore ha ricordato come l’interpello originario del 2023 per la Scuola non prevedesse alcun divieto per chi ricopre funzioni direttive. Se quel paletto fosse esistito, il magistrato ne avrebbe tenuto conto prima di ambire alla guida dell’ufficio giudiziario laziale.

La linea del Csm, tuttavia, appare trincerata: il Comitato di Presidenza — composto dal vicepresidente Fabio Pinelli, dal procuratore generale Pietro Gaeta e dal primo presidente Pasquale D’Ascola — aveva spinto per il collocamento “fuori ruolo”. Una soluzione che avrebbe imposto a Palazzi la decadenza immediata dall’incarico a Viterbo. Una prospettiva rispedita al mittente dal magistrato, che ha comunicato ufficialmente di non essere disponibile a lasciare la procura dopo soli sei mesi dall’insediamento. Da qui la proposta alternativa dell’esonero, bocciata dalla III Commissione.

Palazzi sostiene che il doppio ruolo non danneggerebbe la procura di Viterbo, ufficio appena riorganizzato e attualmente a pieno organico. A supporto ha citato il precedente di Loredana Nazzicone, per la quale fu approvato l’esonero parziale. Un paragone che però trova resistenze: Nazzicone è infatti consigliera di Cassazione, non titolare di un incarico direttivo.

Resta poi il sospetto, sollevato da alcuni, che l’insediamento “lampo” alla Scuola superiore fosse funzionale a blindare la conferma della presidente Sciarra con il voto di Palazzi. Per smontare questa tesi, il procuratore ha evocato altri casi celebri — come quello di Francesca Ceroni o dei consiglieri nominati nel 2015 — in cui la presa di possesso alla Scuola precedette di settimane o mesi la decisione formale del Csm tra “fuori ruolo” ed esonero. Una prassi consolidata, dunque, e non un’accelerazione anomala.

Insomma, Palazzi perde la poltrona che tanto ha inseguito. Ed a poco sembra servire, ora, il suo tentativo di raffreddare il clima mediatico, autosospendersi dalle attività della Scuola superiore in attesa del verdetto definitivo del Consiglio.