Martedì 10 Marzo 2026

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Scontro sul referendum

Conte attacca Meloni: «La riforma giustizia tutela solo la politica»

Il leader del M5S boccia la riforma al centro del referendum e accusa la premier di nascondere il vero obiettivo della separazione delle carriere

10 Marzo 2026, 09:30

Conte attacca Meloni: «La riforma giustizia tutela solo la politica»

GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE, GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SULLO SFONDO

La riforma giustizia torna al centro dello scontro politico con un nuovo affondo di Giuseppe Conte contro Giorgia Meloni. In un video pubblicato su X, il presidente del Movimento 5 stelle replica alle dichiarazioni della premier e sostiene che gli italiani bocceranno il referendum perché avrebbero compreso la vera finalità dell’intervento sulla magistratura: proteggere la politica dalle inchieste.

Secondo Conte, la riforma non nascerebbe per migliorare il sistema giudiziario ma per modificare gli equilibri di potere a vantaggio della maggioranza. «Gli italiani bocceranno la riforma della Giustizia» al referendum «perchè hanno capito che serve solo al governo, alla politica, per mettersi al riparo dalle inchieste», afferma.

Conte accusa Meloni di mentire sulla riforma

Il leader pentastellato attacca direttamente la presidente del Consiglio anche sul piano della comunicazione politica. Nel mirino finisce il lungo video diffuso da Meloni sui suoi profili social per spiegare le ragioni della riforma.

Per Conte, la premier starebbe nascondendo il vero obiettivo del progetto. «Mente sapendo di mentire e tenta di coprire la vera finalità della riforma della Giustizia: la politica non lascia, tutt'altro, raddoppia», sostiene. Il presidente del M5S contesta in particolare il meccanismo di composizione dei nuovi organismi di autogoverno.

«Mentre i magistrati dei due nuovi Csm sono presi a casaccio, i laici che rappresentano la politica sono scelti accuratamente dal Parlamento. Il loro sorteggio è una finzione. Vanno lì con un mandato politico preciso», aggiunge. Il ragionamento di Conte è che il peso della politica, anziché ridursi, verrebbe rafforzato.

“Non renderà la giustizia più efficiente”

Un altro punto della critica riguarda l’efficacia concreta della riforma. Conte respinge l’idea che la separazione delle carriere e il nuovo assetto possano produrre un miglioramento nei tempi o nella qualità del servizio giustizia.

Affermare che con questa riforma la giustizia sarà più efficiente, sostiene, «è una sciocchezza», e aggiunge che questa lettura sarebbe stata smentita «anche dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e dall’avvocato Giulia Bongiorno». Da qui una nuova accusa alla premier: «Meloni insiste a raccontare frottole e a perseverare nella menzogna».

Conte contesta poi uno degli argomenti più utilizzati dal fronte del Sì, cioè il richiamo ai modelli europei. A suo giudizio, è fuorviante sostenere che la separazione delle carriere esista già in gran parte dei Paesi europei come se si trattasse di sistemi del tutto sovrapponibili.

«È gravemente inesatto dire che “in gran parte dei Paesi europei già esiste la separazione delle carriere”», afferma. E precisa che esistono «sistemi differenti tra loro» e che in alcuni ordinamenti resta possibile il passaggio da una funzione all’altra.

Il punto politico che Conte vuole mettere in evidenza è però soprattutto un altro: «Perchè Meloni non dice che dove c'è una rigida separazione della carriere, il pubblico ministero è sotto il controllo del governo? Perchè è questo uno degli obiettivi che vogliono attuare». Da qui la conclusione: «Con la separazione netta delle carriere sarà inevitabile che il pubblico ministero finisca sotto il governo».

La proposta del M5S per la giustizia

Nel finale del suo intervento, il presidente del Movimento 5 stelle prova anche a spostare il confronto su un terreno alternativo, indicando quelle che considera le priorità reali per riformare la giustizia.

«Noi del M5s non diciamo che va tutto bene», osserva. Ma, aggiunge, servirebbero «investimenti seri sulle risorse umane, le infrastrutture digitali», oltre a «più formazione per gli addetti alla giustizia e una semplificazione vera che rafforzi la tutela dei diritti di tutti e non solo dei politici».