Martedì 24 Marzo 2026

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L'intervista

Castellani: «Per il governo Meloni una sconfitta netta. Ma la magistratura ormai è un partito»

Per il professore della Luiss la vittoria del No chiude il progetto istituzionale del centrodestra sulla giustizia e apre una fase più fragile per il governo, ma il centrosinistra resta diviso

24 Marzo 2026, 09:35

Castellani: «Per il governo Meloni una sconfitta netta. Ma la magistratura ormai è un partito»

Lorenzo Castellani, professore di Storia delle Istituzioni Politiche alla LUISS-Guido Carli

Lorenzo Castellani, professore di Storia delle Istituzioni Politiche alla LUISS-Guido Carli, ragiona sulle conseguenze del No al referendum sulla giustizia e mette in guardia dall’Anm «che ormai è un partito politico» analizzando la sconfitta del fronte del Sì. «Meloni e il governo ne escono indeboliti, ma il centrosinistra è ancora diviso».

Professor Castellani, qual è la sua opinione sulla vittoria del No al referendum?

C’è stata una grande affluenza che rende questo voto ancora più importante e centrale e la sconfitta del Sì ancora più rilevante. Segna la fine del progetto istituzionale del centrodestra che riguardava la magistratura ma anche il premierato.

L’alta affluenza è un segnale verso nuove forme di mobilitazione o è l’eccezione che conferma la regola?

Non è detto che chi ha votato No in questo referendum poi torni alle urne e voti automaticamente per il centrosinistra tra un anno. Da questo punto di vista registrerei il dato come positivo per la partecipazione ma non lo darei per stabilizzato.

Eppure l’elettorato di centrosinistra si è mobilitato: è questo che ha fatto la differenza?

Di certo c’è stata una grande mobilitazione dell’elettorato di centrosinistra, ma anche di quello che di solito si astiene e perfino di una parte di quello di centrodestra che non era d’accordo fino in fondo con la riforma. Il governo ne esce indebolito, Giorgia Meloni anche. Per la prima volta si affaccia la possibilità che il centrodestra, con qualunque legge elettorale, possa perdere le elezioni se tutti gli altri si coalizzano.

A proposito di centrodestra, quali conseguenze avrà questo voto sul governo e sulla maggioranza?

Meloni l’ha già detto: resterà al governo. E penso che ora cercherà di cambiare la legge elettorale andando verso un proporzionale con premio di maggioranza, che potrebbe garantire la vittoria al centrodestra ma anche al centrosinistra unito. Nei prossimi nove, dieci mesi la presidente del Consiglio cercherà di sopravvivere alle difficoltà politiche ed economiche e cercherà di arginare le richieste di Salvini e Tajani che molto probabilmente saranno indeboliti ulteriormente nei sondaggi e quindi diventeranno politicamente più aggressivi.

Riuscirà il centrodestra a rimanere unito da qui alle prossime Politiche?

Arriveremo alle Politiche con un governo ancora unito ma chiaramente più indebolito, scomposto e con più difficoltà di gestione dei rapporti tra leader. Dopodiché Meloni cercherà di fare una campagna elettorale concentrata sulla sua leadership e sul fatto che abbia comunque garantito una legislatura di stabilità. E soprattutto che le opposizioni rappresentano un’alleanza non definita e con molte contraddizioni al suo interno.

Il centrosinistra riuscirà a tradurre la mobilitazione per questo referendum in sostegno alle Politiche?

Il centrosinistra è riuscito a ottenere una vittoria e la certificazione che si può costruire una maggioranza alternativa al centrodestra in un’ottica bipolare. Starà a loro cercare di trovare un modo per convivere. Mi sembra evidente che dopo questa vittoria Schlein non abbia alcun interesse di imbarcarsi in primarie o nella ricerca di un papa straniero. Ha ottenuto una vittoria e penso che in tutti i modi cercherà di essere lei la candidata premier. Certo deve risolvere il rapporto con Giuseppe Conte. E deve capire se non curarsi più dei partiti di centro o se cercare di imbarcarli. Ma dipenderà anche dalla legge elettorale: di certo serve un patto di base tra Pd, Avs e M5S per suggellare questa possibile alternativa.

Conte e il M5S cercheranno di “scavalcare” il Pd nelle gerarchie di coalizione, magari attraverso le primarie?

Diciamo che se ci fosse una legge proporzionale le primarie possono risolvere poco. Non capisco perché Schlein debba aprirsi alle primarie. Resterebbero l’ultima ratio nel momento in cui non è possibile nessun accordo ma il tempo non è tantissimo. Le primarie vanno organizzate e al massimo a novembre dovrebbero svolgersi. Non so se sarà possibile farlo.

Questo referendum rappresenta la battaglia finale della guerra dei trent’anni tra politica e magistratura, vinta da quest’ultima?

Penso di sì. La magistratura continuerà a essere politicamente attiva e lo farà ancora di più dopo questa vittoria. E penso che questo resterà un problema di lungo periodo ormai irrisolvibile almeno nel medio termine perché non si faranno altri tentativi di riforma, chiunque governerà. Non è stato possibile risolvere la questione in termini costituzionali e potrebbe essere possibile una recrudescenza della magistratura nei confronti della politica, e viceversa. Di certo questo referendum ci ha dimostrato che l’Anm si comporta come un partito.

Quali potrebbero essere le conseguenze?

Inchieste, indagini, casi Delmastro, che anche se magari sono poco rilevanti dal punto di vista penale potrebbero comunque trasformarsi in problemi politici. C’è un elemento che può rimanere e danneggiare chi è al governo: oggi il centrodestra, domani chi lo sa. E la magistratura potrebbe rifarsi non solo dal punto di vista giudiziario ma anche politico, sia nelle sentenze che nelle indagini.