Dopo il referendum
La legge elettorale torna subito al centro dello scontro politico dopo la sconfitta del centrodestra al referendum sulla giustizia. A Montecitorio, infatti, la maggioranza ha deciso di imprimere un’accelerazione all’esame della riforma depositata in Parlamento, aprendo un nuovo fronte che promette di infiammare il confronto tra governo e opposizioni già nei prossimi giorni.
L’iter in commissione Affari costituzionali della Camera prenderà il via martedì 31 marzo, con l’avvio della discussione sulla proposta di riforma presentata dalla maggioranza. Un passaggio che segna l’inizio formale del percorso parlamentare e che arriva in un clima politico reso ancora più teso dall’esito del referendum.
A chiarire il calendario è stato il presidente della commissione, Nazario Pagano, al termine dei lavori dell’ufficio di presidenza. «Poi in commissione sarà adottato il testo base» e «verrà votato il testo su cui lavoreremo», ha spiegato il deputato di Forza Italia, confermando che insieme alla proposta della maggioranza saranno esaminate anche le altre iniziative già depositate in materia.
Pagano ha infatti fatto sapere che ci sarà spazio anche per le «altre 8» proposte «che ci sono in materia elettorale che per regolamento devo abbinare». Il cantiere, dunque, si aprirà ufficialmente a breve, con un confronto che partirà dalla Camera ma che ha già assunto un peso politico ben più ampio.
Dietro lo sprint del centrodestra, però, non mancano perplessità neppure tra le forze di governo. Nella maggioranza c’è chi continua a considerare la legge elettorale un dossier non urgente rispetto ad altri temi. «Le leggi elettorali non sono una priorità. È chiaro che se la Meloni vuole modificare la legge, ci sta», ammette a taccuini chiusi un esponente di primo piano della Lega.
Il partito di Matteo Salvini, secondo quanto emerge, non avrebbe mai vissuto con particolare trasporto questa partita politica. Il leader leghista avrebbe infatti lasciato il fascicolo nelle mani di Roberto Calderoli e Andrea Paganella, che hanno partecipato al tavolo di coalizione incaricato di definire lo schema del cosiddetto Stabilicum.
Il dato politico, però, resta evidente: mentre il centrodestra prova a riprendere l’iniziativa dopo il colpo subito sul referendum, una parte della stessa coalizione osserva il dossier con prudenza, senza trasformarlo in una battaglia identitaria.
Se nella maggioranza affiorano dubbi, dalle opposizioni è arrivata una reazione durissima. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha usato parole nette contro l’impianto della riforma: «Come l’hanno anticipata e proposta possiamo parlare di una legge supertruffa».
Conte ha poi articolato la sua critica entrando nel merito dei contenuti attribuiti alla bozza: «Nel 1953 c'è stata la legge truffa, qui addirittura si migliora il premio di maggioranza che supera addirittura il 17%; poi non ci sono neppure le preferenze anche se era una battaglia di FdI, poi - dopo aver fatto l’accordo di maggioranza - hanno presentato un emendamento per pulirsi la coscienza. È il tentativo di confezionare una legge elettorale che possa consentire alla maggioranza di avere qualche vantaggio».
Sullo stesso piano si è collocata anche la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, che ha letto la scelta del centrodestra come una forzatura politica arrivata nel momento più delicato per la coalizione di governo. «Come se non fosse successo niente. Oggi la maggioranza ancora stonata dalla clamorosa sconfitta al referendum, forza la mano e impone l’esame della legge elettorale. Ignorano le priorità del Paese che sono state cause della loro débâcle».
Il riferimento al referendum è diventato il cuore dell’attacco delle opposizioni, che collegano direttamente l’accelerazione sulla riforma elettorale alla necessità del centrodestra di ricompattarsi dopo il voto. Per Alfonso Colucci, capogruppo M5S in commissione Affari costituzionali alla Camera, «evidentemente si tratta di una prepotenza inguaribile, nemmeno la primavera di democrazia sbocciata ieri ferma questo centrodestra. Ma gli italiani al referendum hanno mandato un messaggio molto chiaro: l’arroganza non premia».
Ancora più severo il giudizio del segretario di +Europa, Riccardo Magi, che descrive il clima politico attorno alla riforma come sospeso ma carico di tensione. «C'era un clima un pò surreale. Sembra che vadano avanti come treni, poi vedremo se realmente sarà così. Per noi l’aver fissato la data di inizio dell’iter è un fatto grave perché è una pessima bozza quella che la maggioranza e il governo hanno messo sul tavolo. Ha degli aspetti gravi che non ci sono in nessuna democrazia europea. Faremo un’opposizione intransigente dentro e fuori il Parlamento».