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Referendum giustizia

Boccia attacca il sorteggio: «Così la politica controlla la magistratura»

Il capogruppo Pd al Senato critica il meccanismo previsto dalla riforma e accusa il governo di non avere affrontato i veri problemi della giustizia

16 Marzo 2026, 10:52

Boccia attacca il sorteggio: «Così la politica controlla la magistratura»

FRANCESCO BOCCIA PD

Francesco Boccia porta il fronte del No all’attacco del meccanismo di sorteggio previsto dalla riforma della giustizia e lo fa indicando proprio in quel punto uno dei rischi più gravi per l’autonomia della magistratura. Nel confronto andato in onda sulla Rai per le Tribune di Rai Parlamento dedicate al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, il presidente dei senatori del Pd ha sostenuto che il sistema immaginato dal governo consegnerebbe alla politica un ruolo troppo forte nella definizione degli equilibri futuri.

Secondo Boccia, il problema nasce già dal perimetro incerto del sorteggio dei togati. «Il sorteggio previsto per i togati sarebbe fatto tra un numero imprecisato di magistrati, probabilmente migliaia. Non sappiamo ancora quali saranno i criteri, perché purtroppo saranno definiti da un decreto successivo», ha detto.

Il nodo del decreto successivo

Nel ragionamento del capogruppo dem al Senato, uno degli elementi più critici è proprio il fatto che i criteri di selezione non siano già fissati in modo chiaro nel testo, ma rinviati a una fase successiva.

«I criteri verranno stabiliti con un decreto del governo, cioè dagli stessi protagonisti di questo clima politico così divisivo, a partire dal ministro della Giustizia Carlo Nordio», ha aggiunto. È qui che Boccia individua il profilo politico e istituzionale più delicato: non solo la casualità del meccanismo, ma il fatto che la sua regolazione concreta verrebbe affidata al governo.

La critica al sorteggio dei membri laici

Boccia ha esteso la sua contestazione anche alla parte della riforma che riguarda i membri laici del Csm. A suo giudizio, il meccanismo immaginato non riduce il peso della politica, ma anzi lo rafforza.

«Il sorteggio dei laici avverrebbe invece da una lista ristretta decisa dalla politica», ha osservato. Da qui la conclusione: «È evidente che così la politica finisce per avere un controllo diretto sulla magistratura».

“Un’impostazione inaccettabile”

Il giudizio del presidente dei senatori del Pd è netto. «Per noi questa impostazione è inaccettabile perché mette a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, principi fondamentali previsti dalla Costituzione della Repubblica Italiana», ha detto.

Nel suo intervento, Boccia riporta così il referendum dentro una cornice di difesa dei principi costituzionali, sostenendo che la riforma non produrrebbe un riequilibrio sano, ma una torsione pericolosa nel rapporto tra politica e giurisdizione.

L’accusa al governo: “Ha spaccato il Paese”

Il capogruppo dem non si limita però agli aspetti tecnici del testo. Il suo discorso diventa apertamente politico quando richiama il clima generale prodotto, a suo dire, dall’azione del centrodestra.

«Il Paese andrebbe pacificato e unito», ha insistito. Ma, secondo Boccia, è accaduto l’opposto: «La destra in tre anni e mezzo di governo lo ha invece spaccato».

“Nessuna risposta ai problemi reali della giustizia”

Nel finale del suo intervento, il presidente dei senatori Pd allarga ulteriormente il campo e accusa il governo di non avere affrontato i nodi concreti che rallentano e indeboliscono il sistema giudiziario.

«Non è intervenuta sull’efficienza dei processi, non li ha accelerati, non ha dotato il servizio giustizia di decine di migliaia di operatori e non ha migliorato le condizioni delle carceri», ha detto.

Da qui il giudizio conclusivo sulla riforma proposta dal ministro Carlo Nordio: «Questa riforma costituzionale non fa nulla di tutto questo. In tre anni e mezzo questo governo e questa maggioranza non hanno dato risposte concrete alle criticità della giustizia».