Scontro
Quando Di Maio e Conte andavano a pranzo insieme... Nella foto anche Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli
Il libro di Giuseppe Conte arriva in libreria, ma prima ancora dell’uscita ufficiale riapre una delle faglie più profonde della storia recente del Movimento 5 stelle. Le anticipazioni di Una nuova primavera, tra autobiografia e manifesto politico del leader pentastellato, riportano infatti al centro due passaggi decisivi della vita politica italiana: la rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale nel gennaio 2022 e la fase finale del rapporto tra il Movimento, Mario Draghi, Beppe Grillo e Luigi Di Maio. Ed è proprio l’ex ministro degli Esteri a reagire con durezza, affidando a tre storie su Instagram una replica che trasforma il lancio editoriale di Conte in un nuovo terreno di scontro politico.
Il punto più sensibile riguarda il racconto che Conte fa dei retroscena del Quirinale e della stagione del governo Draghi. Nelle anticipazioni diffuse sui giornali, il presidente del Movimento 5 stelle accredita Di Maio tra coloro che avrebbero contribuito a bruciare la candidatura di Elisabetta Belloni e poi evoca un presunto tentativo di Draghi di isolare lui stesso per puntare invece proprio su Di Maio. Parole che l’ex capo politico del M5s giudica non solo scorrette, ma in un passaggio addirittura false.
Nel libro, Conte ricostruisce una delle giornate più convulse della corsa al Quirinale del 2022. Racconta di un incontro a tre con Enrico Letta e Matteo Salvini per provare a sbloccare l’impasse e di una successiva convergenza su uno dei nomi proposti, quello di Elisabetta Belloni, allora direttrice del Dis.
Secondo la versione dell’ex premier, quella candidatura avrebbe potuto rappresentare una svolta politica e culturale, anche per il fatto che si trattava di una donna. Ma, sempre stando al suo racconto, appena il nome sarebbe diventato di dominio pubblico, si sarebbe attivato un fronte trasversale per affossarlo. Tra i protagonisti di quell’attacco concentrico, Conte inserisce Matteo Renzi, Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini.
È questo uno dei passaggi che più hanno colpito Di Maio, perché lo colloca esplicitamente tra coloro che avrebbero lavorato contro una soluzione appoggiata da Conte.
Ma nel libro c’è anche un secondo capitolo che tocca direttamente l’ex ministro. Conte racconta i mesi del governo Draghi come una fase in cui il Movimento sarebbe stato progressivamente messo sotto pressione, anche a causa del rapporto personale costruito da Beppe Grillo con l’allora presidente del Consiglio.
L’ex premier sostiene che quella relazione diretta tra il fondatore del M5s e Draghi avrebbe finito per indebolire la rappresentanza politica del Movimento, mettendolo costantemente in difficoltà. Conte descrive un meccanismo nel quale, attraverso le interlocuzioni con Grillo, Draghi avrebbe tenuto «sotto scacco politico» il M5s, costringendo lui a difendersi ogni volta sui provvedimenti contestati.
Il passaggio più esplosivo arriva però quando si richiama il racconto attribuito al sociologo Domenico De Masi: un episodio che, secondo Conte, avrebbe rivelato il tentativo di Draghi di convincere Grillo a isolare il leader del Movimento per appoggiare invece Di Maio.
La risposta dell’ex ministro arriva quasi subito e ha il tono della controffensiva. Di Maio dice di sentirsi costretto a intervenire dopo le anticipazioni del libro e affronta per prima cosa i due aspetti che Conte avrebbe evocato contro di lui: il suo ruolo nella rielezione di Mattarella e la stima di Draghi nei suoi confronti.
Su entrambi i fronti, Di Maio ribalta completamente la prospettiva. Non si difende, ma rivendica. Essere stato tra i protagonisti della conferma di Mattarella al Quirinale e avere goduto della fiducia dell’allora premier, sostiene, sono «due cose di cui sono profondamente orgoglioso».
È un modo per respingere l’impostazione vittimistica del racconto di Conte e trasformare quei passaggi in titoli di merito anziché in addebiti politici.
Il punto di maggiore attrito, però, riguarda il presunto episodio che chiamerebbe in causa Draghi, Grillo e lui stesso. Qui Di Maio accusa Conte di avere riportato nel libro «un episodio completamente falso» proprio su di lui e sull’ex presidente del Consiglio.
La sua critica è ancora più dura perché, aggiunge, uno dei protagonisti di quel racconto, Domenico De Masi, non può più essere coinvolto in un contraddittorio. Da qui l’accusa di «pessima caduta di stile», che colpisce Conte non sul piano politico generale, ma sul metodo scelto per rilanciare la propria narrazione.
Nelle sue storie Instagram, Di Maio non si limita a smentire un passaggio, ma contesta l’intera chiave con cui Conte avrebbe scelto di raccontare quella fase. Secondo l’ex ministro, il leader pentastellato costruisce nel libro una rappresentazione di sé come vittima di una congiura orchestrata da più soggetti: Renzi, Guerini, lui stesso e altri esponenti che avrebbero sostenuto Draghi dopo la caduta del Conte II e partecipato attivamente alla rielezione del Capo dello Stato.
Per Di Maio, questo racconto stride con la realtà politica di oggi. Perché molti di quei cosiddetti “draghiani”, sottolinea, sono adesso gli stessi interlocutori con cui Conte prova a costruire accordi territoriali e prospettive di governo nel campo largo.
Ed è proprio su questo terreno che Di Maio prova a colpire di più. Ricorda che quelle figure che Conte nel libro descrive come avversari o congiurati sono oggi i suoi alleati, o comunque i soggetti con cui il Movimento 5 stelle si trova a governare insieme in diverse realtà locali e con cui potrebbe essere chiamato a stringere accordi più ampi in vista delle prossime elezioni politiche.
L’affondo finale è netto: Conte, sostiene Di Maio, si racconta come vittima di persone con cui in realtà oggi governa insieme. È qui che l’ex capo politico del Movimento prova a smontare la coerenza dell’operazione editoriale del leader pentastellato, presentandola come un esercizio di autoassoluzione politica incompatibile con le scelte attuali.
Nella parte conclusiva della sua replica, Di Maio prova anche a recuperare un ruolo politico nel dibattito attuale. Sottolinea di essere stato lui per primo a proporre l’apertura più ampia possibile alle alleanze, esattamente come – osserva – sta facendo oggi Conte, che stringe accordi con Renzi, De Luca, Mastella e altri protagonisti della politica italiana.