Il caso Palazzi continua a tenere banco al Csm. L’ultimo atto della vicenda, relativa all’insediamento dell’attuale procuratore di Viterbo nel direttivo della Scuola superiore della magistratura senza la necessaria pronuncia della Terza Commissione del Csm sul fuori ruolo, riguarda una comunicazione del Comitato di presidenza sulla legittimità di mantenere quel posto rimanendo contemporaneamente in sella alla poltrona di procuratore. Un dettaglio che si ricava dal documento deliberato in risposta alla richiesta di chiarimenti inoltrata da otto consiglieri (Felice Giuffrè, Maria Luisa Mazzola, Daniela Bianchini, Enrico Aimi, Andrea Mirenda, Edoardo Cilenti, Daniele Porena ed Eligio Paolini) al Comitato di Presidenza. E ieri la triade composta da Fabio Pinelli, Pietro Gaeta e Pasquale D’Ascola ha battuto un colpo, con una comunicazione inviata ai membri della Terza Commissione, ai quali ha chiesto di trattare con urgenza la vicenda.
Il 18 febbraio scorso, Palazzi aveva revocato il proprio assenso ad essere collocato fuori ruolo organico della magistratura, chiedendo un esonero parziale dall’attività giurisdizionale per poter continuare a svolgere, in contemporanea, i ruoli di procuratore e di membro direttivo della Scuola. Secondo il Comitato di presidenza, però, quest’ultimo ruolo «è incompatibile con l’esonero dall’attività giudiziaria di un dirigente di ufficio requirente - si legge nella comunicazione di ieri -, essendo conseguentemente necessario che lo stesso venga svolto mediante il collocamento fuori ruolo». Ma non solo: anche il Comitato di presidenza rimarca quanto contestato, nei giorni scorsi, dagli otto consiglieri, ovvero che dopo la nomina deliberata lo scorso 8 febbraio «non è seguita la contestuale proposta di collocamento fuori ruolo ovvero di esonero parziale, ai sensi dell’articolo 70 del Regolamento interno». Da qui «l’assoluta urgenza di inserire la proposta di competenza della Terza Commissione nell’odg di plenum del 4.3.2026, stante la comunicazione pervenuta a questo Consiglio dell’avvenuta immissione in possesso del dottor Palazzi in data 24.2.2026 nelle funzioni di componente del predetto Comitato Direttivo».
Un’immissione nelle funzioni, come svelato dal Dubbio, avvenuta alla sola presenza della Presidente Silvana Sciarra, tanto anomala da far innervosire anche il magistrato segretario. Il sospetto di alcuni è che la manovra serva a blindare la rielezione della presidente, data la scadenza del mandato il 12 marzo. Cosa che ha spinto parte del Csm a sospettare di manovre correntizie e chiedere chiarimenti, cosa che ha fatto anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. «Ogni iniziativa che anticipi o prescinda dalle formali deliberazioni delle competenti commissioni e dell’assemblea plenaria del Csm rappresenta uno strappo istituzionale che non può essere sottovalutato», aveva infatti evidenziato.
Dalle parti della Scuola la tensione non è rimasta sottotraccia, tanto che durante la riunione del comitato direttivo di mercoledì alcuni dei componenti hanno chiesto che la Presidente revocasse in autotutela la presa di servizio di Palazzi in attesa della deliberazione del Csm. Nulla da fare: Sciarra ha respinto la richiesta, dopo una lunga discussione. Ritenuta illegittima la composizione del comitato, i cinque componenti laici hanno dunque abbandonato la seduta facendo mancare il numero legale.
La nota con la quale hanno annunciato il loro forfait è stata inserita a verbale e inviata al Consiglio superiore e al ministro della Giustizia su indicazione della stessa presidente Sciarra. Stando alla normativa, in attesa delle determinazioni della Terza Commissione sarebbe dovuto rimanere in carica il componente uscente Roberto Peroni Ranchet, per garantire continuità alle attività della Scuola. A confortare questa prassi c’è un precedente del 2021, quando tutti e sei i membri vennero fatti decadere dal Consiglio di Stato. Seguire quel modus operandi oggi, però, cambierebbe la geografia del voto, sottraendo a Sciarra un appoggio fondamentale. Da qui il sospetto, avanzato da Mirenda dopo il plenum in cui è intervenuto Sergio Mattarella, che la Scuola, nata per essere il tempio della cultura e della tecnica giuridica, sia in realtà una succursale delle dinamiche correntizie di Palazzo Bachelet.