Referendum giustizia
Comitato del "No" alla separazione delle carriere
Il fronte del No alla riforma Nordio si rafforza nel mondo accademico. Centodiciassette costituzionalisti, provenienti da università di tutta Italia, da Torino a Messina, hanno aderito al Comitato Società Civile per il No, annunciando la disponibilità a costituirne il Consiglio scientifico. A darne notizia è lo stesso Comitato, presieduto dal professor Giovanni Bachelet.
Secondo i promotori, i 117 studiosi ritengono che la riforma della giustizia promossa dal governo «scardinerebbe la Costituzione antifascista nata dalla Resistenza», mettendo in discussione i principi su cui si fonda la Repubblica. A rafforzare il peso dell’iniziativa è la presenza, all’interno del Consiglio scientifico, di tre presidenti emeriti della Corte costituzionale — Ugo De Siervo, Gaetano Silvestri e Gustavo Zagrebelsky — oltre a un ex vicepresidente della Consulta, Enzo Cheli. Un elenco che, sottolinea il Comitato, «accresce l’autorevolezza scientifica e istituzionale del No».
Sul versante opposto, il governo respinge le accuse e rivendica la natura non politica della riforma. A intervenire è il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, che a Bari, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha chiarito la posizione dell’esecutivo. «Questa riforma non è contro la magistratura, non è una riforma politica, è una riforma strutturale nell’interesse del cittadino», ha dichiarato, spiegando che l’obiettivo è rafforzare la percezione di imparzialità di chi entra in un’aula di giustizia.
Secondo Sisto, la separazione dei ruoli rende il sistema più trasparente: «Il cittadino sa che il giudice è diverso da chi lo accusa, come è diverso da chi lo difende, e si sente più rassicurato. Non c’è nessuna lotta». Il viceministro insiste inoltre sul fatto che la riforma «protegge i magistrati e li libera dalle correnti», denunciando un rapporto definito «patologico» tra l’Associazione nazionale magistrati e il Consiglio superiore della magistratura.
«Anm è un’associazione privata che domina il Consiglio Superiore, che invece ha una rilevanza costituzionale», afferma Sisto, sostenendo che la riforma consentirebbe ai magistrati di essere valutati «per quello che sono, non per quello che rappresentano». Un beneficio che, a suo dire, riguarderebbe anche i componenti del futuro Csm, messi nelle condizioni di decidere «indipendentemente dall’appartenenza correntizia».
Il viceministro difende poi l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, indicata come uno strumento di maggiore autonomia: «Dà alla disciplina una sua indipendenza, come avviene per avvocati e notai», rafforzando — sostiene — l’autonomia e l’indipendenza tanto care alla magistratura stessa.
Non manca lo scontro politico. Sisto attacca la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, accusandola di avere «le idee parecchio confuse» e di diffondere argomentazioni «vaghe, sconnesse e prive di fondamento» sul No al referendum. «Non abbiamo mai detto che la riforma servisse a velocizzare i processi», afferma, rivendicando invece i risultati già ottenuti: processi più veloci del 37%, assunzione di 9.368 precari, ingresso di 2.000 magistrati, migliaia di amministrativi, sviluppo del processo telematico ed edilizia giudiziaria.
Quanto alle presunte «mani libere» evocate dalle opposizioni, Sisto conclude che la riforma «non tocca in alcun modo, anzi rafforza, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura», accusando Pd e Anm di evocare «fantasmi inesistenti per impaurire l’elettore».