Il caso
Silvana Sciarra e il Presidente Sergio Mattarella
Il procuratore di Viterbo Mario Palazzi ha preso possesso delle funzioni di nuovo componente del direttivo della Scuola superiore della magistratura (Ssm) martedì. Un atto avvenuto nel silenzio delle stanze di Villa Castel Pulci: i suoi colleghi lo hanno scoperto solo a cose fatte e a formalizzare il nuovo incarico c’era solo la presidente Silvana Sciarra. Un fatto che ha indignato anche il magistrato segretario e che ora sta provocando una vera e propria bufera istituzionale. Nonostante la celebrazione solenne di oggi a Napoli, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella per l’inaugurazione dell’anno accademico, la polemica non si è assopita. E la ribellione di tre magistrati componenti della Scuola, che avevano chiesto - senza successo - una riunione a Sciarra per chiarire la situazione rischia di deflagrare in maniera evidente.
Al centro del dibattito c'è la mancata pronuncia preventiva della Terza Commissione del Csm, “filtro” ineludibile - salvo aggiramento della disciplina - che garantisce l'equilibrio tra carichi di lavoro e indipendenza del magistrato, chiamata a proporre il collocamento “fuori ruolo” di Palazzi o valutare lo “sgravio” di lavoro per lui, dato anche il ruolo direttivo occupato. A protestare, oltre ai componenti di minoranza del direttivo della Scuola, sono anche diversi consiglieri del Csm (Felice Giuffrè, Maria Luisa Mazzola, Daniela Bianchini, Enrico Aimi, Andrea Mirenda, Edoardo Cilenti, Eligio Paolini e Daniele Porena), che hanno formalmente investito il Comitato di Presidenza per l’apertura di una pratica (con trattazione urgente) in III e VI Commissione, chiedendo di chiarire il quadro procedimentale e di attivare il collocamento fuori ruolo, ricordando che l’esonero è misura eccezionale.
Non è solo una questione di poltrone, ma di tempi e legittimità. La fretta di questo insediamento "lampo" viene interpretata da molti come una manovra per blindare la presidenza di Silvana Sciarra, in scadenza il 12 marzo. Ma senza la delibera sull’esonero, Palazzi è tecnicamente ancora in pieno servizio a Viterbo: un paradosso giuridico che rischia di rendere nulla qualsiasi decisione assunta con il suo voto, inclusa l’eventuale conferma della Presidente.
Nella richiesta inviata al Comitato di Presidenza, i consiglieri parlano di una questione di «particolare gravità», che rivela «una evidente e incresciosa lesione dei rapporti di leale collaborazione istituzionale tra la Ssm e il Consiglio superiore». Nonostante l’autonomia della Scuola, aggiungono, le funzioni dei due organi presentano «occasioni di contatto e intreccio che richiedono massima attenzione, specialmente allorché vengano in rilievo le prerogative del Consiglio in materia di status dei magistrati». La «inopportuna accelerazione della presa di possesso del procuratore Palazzi», aggiungono i consiglieri, «apre una serie di questioni giuridico-ordinamentali che avrebbero richiesto una preventiva formale pronuncia degli organi del Consiglio», in primo luogo per «comprendere se e a quali condizioni l’impegno di un magistrato che esercita delicate funzioni direttive - quelle proprie di un Procuratore della Repubblica - sia compatibile con l’ulteriore incarico direttivo presso la Ssm». Ed è competenza del Csm stabilire se il nuovo incarico vada assunto stabilendo la collocazione “fuori ruolo” - con il conseguente decadimento dall’incarico direttivo a Viterbo - o «attraverso lo strumento eccezionale dell’esonero, se (e soltanto se) il Consiglio, nel legittimo esercizio dei suoi poteri valutativi, lo dovesse ritenere compatibile con l’esercizio degli alti compiti connessi alle competenze giudiziarie e organizzative di un Procuratore della Repubblica». Anche senza voler avallare dietrologie sulle motivazioni, «l’inusitata e inopportuna accelerazione della presa di possesso del dottor Palazzi» determinerebbe una grave compromissione del principio di collaborazione leale tra Ssm e Csm».
Dalle parti della Scuola la tensione è altissima. E durante la riunione del comitato direttivo di oggi alcuni dei componenti hanno chiesto che la Presidente revocasse in autotutela la presa di servizio di Palazzi - che si ritiene, allo stato, procuratore di Viterbo al 100% - in attesa della deliberazione del Csm, richiesta respinta, dopo una lunga discussione, da Sciarra. Ritenuta illegittima la composizione del comitato, i cinque componenti laici hanno dunque abbandonato la seduta facendo mancare il numero legale. La nota con la quale hanno annunciato il loro forfait è stata inserita a verbale e inviata al Consiglio superiore e al ministro della Giustizia su indicazione della presidente Sciarra. Stando alla normativa, dovrebbe rimanere in carica il componente uscente (Roberto Peroni Ranchet) per garantire la continuità fino alla delibera del Csm. Esiste un precedente nel 2021 che confermerebbe questa prassi, ma seguirla oggi cambierebbe la geografia del voto, sottraendo a Sciarra un appoggio fondamentale. Il rischio - secondo diversi componenti del Csm - è che la Scuola, nata per essere il tempio della cultura e della tecnica giuridica, venga definitivamente percepita come una succursale delle dinamiche correntizie di Palazzo Bachelet.
L’obiettivo dei consiglieri è dunque quello di «ribadire la necessità che i rapporti tra il Csm e la Scuola superiore della magistratura siano improntati alla massima collaborazione istituzionale e al rispetto della rispettive competenze, nonché ad assicurare il corretto svolgimento delle procedure previste dall’ordinamento e la piena coerenza delle determinazioni consiliari con il quadro normativo di riferimento».