L'intervento
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA LIVIA OTTOLENGHI PRESIDENTE UCEI
Livia Ottolenghi apre il suo mandato alla guida dell’Ucei, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, con un messaggio netto sul clima che vivono oggi gli ebrei in Italia. Nell’incontro con la stampa alla Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano “Tullia Zevi” di Roma, la nuova presidente ha parlato di una condizione segnata da paura, protezione costante e crescente preoccupazione, denunciando un aumento marcato degli episodi di antisemitismo.
«Qui in Italia noi non viviamo bene. Non c'è una situazione tranquilla. Viviamo bene perché protetti dalle forze dell’ordine», ha detto Ottolenghi. Un’affermazione che fotografa una realtà vissuta, secondo la presidente dell’Ucei, dentro un quadro di allerta permanente. «Penso ai bambini che devono uscire scortati da scuola o ai problemi avuti dai ragazzi nelle università. Per non parlare che i nostri rappresentanti che girano scortati», ha aggiunto.
Al centro del suo intervento c’è la denuncia di una crescita che viene definita molto forte, sia sul piano digitale sia su quello degli episodi concreti. Ottolenghi parla di un incremento «esponenziale, il 400% negli ultimi anni» dei casi di antisemitismo, sottolineando come il fenomeno si manifesti tanto online quanto attraverso atti materiali.
Per la nuova presidente dell’Ucei, la risposta non può limitarsi alla sola tutela securitaria. Il nodo, spiega, è anche culturale e richiede un lavoro profondo sul terreno della conoscenza e della formazione.
Ottolenghi individua nella formazione una delle leve principali per contrastare il clima attuale. «Bisognerà trovare i sistemi per far sì che ci siano delle iniziative finalizzate a una migliore conoscenza dell’ebraismo e delle realtà ebraiche. Bisognerà ricreare la cultura del dialogo», afferma.
Il punto, nella sua impostazione, è rafforzare la conoscenza dell’ebraismo e della presenza ebraica in Italia per ridurre diffidenza, ostilità e stereotipi. La presidente lega quindi la sicurezza delle comunità anche alla capacità delle istituzioni e della società di costruire spazi più consapevoli di confronto e comprensione.
Nel suo intervento, Ottolenghi ha dedicato un passaggio anche al ddl antisemitismo, esprimendo soddisfazione per l’approvazione del provvedimento, pur senza nascondere il rammarico per il mancato sostegno unanime.
«È una legge importante», ha dichiarato. E ancora: «Siamo molto soddisfatti dell’approvazione della legge che risponde a un’esigenza vera. Ci sono dati preoccupanti con un aumento materiale degli antisemitismo. In Europa e in Italia la situazione è molto preoccupante. Non ci dobbiamo nascondere. La politica ha risposto a un’esigenza oggettiva».
Accanto all’apprezzamento, però, Ottolenghi ha espresso amarezza per l’atteggiamento di una parte del Parlamento. «Avremmo auspicato in una maggiore convergenza. Vedere voti contrari e astensioni ha fatto un pò male», ha osservato. Quanto alla definizione IHRA, ha aggiunto che «si è guardato meno al dato essenziale», richiamando il contesto concreto in cui oggi vivono le comunità ebraiche.
La nuova presidente dell’Ucei ha rivolto uno sguardo anche al quadro internazionale, soffermandosi sulla crisi in Medio Oriente. Il tono, in questo passaggio, è di forte preoccupazione ma anche di auspicio a una soluzione pacifica.
«La situazione internazionale è preoccupante e può avere risvolti imprevedibili. Spero che la situazione si ripristini e che si possa arrivare alla pace per tutti», ha detto. Poi ha aggiunto un riferimento particolare alle donne e ai diritti: «In particolare penso alle donne, spero che siano ripristinati i diritti per tutti. Il primo diritto è la pace».
Ottolenghi ha infine delineato l’impostazione del suo mandato, rivendicando continuità con il lavoro della precedente presidente Noemi Di Segni. «Rispetto alla precedente presidenza c'è continuità. Noemi Di Segni ha fatto un lavoro eccezionale», ha affermato.
La nuova guida dell’Ucei ha spiegato che la giunta proverà a individuare le aree su cui è più urgente intervenire, innovando «ma senza alcuna cesura col passato». Tre i punti che ha indicato come assi della sua presidenza: la condivisione con i colleghi della giunta e l’ascolto delle comunità; la valorizzazione di tutte le comunità ebraiche italiane per rafforzarne vita e identità; la promozione di una crescita culturale capace di far conoscere il contributo degli ebrei italiani al Paese.
«Punterei su tre elementi nella mia presidenza», ha spiegato: «la condivisione con i colleghi della giunta e l’ascolto delle comunità. La valorizzazione di tutte le comunità ebraiche italiane per rafforzare la vita e l’identità ebraica in Italia e farla conoscere. Il terzo punto è appunto una promozione finalizzata a una crescita culturale sia a livello istituzionale ma anche facendo conoscere e stimolando la conoscenza di quello che è l’apporto degli ebrei italiani al nostro Paese».