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Nordio dopo la sconfitta: «La riforma porta il mio nome, mi assumo la responsabilità politica»

Il Guardasigilli riconosce errori di comunicazione dopo la bocciatura referendaria della riforma sulla giustizia. Difende Delmastro, esclude ritorsioni della magistratura e attacca l’Anm: «È la vera vincitrice»

24 Marzo 2026, 10:49

Nordio dopo la sconfitta: «La riforma porta il mio nome, mi assumo la responsabilità politica»

CARLO NORDIO MINISTRO GIUSTIZIA

La riforma della giustizia bocciata dagli elettori al referendum porta il suo nome, e proprio per questo Carlo Nordio sceglie di intestarsi pubblicamente la sconfitta. Il ministro della Giustizia, intervenendo a Start su Sky Tg24, ha riconosciuto che eventuali errori di impostazione e comunicazione sono stati anche suoi, rivendicando però la necessità di continuare comunque il lavoro di governo dopo il voto che ha fermato la riforma costituzionale voluta dall’esecutivo Meloni.

Il referendum del 22 e 23 marzo si è chiuso con la vittoria del No, che ha superato il 53%, bloccando così la modifica costituzionale sulla separazione delle carriere e sull’istituzione della Corte disciplinare. Nordio, all’indomani del risultato, non ha cercato alibi esterni, ma ha anche spostato il fuoco politico sul ruolo dell’Associazione nazionale magistrati, definita la vera vincitrice della consultazione.

«La riforma porta il mio nome»

Il passaggio più netto dell’intervista è quello in cui il Guardasigilli rivendica la paternità politica del progetto e ne accetta il costo. «La riforma della giustizia porta il mio nome, me ne assumo la responsabilità politica», ha detto. Poi ha aggiunto: «Che cosa non ha funzionato? Non vorrei trovare colpe di altri, se ci sono stati difetti di impostazione e comunicazione sono stati anche miei». Una linea confermata anche da altre sintesi dell’intervento, nelle quali Nordio insiste sul fatto che tutto vorrebbe fare tranne che scaricare la colpa su altri.

Per il ministro, le sconfitte in politica «si devono mettere in bilancio» e vanno affrontate «con serenità». Il punto, nella sua lettura, non è negare il responso delle urne, ma gestirne le conseguenze senza aprire fratture nella maggioranza.

Nessuna rottura con Meloni

Nordio ha chiarito di non avere parlato direttamente con Giorgia Meloni dopo il referendum, ma di essersi confrontato con i colleghi di partito e di essere allineato alla linea esposta dalla presidente del Consiglio. Nelle sue parole non emerge alcuna intenzione di aprire un caso politico interno, e anzi il messaggio è quello della continuità: la maggioranza parlamentare resta, a suo dire, «solidissima» e il governo non intende mettere in discussione il proprio programma complessivo.

Il ministro ha infatti sostenuto che l’esito del referendum va ascoltato, ma non cambia la tenuta dell’esecutivo. Secondo Nordio, sulla prospettiva delle riforme pesa piuttosto «una forte ipoteca non politica ma ideologica» contro le riforme liberali.

Nel mirino la campagna del centrosinistra

Nella ricostruzione del Guardasigilli, uno degli elementi decisivi del voto è stato il modo in cui il referendum è stato raccontato al Paese. Nordio sostiene che il quesito fosse «estremamente tecnico» e che sia stato trasformato troppo presto in un terreno di scontro politico. Per questo ritiene che la campagna del centrosinistra abbia puntato soprattutto sull’elemento emotivo.

Il ministro ha detto che «la campagna elettorale del centrosinistra è stata improntata sull’emotività, che ha colpito gli italiani» e ha aggiunto che, prima di votare, «non tutti hanno avuto la diligenza di informarsi sul contenuto della legge». Allo stesso tempo, però, ha minimizzato l’effetto dell’eccesso di polemica nella campagna, affermando che non ritiene abbia inciso in modo determinante sul risultato.

«La vera vincitrice è l’Anm»

Il passaggio più politico e più duro dell’intervento riguarda però l’Anm. Per Nordio, l’associazione delle toghe esce dal referendum rafforzata al punto da trasformarsi in un soggetto politico a tutti gli effetti. «I vincitori non sono Pd e M5s, ma è l’Anm», ha detto, accusando l’associazione di avere dato fin dall’inizio una spinta decisiva al fronte del No.

Nella sua lettura, l’Anm avrebbe ora un «potere contrattuale enorme», destinato a pesare anche nei futuri equilibri del centrosinistra. Nordio si è spinto fino a sostenere che il problema, in prospettiva, sarà più della sinistra che della maggioranza, perché i partiti di opposizione dovranno fare i conti con un soggetto che considera ormai apertamente politico.

Nessun timore di ritorsioni

Nonostante le critiche all’associazionismo giudiziario, Nordio ha escluso di temere ritorsioni da parte della magistratura dopo l’esito referendario. Ha detto di non credere che possano esserci reazioni di questo tipo, pur ribadendo la convinzione che l’Anm esca da questa fase con un peso specifico molto più forte di prima.

Il caso Delmastro e la difesa del sottosegretario

Nel corso dell’intervista, il ministro ha affrontato anche la vicenda del sottosegretario Andrea Delmastro, spiegando che fino al giorno prima era stato assorbito dalla campagna referendaria e che la questione gli era arrivata «del tutto inattesa». Nordio ha dichiarato di essere certo che Delmastro riuscirà a chiarire e ha aggiunto che, conoscendolo, tutto si può pensare di lui tranne che abbia «qualche contiguità o conoscenza mafiosa».

La difesa del sottosegretario si accompagna a un’altra precisazione: la posizione della capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi, non è in discussione. Anche qui il messaggio è di tenuta e di continuità amministrativa dentro via Arenula.

Le priorità adesso: carceri e custodia cautelare

Dopo la bocciatura della riforma, Nordio indica comunque una rotta per i prossimi mesi. Il ministro spiega che ora il governo si concentrerà sul piano carceri, definendo il tema dei suicidi in carcere una ferita che resta «nel cuore». A suo dire, bisogna completare il piano edilizio, ma anche ridurre il ricorso alla carcerazione preventiva, uno dei punti su cui il Guardasigilli insiste da tempo.

È il tentativo di spostare l’asse dal referendum perso alle riforme ancora possibili in questa legislatura, cercando di mostrare che la sconfitta sulla revisione costituzionale non coincide con la paralisi del ministero.

Il congedo possibile a fine legislatura

Nell’intervista c’è infine anche un passaggio personale, che suona quasi come una riflessione sul proprio futuro politico. Nordio ricorda che l’anno prossimo compirà 80 anni e lascia intendere che, una volta completato il percorso di riforme possibile, potrebbe tornare ai suoi studi e ai suoi hobby. Parla di un «diritto a un po’ di riposo», pur senza trasformare il riferimento in un annuncio formale di addio