Martedì 03 Febbraio 2026

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L'intervista

«Il referendum? La partita è aperta e Meloni lo sa...»

Lorenzo Pregliasco analizza l’impatto dei fatti di Torino, la sicurezza e i possibili effetti sulla sfida tra Sì e No

03 Febbraio 2026, 08:12

«Il referendum? La partita è aperta e Meloni lo sa...»

Lorenzo Pregliasco (You Trend)

Lorenzo Pregliasco, torinese e fondatore di Youtrend, definisce «molto gravi» i fatti di Torino, ma è scettico sul fatto che quanto accaduto possa influenzare la campagna referendaria. «È più una questione legata alla sicurezza e all'ordine pubblico», dice. Il referendum, spiega, «è una partita aperta e tutt'altro che scontata» ma «se si arriva effettivamente a una polarizzazione politica sul voto e quindi a due blocchi contrapposti, a quel punto una minore fedeltà nel voto referendario negli elettori di centrosinistra moderato potrebbe fare la differenza».

La questione giustizia sta prendendo quasi tutto il dibattito politico, ancor più dopo i fatti di Torino: pensa che questo possa avere un impatto in vista del referendum?

La mia percezione è che i fatti di Torino, che sono indubbiamente molto gravi, abbiano attirato attenzioni e dibattito pubblico a tutti i livelli ma siano comunque fatti che potrebbero non avere effetti molto duraturi, perché la cronaca e i cicli delle notizie sono ormai molto rapidi. Mi sembra che il tema sia quello della sicurezza e dell’ordine pubblico più che la giustizia. In ogni caso il combinato disposto di questi aspetti mi fa propendere per l’idea che non dobbiamo aspettarci un grande effetto sul referendum.

La sicurezza è certamente un tema centrale, basta vedere quello che succede nelle nostre stazioni: sarà questo il punto su cui spingerà Meloni o si riuscirà a rimanere nel merito?

La sicurezza è un tema fondamentale nella percezione delle persone, che quando devono evidenziare le aree di criticità delle loro zone e delle loro città spesso indicano proprio la sicurezza, che poi come sappiamo è anche un argomento di grande presenza mediatica. C’è da dire che il discorso sarebbe diverso se guardassimo i dati sui reati gravi, che sono quelli più facilmente misurabili, i quali mostrano una situazione più sfumata rispetto ai torni d’allarme del dibattito politico e pubblico. Comunque credo che non sarà semplicissimo per Meloni trasferire su questo piano i voti per il referendum. Potrebbe esserci un tentativo ma sono due questioni piuttosto diverse e se incentrasse il dibattito su questo si esporrebbe alle critiche di chi dice che da tre anni c’è lei al governo e avrebbe dovuto affrontare il problema.

Eppure sia Meloni che Nordio dopo i fatti di Torino si sono augurati che la magistratura proceda per tentato omicidio: questa “richiesta di reato” può portare voti o farli perdere al centrodestra e quindi al Sì?

Non ho una risposta su questo anche perché mi sembra una questione minore rispetto ai punti centrali del referendum, ma di certo il tema c’è.

Quasi tutti i sondaggi danno il Sì ancora in vantaggio, ma con il No in rimonta: su quali temi gli elettori, soprattutto gli indecisi, decideranno il proprio voto?

La questione dal mio punto di vista è che se è vero che nella fase iniziale c’è un vantaggio del Sì si tratta comunque di un vantaggio fragile perché da un lato si basa sull’assunto che l’elettorato, soprattutto di centrodestra, vada a votare ma non è facile mobilitare sette, otto o dieci milioni di cittadini intorno a un referendum, per di più su un elettorato come quello di centrodestra che storicamente è meno politicizzato rispetto a quello di centrosinistra. Il secondo elemento è che una possibile chiave per mobilitare sul Sì potrebbe passare dalla politicizzazione del voto e quindi da una sorta di presa in carico da parte di Meloni che però avrebbe anche l'effetto di mobilitare i contrari. E da molti punti di vista è molto più facile aggregare attorno a un No piuttosto che a un Sì o comunque a una proposta di governo. Quindi per il campolargo se c’è un terreno sul quale sulla carta potrebbe essere più facile mobiliare i propri elettori è proprio il referendum, perché si può dire no alla proposta di riforma e assieme a questo anche al governo Meloni. L’insieme di queste valutazioni mi fa dire che siamo di fronte a una partita aperta e tutt’altro che scontata.

Gli elettori di centrodestra sembrano essere compattamente per il Sì, mentre tra gli elettori di Pd e M5S c’è una buona fetta, anche se minoritaria, per il No: sarà questo a fare la differenza?

Questa è una chiave perché se si arriva effettivamente a una polarizzazione politica sul voto e quindi con due blocchi contrapposti, a quel punto una minore fedeltà nel voto referendario negli elettori di centrosinistra moderato potrebbe fare la differenza. Penso a una fetta di elettori Pd, al bacino riformista che va da Italia viva ad Azione e Più Europa, ma anche all’incognita Cinque Stelle. In fondo basterebbe che rispetto al bacino teorico del No mancassero all’appello due o tre punti , e che quindi un quindicesimo dell’elettorato di quell’area si sposti sul Sì, perché questo vinca.

Dopo Torino Schlein ha condannato con nettezza l’accaduto, forse anche in vista della Direzione Pd e la resa dei conti con i riformisti: questo può cambiare qualcosa nel rapporto con il M5S di Conte in vista delle Politiche?

Nello specifico mi pare che il punto possa riguardare più Avs che non il M5S, ammesso che sia un punto aperto al di là dell’immediata reazione e delle schermaglie. Che peraltro potrebbero avere ripercussioni sul centrosinistra torinese perché Avs è una parte importante della maggioranza che sostiene il sindaco Lorusso e questa vicenda non aiuta a livello di rapporti, al punto che diversi esponenti del centrodestra hanno invitato il primo cittadino a escludere Avs dalla sua maggioranza. Ma in generale non mi pare che questo sia un tema dirimente rispetto ai rapporti Pd-Cinque Stelle, che hanno altri problemi non riconducibili a questi fatti.