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Il caso

Scuola superiore della magistratura, scontro sulla conferma di Sciarra: l'ombra del blitz per blindare il voto

Alla vigilia del voto, l’ingresso accelerato di Mario Palazzi spacca toghe e laici del Csm e solleva dubbi giuridici sulla validità delle decisioni del direttivo

25 Febbraio 2026, 08:01

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Scuola superiore della magistratura, scontro sulla conferma di Sciarra: l'ombra del blitz per blindare il voto

Non è solo una questione di poltrone, ma di tempi, di metodo e, in ultima analisi, di legittimità. Alla vigilia del voto decisivo per la conferma di Silvana Sciarra alla presidenza della Scuola superiore della magistratura (Ssm), il clima a Villa Castel Pulci si è fatto teso. Il casus belli è l’insediamento “lampo” - denunciato da diversi settori del Csm - di Mario Palazzi, procuratore di Viterbo ed esponente di spicco di Area. Un ingresso avvenuto con una «fretta» che molti, dentro e fuori Palazzo Bachelet, interpretano come una manovra di arroccamento.
Il nodo della discordia è squisitamente cronologico: la presidenza di Silvana Sciarra, già presidente della Corte costituzionale, scadrà il 12 marzo. Il direttivo della Scuola è dunque chiamato a un bivio: rinnovare per altri due anni l’incarico alla giurista o aprire una fase di successione. L’ingresso di Palazzi nel board, secondo chi interpreta questa manovra in maniera politica, blinderebbe la rielezione. Proprio per tale motivo il suo insediamento viene interpretato come “accelerato”, sfruttando una finestra temporale strategica: la settimana “bianca” del Csm. In questo periodo, le sedute di Commissione sono sospese. Ciò vuol dire che il suo insediamento avverrà saltando i passaggi canonici nella Terza Commissione, l’organo che per legge deve proporre il collocamento “fuori ruolo” o valutare lo “sgravio” di lavoro per i magistrati che entrano alla Scuola. Dal Csm nessuna dichiarazione «perché non si intende interferire in alcun modo con decisioni di competenza della Scuola», questo l’unico commento carpito dal Dubbio. Una risposta che, dunque, mira a smentire qualsiasi tipo di manovra e di dietrologia.
Dalle parti della Scuola, però, la situazione crea non poche tensioni. L’insediamento istantaneo di Palazzi viene infatti accolto come un paradosso giuridico. Senza la delibera del Csm sull’esonero dalle funzioni giudiziarie, infatti, il nuovo membro della Scuola è tecnicamente un magistrato in pieno servizio a Viterbo. Stando alla normativa, in attesa di tale passaggio, toccherebbe al componente uscente rimanere in carica per garantire la continuità. Esiste infatti un precedente ingombrante: nel 2021, quando il Consiglio di Stato annullò tutte le nomine togate, i componenti “defenestrati” rimasero al loro posto in regime di prorogatio proprio per attendere le determinazioni del Csm. Seguire quella prassi oggi, però, modificherebbe radicalmente la geografia del voto - questa l’interpretazione - sottraendo a Sciarra un appoggio fondamentale nel momento del rinnovo del vertice. Da qui il sospetto di un “doppio standard” procedurale applicato per fini di autoconservazione.
L’insediamento di Palazzi, previsto oggi durante la seduta a Castel Capuano a Napoli, dove è atteso anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la cerimonia di inaugurazione dell’anno formativo, ha dunque creato agitazione nella minoranza del direttivo della Scuola, che sembra pronta a uscire allo scoperto. La spaccatura non riguarda più solo le toghe, ma coinvolge anche la componente laica del Csm, irritata da una gestione che appare finalizzata a mantenere l’egemonia della parte progressista della magistratura sulla Scuola. Una tesi che, in periodo di propaganda elettorale per il referendum sulla separazione delle carriere, potrebbe apparire succosa per il fronte del Sì. Proprio per chiarire la situazione, alcuni componenti della Scuola avevano chiesto la convocazione del consiglio direttivo per interrogare lo stesso Csm sul da farsi. Ma l’ordine del giorno che prevede l’insediamento di Palazzi è arrivato prima. Il rischio, ora, è che la presenza di un membro potenzialmente non ancora legittimato a esercitare le funzioni possa rendere nulla qualsiasi decisione assunta dal direttivo, inclusa l’eventuale conferma della Presidente.
L’operazione viene letta come il frutto di una manovra a tenaglia tra Area e Unicost. In questo scontro di egemonie, i segnali arrivati dall’ultimo plenum del Csm sono stati inequivocabili. A favore di Palazzi si sono schierati non solo i consiglieri togati delle due correnti, ma anche i vertici della Cassazione - il Primo Presidente e il Procuratore generale, entrambi di Area - mentre il vicepresidente Fabio Pinelli ha espresso voto contrario, sostenendo la continuità di Roberto Peroni Ranchet.
Un voto insolito, che ha spinto il togato indipendente Andrea Mirenda a commentare severamente la situazione. La Scuola, ha dichiarato dopo il plenum al quale aveva preso parte anche Mattarella, appare oggi «dilaniata da contese interne a fini di egemonia», dove la posta in gioco è il potere di condizionamento culturale delle giovani toghe. «Se la formazione dei magistrati diventa terreno di blitz e colpi di mano - ha concluso Mirenda -, a vacillare non è solo una poltrona, ma la credibilità dell’intera istituzione».