Centrosinistra
ACHILLE OCCHETTO POLITICO, ELLY SCHLEIN
La senatrice a vita Liliana Segre aveva auspicato «la più ampia convergenza possibile» sul ddl contro l’antisemitismo. È andata esattamente al contrario. La maggioranza ha votata compatta il testo a prima firma del leghista Massimiliano Romeo e così hanno fatto anche Italia viva, Azione e X senatori Pd. Ma le opposizioni si sono spaccate, con la maggior parte dei dem che si è astenuto e M5S e Avs che hanno votato contro.
D’altronde, già dalla mattinata il clima era pessimo, con Pd e M5s che premevano sulla maggioranza perché accettasse le richieste di riformulazioni inoltrate dalle opposizioni con l’obiettivo di modificare gli esempi di antisemitismo forniti nella dichiarazione dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) adottata invece in toto dal testo della maggioranza.
Ma Forza Italia e in particolare il suo capogruppo a palazzo Madama Maurizio Gasparri sono stati irremovibili, a fronte di aperture che sembravano invece essere arrivate da Fratelli d’Italia. «Nella mia proposta di legge, per cercare una convergenza in Parlamento, avevo inserito dei punti che poi ho ritirato: le sanzioni penali presenti nel mio testo - ha spiegato Gasparri - In commissione e nel dibattito generale ho annunciato che le ritiravo anche perché già esistono, con la legge Mancino e con altre norme del codice penale. Le volevo ribadire e intensificare, ma per cercare una convergenza, non per timori ma per buon senso, è stato fatto anche un appello alla condivisione dalla senatrice Segre, ho espunto alcuni aspetti della mia proposta».
Ma è sulle divergenze interne al Pd che si è giocata gran parte della contesa, come era evidente fin dal mattino. Quando poco prima delle dieci il Salone Garibaldi comincia a riempirsi, si vedono soprattutto senatori e senatrici dem. C’è Filippo Sensi, riformista che voterà a favore del ddl, in dissenso con il proprio gruppo. «Noi faremo il nostro», sibila. E c’è Walter Verini, altro senatore che voterà con la maggioranza e che, senza scendere nei particolari del ddl, invita tuttavia a leggere l’intervista rilasciata ieri mattina da Walter Veltroni (di cui Verini è stato braccio destro al Campidoglio) a Repubblica.
Si affaccia il capogruppo dem Francesco Boccia, che ha in mano il dossier e per questo non si scompone, ribandendo che «se la maggioranza recepisce le nostre modifiche, noi ci siamo». Come detto, non andrà così. Capo dei dissidenti interni è il senatore Graziano Delrio, che poco dopo spiga come «la legge va bene» e quindi conferma il voto a favore. Suo e dei suoi.
Ma il suo collega Andrea Giorgis, che invece fa parte della maggioranza schleiniana del partito e al quale verrà affidato il discorso in dichiarazione di voto, lascia intendere come il giudizio nei confronti dei “dissidenti” sia netto. «Noi stiamo facendo di tutto per arrivare a un testo condiviso - sussurra - ma se tra di noi c’è già chi ha detto che voterà a favore è chiaro che poi la maggioranza punti sulle nostre divergenze».
Ma la frattura è ormai insanabile, e quando si arriva al voto sugli emendamenti prima e sul testo finale poi, il Pd perde anche l’appoggio dei M5S, in un primo momento intenzionato ad astenersi.
«Voi siete quelli delle chat della Gioventù melonianiana, voi quelli delle braccia tese ad Acca Larentia, voi quelli che hanno votato contro la commissione Segre, non vi ho sentito chiedere scusa né rimangiarvi tali atti - scandisce la senatrice Alessandra Maiorino - La lotta all’antisemitismo è una battaglia troppo seria per essere usata come clava politica: equiparare antisionismo e antisemitismo è un errore storico a cui non parteciperemo».
E così Giorgis prova a salvare il salvabile, spiega che «grazie» al Pd «il testo non contiene più alcuna restrizione alla libertà di manifestazione, né alcuna misura penale» e che quella dem è «una astensione che vuole essere un segno di vicinanza e, al tempo stesso, la promessa che il nostro impegno, per contrastare ogni manifestazione di odio e discriminazione nei confronti degli ebrei e di ciascuna minoranza o persona, non terminerà con il voto di oggi».
Prende la parola Delrio, a titolo personale. «Alcuni di noi ritengono che sia meglio fare un piccolo passo avanti che aspettare tempi migliori - dice tra gli applausi dei centristi e del centrodestra - Non in contestazione o dissociazione con il nostro partito ma perché crediamo che questo provvedimento rompa un silenzio, una timidezza della cultura democratica del paese che non ha discusso abbastanza di questa emergenza». Alla fine i dem a favore saranno sei, ai quali va aggiunta la senatrice Malpezzi, in missione ma favorevole al testo. Che viene approvato con 105 sì, 24 No e 21 astenuti.