Esteri
La pubblicazione, giudicata attesa e tardiva, di oltre tre milioni di documenti sul caso Jeffrey Epstein non è bastata a spegnere le polemiche. Avvocati e associazioni che rappresentano le vittime sostengono che milioni di file restino ancora secretati e che il quadro restituito dalle carte diffuse sia incompleto e insufficiente a chiarire come il finanziere, morto nel 2019, abbia potuto abusare per anni di ragazze minorenni beneficiando di un trattamento giudiziario di favore.
Come evidenzia il Guardian, i documenti resi pubblici finora non risponderebbero alla domanda centrale: chi ha aiutato Epstein e perché. Un nodo che, secondo i legali delle sopravvissute, rimane ancora avvolto dal segreto nonostante l’enorme mole di materiale desecretato.
«Abbiamo già molti fascicoli sulla depravazione di Epstein. Quello che manca sono i fascicoli sulla sua immunità», ha dichiarato l’avvocata Ann Olivarius, fondatrice dello studio McAllister Olivarius. «La domanda non è solo “chi era sull’aereo di Epstein?”, ma “chi ha fatto la telefonata che ha fermato l’indagine del 2007?”». Secondo la legale, una divulgazione non può dirsi completa se illumina il profilo del criminale ma lascia nell’ombra lo scudo istituzionale che lo ha protetto.
I dubbi riguardano anche la quantità di materiale effettivamente resa pubblica. «Il Dipartimento di Giustizia aveva inizialmente identificato oltre sei milioni di pagine di interesse, eppure ne abbiamo viste circa la metà», ha spiegato Olivarius. La giustificazione ufficiale, secondo cui il resto sarebbe composto da duplicati o documenti non pertinenti, non convince chi si occupa da anni di trasparenza nei casi di abusi sistemici.
Dello stesso avviso è Jennifer Plotkin, dello studio Merson Law, che rappresenta oltre 30 vittime. «Il governo continua a schivare le proprie responsabilità per gli abusi di Epstein su centinaia di sopravvissute. La pubblicazione dei file dimostra che il governo ha fallito le vittime ancora e ancora», ha affermato.
Ancora più dura Jennifer Freeman, avvocata di Maria Farmer, la prima donna che denunciò Epstein nel 1996. Secondo Freeman, la gestione dei documenti è stata «un caos fin dall’inizio, pieno di scadenze mancate e censure maldestre, mentre vengono esposte le identità delle sopravvissute». Da qui una serie di interrogativi ancora senza risposta: dove sono il resto dei fascicoli dell’FBI su Maria Farmer? Dove sono i verbali delle denunce di tante altre donne? E perché vengono nascosti i nomi dei responsabili mentre si espongono le vittime?
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti respinge però con decisione le accuse. Un funzionario del DoJ ha parlato di una «narrativa trita e ritrita», ribadendo che «sono state prodotte oltre 3,5 milioni di pagine in conformità con la legge» e che al Congresso è stato chiaramente spiegato quali materiali non fossero pertinenti. «Solo perché si desidera che qualcosa sia vero, non significa che lo sia», ha aggiunto la fonte, difendendo l’operato dell’amministrazione.