Nuove indagini
Mario Venditti
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a riaccendersi nel dibattito mediatico e giudiziario. A intervenire è l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, che difende il lavoro svolto negli anni dell’inchiesta e respinge l’idea di novità investigative.
Intervistato a Quarta Repubblica su Rete 4, l’ex magistrato è netto: «Sul caso di Garlasco rifarei esattamente quello che ho fatto. Non ci sono elementi nuovi. Alla fine, gira e rigira, è come il gioco dell’oca, si torna sempre al punto di partenza».
Venditti insiste sul tema del ragionevole dubbio e sulla contrapposizione tra consulenze tecniche: «A ogni consulenza, a ogni perizia, se ne contrapponeva un’altra. Se c’è un consulente che ti dice una cosa e un altro che te ne dice un’altra, entrambe valide tecnicamente, come ne esci dal famoso ragionevole dubbio? Non vai da nessuna parte».
Tra i punti più discussi, la consulenza Linarello, che secondo alcune ricostruzioni sarebbe stata messa a disposizione della difesa di Andrea Sempio. Venditti respinge le accuse: «Mi si addebita il fatto che io ho messo a disposizione della difesa di Sempio la consulenza di Linarello. In base a che cosa? Quella consulenza ce l’avevano un po’ tutti».
E aggiunge: «L’avvocato Lovati lo ha detto in tutte le trasmissioni televisive che è stato un giornalista a consegnare quel documento».
L’ex procuratore entra anche nel merito delle polemiche sull’interrogatorio di Sempio e su presunti “segnali” all’indagato: «Quel famoso interrogatorio viene svolto da me e da una collega alla presenza degli avvocati. Non ho sentito nessuno consolare Sempio».
Venditti sottolinea anche un elemento investigativo: «Sapendo che i colloqui successivi in macchina con i familiari erano intercettati, sarei stato un pazzo a dire qualsiasi cosa che poi poteva finire nelle intercettazioni».
Sui presunti “buchi” nelle captazioni chiarisce: «Era un’indagine di omicidio, a me interessavano solo le conversazioni utili a chiarire l’omicidio di Chiara Poggi. Il resto non mi interessava».
L’ex magistrato affronta infine il filone parallelo sul cosiddetto Sistema Pavia, relativo a presunti rapporti con società legate alle intercettazioni e alla gestione di auto a noleggio. Anche su questo punto la replica è dura.
«Sono dovuto andare davanti al Riesame per avere il giudice di Berlino che mi ha dato ragione», afferma, entrando nel dettaglio: «Un Audi Q5 l’ho acquistata come fine leasing da una finanziaria, 26.500 euro, non un prezzo di favore».
Poi aggiunge: «Dai fratelli D’Arena avevo acquistato un Audi Q2 pagando 33.000 euro in vari bonifici. Tutto questo è scritto nell’informativa della Guardia di Finanza del 18 luglio». La conclusione è perentoria: «Questo è un falso di cui mi renderanno conto».