Martedì 10 Marzo 2026

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Referendum, l'operazione "chiarezza" di Meloni: «Votate sì per i vostri figli»

Il video-messaggio della premier sui social: "Il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei No"

09 Marzo 2026, 17:56

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Referendum, l'operazione "chiarezza" di Meloni: "Votate sì per i vostri figli"

Un video di 13 minuti per spiegare "cosa c'è davvero nella riforma della Giustizia". Ecco l'ultima mossa di Giorgia Meloni, che dopo le dichiarazioni degli ultimi giorni entra nel vivo della campagna referendaria con video-appello per il Sì pubblicato sui propri social. 

L'obiettivo è "fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione", dice la premier. Che chiede "di ascoltare il video fino alla fine e di aiutarmi a diffonderlo" perché "il 22 il 23 marzo sarete chiamati a votare al referendum per confermare o meno la riforma della giustizia che il governo ha proposto". Il voto è sulla giustizia e non sulla politica, chiarisce la premier. Dall’opposizione "per convincervi a votare No" al referendum sulla giustizia "vi stanno dicendo che in fin dei conti non conta quello che dice la riforma ma che bisogna andare a votare per mandare a casa il governo. Consiglio di non cadere nella trappola. Usano lo scudo del governo perché non vogliono una riforma che è sacrosanta. Il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei No", precisa la premier. "Abbiamo scritto nel programma con il quale ci siamo presentati alle elezioni che avremmo fatto una serie di riforme compresa quella della giustizia, abbiamo come sempre rispettato l’impegno preso con gli elettori. Ora aspetta gli italiani confermare o meno la riforma. Per quello che ci riguarda, noi vogliamo arrivare alla fine della legislatura e farci giudicare alle elezioni politiche su tutto il lavoro che abbiamo fatto", conclude. 

“Il mio consiglio è: votate pensando a cosa sia meglio per voi e per i vostri figli, non pensando a cosa sia meglio per il governo, o per il singolo partito, perché questa riforma non è una riforma di destra e non è una riforma di sinistra, è una riforma di puro buon senso. Riguarda la vita delle persone, la loro libertà, i loro diritti, e poi ricordatevi che i governi passano, le polemiche passano, ma le regole, quelle restano. E incidono sulla vostra vita, sulla vostra quotidianità. Decidete se volete lasciare le cose come sono, o se volete aiutarci a costruire una giustizia più equa, più indipendente, più efficiente perché il 22 e il 23 marzo scegliete voi, e io spero che scegliate il cambiamento, che scegliate di aiutarci a liberare la magistratura dalla politica, a renderla più autorevole, più meritocratica. Io spero che scegliate il Sì”. 

“La giustizia - inizia Meloni -, è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, è indispensabile per far funzionare l’Italia. Se non è efficiente, efficace, meritocratica, una parte fondamentale del meccanismo che definisce il nostro benessere si inceppa, e i cittadini lo pagano. Tutti i cittadini. Non solo quelli che hanno a che fare direttamente con la giustizia, perché i giudici decidono su moltissimi aspetti della nostra vita: sulla sicurezza, sull'immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale”. “È un potere enorme – sottolinea la premier -, ma è anche l’unico caso in cui, a questo potere, quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità. Perché se un magistrato sbaglia, se è negligente, se ad esempio, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla. Quel magistrato fa carriera, e chi subisce questa sventura può essere qualsiasi cittadino onesto”. “Sono storture che in 80 anni di storia repubblicana non siamo mai riusciti a correggere – sottolinea Meloni -. Noi abbiamo riformato il Parlamento, il governo, la pubblica amministrazione, le Regioni, moltissimi ambiti. La giustizia mai in modo sostanziale. Perché a ogni tentativo la reazione è stata totalmente sproporzionata. E il risultato è stata una magistratura che ha perso molta della sua autorevolezza, ma anche della sua efficacia. La riforma interviene esattamente su questo”.

