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Dopo il voto

Fratoianni avverte il centrosinistra: «I 15 milioni del No non sono voti automaticamente nostri»

Il leader di Avs invita le opposizioni a non ripiegarsi sulle primarie e a rispondere con proposte concrete, a partire da salario minimo e difesa della Costituzione. Intanto Landini parla di «nuova primavera» e Calenda attacca il «dream team» del campo largo

24 Marzo 2026, 11:12

Fratoianni avverte il centrosinistra: «I 15 milioni del No non sono voti automaticamente nostri»

NICOLA FRATOIANNI POLITICO

Il giorno dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia, Nicola Fratoianni prova a raffreddare letture troppo automatiche del risultato e mette in guardia tutto il campo delle opposizioni. Per il leader di Alleanza Verdi e Sinistra, i circa 15 milioni di voti raccolti contro la riforma non possono essere considerati un patrimonio già intestato ai partiti del centrosinistra. Sono, piuttosto, il segnale di una domanda politica e sociale che chiede risposte concrete.

«Per il campo delle opposizioni, 15 milioni di voti sono un numero che va oltre i voti attribuiti alle forze di opposizione e di centrosinistra, è bene ricordarselo», ha detto Fratoianni. E ha aggiunto: «Che tutti sappiano che quei 15 milioni di voti non sono automaticamente voti nostri, ma dicono di una domanda cui dare una risposta. Quel voto chiede all’alternativa di dedicarsi a non stravolgere la Costituzione ma di applicarla».

Il messaggio al centrosinistra: meno tattica, più contenuti

Nel ragionamento di Fratoianni, la priorità non è discutere subito di leadership o meccanismi interni alla coalizione. Il punto, sostiene, è capire se il centrosinistra sia davvero pronto a trasformare quel consenso in proposte capaci di incidere sulla vita concreta delle persone.

Per questo, parlando anche del tema delle primarie, il co-portavoce di Avs ha spostato subito l’attenzione sui contenuti. «Io non credo che l’onda generazionale che ha travolto la controriforma di Nordio abbia come prima esigenza sapere come il centrosinistra discute di sé stesso, ma di sapere se siamo pronti a depositare una legge sul salario minimo, magari a 11 euro. Partiamo da qui».

È una linea che punta a evitare che la vittoria referendaria venga assorbita rapidamente dentro il tradizionale dibattito sulle formule politiche, senza tradursi in iniziative concrete su lavoro, diritti sociali e attuazione della Costituzione.

«Una straordinaria vittoria» e un avvertimento alla destra

Nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, Fratoianni ha poi definito il risultato referendario una «straordinaria vittoria», ringraziando gli elettori che hanno respinto la riforma della giustizia. Nella sua lettura, il No rappresenta molto più di una bocciatura tecnica del testo voluto dal governo.

«È stata un’onda repubblicana e costituzionale che ha sommerso Giorgia Meloni», ha detto. E ancora: «È una bellissima notizia che dice che in questo paese cambia l’aria, può cambiare davvero e ci consegna una grande responsabilità».

Il leader di Avs ha quindi rivolto un messaggio diretto alla maggioranza, invitandola a fermarsi sugli altri progetti di revisione istituzionale. «Diamo loro il tempo di riprendersi perché il colpo è stato forte: si fermino con gli altri progetti di stravolgimento della Costituzione, dall’autonomia al premierato alle forzature della legge elettorale».

Per Avs il voto è anche un giudizio sul governo

Fratoianni insiste anche su un altro punto politico: il referendum, a suo giudizio, non può essere letto solo come un passaggio sulla giustizia, ma anche come un voto che ha colpito direttamente l’esecutivo. «Il No è anche un giudizio su questo Governo e non possono far finta di niente», ha detto, aggiungendo che Giorgia Meloni non può pensare di cavarsela con «un video fatto con il cellulare da casa sua».

Landini: «È l’inizio di una nuova primavera»

A dare forza politica e simbolica alla giornata è stata anche la piazza organizzata a Roma dalla Cgil. Quella che nasce come manifestazione spontanea a piazza Barberini si trasforma poi in un corteo verso piazza del Popolo, scandito dal grido di «dimissioni» rivolto al governo.

Dal palco improvvisato sul retro di un camion, il segretario della Cgil Maurizio Landini parla più volte di «nuova primavera». Una primavera, dice, che nasce per la difesa della Costituzione, per i diritti e contro tutte le guerre.

«È una giornata bellissima, l’inizio di una nuova primavera. Ancora una volta il popolo italiano ha ribadito che la Costituzione non si tocca ma si applica. Questa giornata dice anche un’altra cosa: questo governo non rappresenta la maggioranza del Paese», rivendica Landini.

Il leader sindacale lancia poi un messaggio preciso all’esecutivo: «Il governo abbia l’umiltà di ascoltare questo voto». Secondo Landini, dal referendum esce una richiesta chiara di partecipazione e di cambiamento, non un plebiscito per la maggioranza.

La piazza del No tra musica, giovani e simboli

Alla manifestazione romana partecipano alcune migliaia di persone, in gran parte giovani e studenti, raccolti dietro lo striscione “Viva l’Italia che resiste ancora”, citazione di Francesco De Gregori. Sul palco ci sono, accanto a Landini, quasi tutti i principali leader del centrosinistra: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, lo stesso Fratoianni, oltre al sindaco di Roma Roberto Gualtieri e al presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo.

La piazza è attraversata da bandiere, slogan, abbracci e canzoni simbolo come “Bella ciao”, “I cento passi” e “C’è chi dice no”. Una scenografia che accompagna la lettura politica di un voto vissuto come una mobilitazione popolare in difesa dell’impianto costituzionale.

Calenda si smarca e attacca il “dream team” del campo largo

Nel fronte dell’opposizione, però, non manca chi prende subito le distanze dalla rappresentazione unitaria della piazza. Carlo Calenda, con un lungo intervento sui social, rilancia una sua agenda di priorità e liquida con sarcasmo l’ipotesi di una saldatura politica tra Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Landini, Gratteri, Renzi e Travaglio.

Per il leader di Azione, la risposta al risultato referendario dovrebbe passare da una vera “to do list” di governo: energia, nucleare, automotive, difesa, sicurezza, salario minimo, riforma delle concessioni e stop alle riforme costituzionali e alla legge elettorale. Ma nella parte finale del suo intervento arriva la stoccata politica: «Il dream team Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Landini, Gratteri, Renzi, Travaglio neppure».