Energia alle stelle
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La guerra in Medio Oriente continua a farsi sentire, e i mercati dell’energia reagiscono di conseguenza. La nuova giornata di rialzi registra un’accelerazione netta soprattutto sul gas: i futures Ttf scambiati ad Amsterdam, hub di riferimento europeo, hanno chiuso con un balzo del +20,44% a 53,6 euro/MWh, dopo l’aumento del +35,49% di lunedì a 43,3 euro e il livello di 31,95 euro di venerdì.
Più “contenuti”, ma comunque marcati, i rincari del greggio: i futures del West Texas Intermediate risultano in rialzo del +4,7% a 74,56 dollari, mentre il Brent di riferimento europeo ha chiuso a 81,40 dollari, anch’esso con un +4,7%.
A leggere questi movimenti come un segnale di tensione strutturale è l’Unem (Unione Energie per la Mobilità). «Gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran stanno già generando significativi effetti sui mercati internazionali del greggio e, ancor più, dei prodotti raffinati», osserva l’associazione.
Il presidente Unem, Gianni Murano, sottolinea che «è molto difficile prevedere quelli che potranno essere gli sviluppi e dunque gli impatti sull'Italia», ma evidenzia la differenza rispetto ad altri conflitti: «l’importanza dell’Iran come potenza energetica e la sua posizione geografica, centrale per i traffici di petrolio e gas».
Il punto più sensibile resta lo Stretto di Hormuz. Murano avverte che «in caso di chiusura totale prolungata verrebbe meno tra il 15 e il 20% dell’offerta globale di petrolio e ci sarebbe una corsa agli approvvigionamenti che spingerebbe i prezzi verso livelli difficili da immaginare». Al tempo stesso, prova a rassicurare sul sistema Paese: «l’Italia può contare su una filiera energetica solida, su forniture sempre più diversificate e su operatori in grado di reagire rapidamente».
Sul fronte delle conseguenze, Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, invita alla cautela: «Al momento è presto per stimare l’impatto futuro sulle bollette di quanto sta succedendo, dipende da quanto si prolungherà il conflitto». E aggiunge una chiave di lettura: «I prezzi delle materie prime sono sempre più finanziarizzati, legati a mercati con forti oscillazioni».
Per l’Italia, però, i timori sono concreti e immediati. «Preoccupano, per quanto riguarda l’Italia, i rialzi del prezzo del gas, che è legato a quello dell’elettricità, e infatti entrambi sono in forte aumento». E anche se «di gas attualmente ne abbiamo in abbondanza», Tabarelli segnala il passaggio cruciale delle prossime settimane: «andrà ricostituito il livello delle scorte per il prossimo inverno».
Altro nervo scoperto: i carburanti. «Preoccupa inoltre, e molto, l’impatto sul prezzo dei carburanti, dovuto all’aumento delle quotazioni del petrolio», osserva, ricordando che le quotazioni «sono schizzate fortemente negli scorsi giorni» e che «i primi effetti li stiamo vedendo già oggi ed è probabile continueranno nelle prossime settimane».
Il quadro, secondo Tabarelli, rischia di diventare un problema economico più ampio: «Siamo oltre la pioggia sul bagnato… rischiamo di mettere ulteriormente a rischio la competitività europea». E, sul piano delle risposte, indica alcune direttrici: «attingere alle risorse che abbiamo nel nostro sottosuolo», «aumentare il numero di rigassificatori», «a partire dalla necessaria conferma di quello di Piombino», e «continuare con le importazioni dagli Stati Uniti».
In chiusura, il richiamo politico: «Bisogna anche ricordare che l’impatto del referendum del 2016 lo paghiamo ancora, così come il mancato raddoppio del Tap».