La riforma “fa sostanzialmente tre cose semplici, modificando alcuni, pochi, articoli della nostra Costituzione. Prima novità: introduce la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica. Perché? Perché se chi ti accusa e chi ti giudica sono due colleghi di lavoro con percorsi di vita e lavorativi che si incrociano di continuo, è possibile che chi ti giudica abbia, diciamo così, un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa. Noi pensiamo di sì. E siccome, giustamente, la Costituzione dice che il giudice deve essere terzo e imparziale, noi rafforziamo quella imparzialità rendendo le carriere separate tra giudice e pubblici ministeri, per evitare commissioni. Il processo diventa più giusto, il cittadino diventa più garantito”.

Si dice che la riforma della giustizia "rischia di indebolire il potere giudiziario rafforzando il controllo della politica: siamo alla fantascienza. Questa è una menzogna, perché la riforma fa l’esatto contrario ed è stata fatta anche per liberare i magistrati dal controllo della politica, perché è nell’attuale sistema che i giudici sono spesso costretti a rispondere a una logica politica, atteso che le loro carriere sono decise da persone scelte da partiti in Parlamento o da correnti ideologizzate interne alla magistratura”, continua Meloni. 

Secondo punto, il sorteggio. "I membri del Csm non dovranno dire grazie a nessuno per essere lì, e potranno esercitare il loro ruolo liberamente, senza alcun tipo di condizionamento – sottolinea la premier -. Varrà solamente il merito e la coscienza di persone che sono libere. A chi dice che il sorteggio è un salto nel buio perché manderebbe al Csm il primo che capita, io devo ricordare che viene fatto su una platea qualificata, che è formata da persone che normalmente decidono della libertà dei cittadini, della sorte delle famiglie, dell’economia italiana. Mi volete dire che le stesse persone non sarebbero capaci di decidere chi va a fare il procuratore della Repubblica o il presidente di un tribunale?”.

"La bizzarra tesi di chi dice 'ma tu ti faresti operare da un primario sorteggiato?' sono francamente efficaci sul piano della comunicazione forse, ma totalmente sbagliate nel merito - il punto di vista della premier - perché, come ho detto già diverse volte, solo chi è adeguato a quel ruolo può essere sorteggiato, mica i passanti. Solo che tra chi ha i requisiti, la scelta non avviene in base alle amicizie o agli schieramenti, ma è casuale, quindi la domanda va capovolta e quella corretta sarebbe: preferisci essere operato da un primario che fa il primario perché è amico di quello che lo ha nominato, o da un primario che fa il primario perché aveva gli obiettivi e i requisiti per farlo e nessuno lo ha raccomandato? Ecco, chi vuole che il primario continui a essere scelto per amicizia politica voti pure no, ma chi vuole un primario che stia lì per il suo valore e non per le sue amicizie deve votare sì". "E in ogni caso non ho mai visto qualcuno entrare in un pronto soccorso e avere il privilegio di poter scegliere da chi farsi curare tra i medici disponibili, ma questo è un altro ragionamento", conclude Meloni.

"La terza novità importantissima dal mio punto di vista" di questa riforme è che "istituiamo l’alta corte disciplinare, cioè una corte per giudicare i magistrati che sbagliano, compito che quindi non spetterà più al Consiglio superiore della magistratura, composta anch’essa di magistrati e membri laici che vengono anche loro estratti a sorte tra persone altamente qualificate, quindi ancora una volta tra chi ha i criteri per poterlo fare, ma senza logiche di corrente o di partito, significa che finalmente, dopo ottant'anni, anche i magistrati verranno giudicati da un organismo terzo, cosa che accade già per tutti gli altri. Forse non vedremo più quei casi di giudici che sono stati palesemente negligenti senza che questo avesse alcuna conseguenza".


"Si dice che la riforma non risolva i veri problemi della giustizia -replica Meloni- . Invece io penso che lo faccia partendo dalla radice del problema, perché con il nuovo sistema il magistrato che non si dedicherà al lavoro, come impone la legge, ma come impone anche l'etica, dovrà vedersela con un giudice disciplinare finalmente terzo e con un Csm che valuterà il merito e non l’appartenenza per decidere della sua carriera". Con la riforma "molto più difficilmente il magistrato che vuole avanzare di carriera potrà continuare a fare male il proprio dovere, lasciando in carcere per mesi e mesi persone che invece andavano rimesse in libertà o, al contrario, rimettendo in libertà persone pericolose per scelta ideologica o ritardando nell’adottare i provvedimenti con tempi che si allungano e conseguenze ingiuste per la vita di molti cittadini".