Mercoledì 18 Marzo 2026

×

Verso il referendum

Conte attacca la riforma e Giorgia Meloni: «Vogliono una magistratura più debole e controllabile»

Il leader del M5S boccia il sorteggio puro per il Csm, accusa il governo di usare casi di cronaca per fare campagna e parla di progetto politico contro i controlli di legalità

18 Marzo 2026, 11:21

Conte attacca la riforma  e Giorgia Meloni: «Vogliono una magistratura più debole e controllabile»

GIUSEPPE CONTE POLITICO PRESIDENTE MOVIMENTO 5 STELLE

Giuseppe Conte torna a schierarsi contro la riforma della giustizia e lo fa con toni durissimi, accusando il governo di voler piegare l’equilibrio costituzionale a favore dell’esecutivo. Intervenendo a DiMartedì, il presidente del Movimento 5 Stelle ha ribadito di non avere cambiato idea sul nodo del sorteggio per il Csm, spiegando di essere favorevole solo a un «sorteggio temperato» e non a quello previsto dal testo su cui gli italiani saranno chiamati a votare.

«Io non ho cambiato idea sul sorteggio: io sono a favore di un sorteggio temperato e questo non lo è», ha detto. Poi ha attaccato il cuore della riforma: «Stanno indebolendo il Csm dividendolo in tre, dividi et impera». Per Conte, però, il problema più grave è un altro: «Hanno previsto un sorteggio puro per i magistrati, chi capita lì nell’organo di autogoverno ci capita casualmente, a casaccio, ma la politica rilancia, forma la platea dove avverrà il sorteggio, quindi seleziona quelli più affidabili, li manda lì con un mandato politico preciso».

Il Csm, il sorteggio e il timore di una politica più forte

Nel ragionamento del leader pentastellato, la riforma non allontanerebbe la politica dalla magistratura, ma finirebbe per rafforzarne il peso. Il sorteggio, così come disegnato, non sarebbe una garanzia di neutralità, ma un modo per disarticolare l’autogoverno della magistratura e rendere più fragile il sistema dei contrappesi.

Conte insiste su questo punto perché ritiene che l’obiettivo reale del centrodestra non sia rendere più efficiente la giustizia, ma ridurre la forza di controllo degli organi di garanzia. È da questa convinzione che parte anche il resto della sua critica politica.

“Non vogliono i controlli, vogliono mettersi al riparo dalle inchieste”

Secondo l’ex presidente del Consiglio, il referendum rappresenta per il governo una partita decisiva. «Con questo referendum si stanno giocando il tutto per tutto, una posta molto importante», afferma. E subito chiarisce la sua lettura di fondo: «Non vogliono i controlli, vogliono mettere al riparo il governo di turno dalle inchieste della magistratura».

Nel corso della trasmissione, Conte allarga il discorso al rapporto tra potere politico e legalità costituzionale. «Si parla di Stato democratico di diritto perché a un certo punto si stabilisce che anche il monarca, il principe e quindi l’esecutivo, chi governa, è assoggettato alla legge. Loro non vogliono il controllo di legalità», dice. E ancora: «La magistratura è un argine al potere politico».

L’attacco a Meloni sulle parole contro i giudici

Conte chiama in causa direttamente Giorgia Meloni, accusandola di avere una concezione sbagliata dello Stato di diritto. «Giorgia Meloni, a inizio anno, in una conferenza stampa ha dichiarato che la magistratura deve assecondare l’indirizzo politico del governo», sostiene. Da qui il giudizio più duro: «Quando Meloni va in tv e dice che la magistratura ostacola non ha una concezione dello Stato di diritto. La magistratura, la Corte dei conti, non ostacolano, sono organi di garanzia a tutela di tutti i cittadini».

Per il leader M5S, la destra starebbe portando avanti un disegno coerente, che affonda le sue radici nella lunga stagione berlusconiana. «Non è in dubbio che l’ideologia del centrodestra è riformare la giustizia assoggettandola al potere e questa è una tendenza che abbiamo visto dai tempi di Berlusconi. Loro stanno realizzando un progetto».

“I casi di mala giustizia non c’entrano nulla”

Conte respinge anche l’uso dei casi di cronaca e di mala giustizia nella campagna referendaria. A suo giudizio, vengono evocati per spostare il dibattito su un terreno emotivo che non ha rapporto con il merito della riforma. «Meloni dice che gli stupratori, gli spacciatori, se vince il No torneranno liberi perché sono in difficoltà, perché non c'è nessun collegamento», afferma.

Poi aggiunge un passaggio polemico anche nei confronti di esponenti della maggioranza che, a suo dire, hanno già smentito la tesi dell’efficienza. «Hanno detto che questa riforma migliora l’efficienza, ma la senatrice Bongiorno ha detto che chi lo dice è ignorante, e anche Nordio», osserva.

Per Conte, il problema dei criminali in libertà dipende semmai da responsabilità politiche del governo. «Il problema vero è che se stupratori, pedofili, spacciatori sono in libertà è per la loro incapacità», dice, facendo l’esempio del caso Almasri: «Gli hanno dato il salvacondotto». E attacca anche la cosiddetta norma Nordio-Meloni: «Oggi stupratori e spacciatori devi convocarli per un interrogatorio preventivo: scappano tutti».

“Non ci hanno fatto toccare una virgola”

Il leader del M5S ironizza anche sull’idea, avanzata dal governo, di aprire un confronto sulle leggi attuative dopo l’eventuale vittoria del Sì. «Pensa che burla: il governo fa una riforma costituzionale che di solito viene portata in Parlamento e viene discussa, ma non si è fidato neanche dei parlamentari di maggioranza, non ha fatto toccare una virgola e adesso ci vogliono raccontare che le leggi attuative si siederanno con noi, che non ci hanno fatto toccare palla, e le scriveranno con noi», dice.

Per Conte, il metodo conferma il carattere chiuso e verticale dell’intera operazione politica.

Il riferimento alla propria esperienza da premier

Per sostenere la legittimità dei controlli della magistratura, Conte richiama anche la propria esperienza personale. «Io sono stato presidente del Consiglio, ci sono state misure restrittive durante il periodo della pandemia Covid. Sono stato denunciato perché aprivo troppo o perché chiudevo troppo. Sono andato al tribunale dei ministri, sia a Brescia che a Roma, non mi sono mai preoccupato a quali associazioni appartenevano pubblici ministeri e giudici», afferma.

Poi torna ancora sul caso Almasri, definendolo «un caso vergognoso» e sostenendo che l’Italia si sarebbe comportata «come uno Stato canaglia al pari di Malawi e Mongolia», tanto da essere deferita all’assemblea degli Stati della Corte penale internazionale.

L’Alta Corte disciplinare come “tribunale speciale”

Conte critica infine anche l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, che a suo avviso rischierebbe di assumere i tratti di un tribunale speciale, vietato dalla Costituzione. «L’Alta Corte disciplinare può configurarsi come un tribunale speciale che sarebbe peraltro vietato dalla nostra Costituzione», sostiene.

Secondo il presidente del M5S, la riforma si contraddirebbe da sola: «I promotori di questa riforma dicono: non vogliamo più far incontrare i pubblici ministeri e i giudici, ma nell’Alta Corte sono riuniti». E poi segnala un ulteriore problema di garanzie: «Se un giudice viene sanzionato può fare ricorso a chi? Alla stessa Alta Corte in un collegio diverso. Quindi vengono privati anche di una garanzia costituzionale di tutela davanti alla Cassazione».