Martedì 24 Febbraio 2026

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Europarlamento

Vannacci entra nel gruppo Esn: addio Lega e attacco alla linea sull'Ucraina

A Bruxelles l’accoglienza del presidente Esn René Aust (AfD) e la rivendicazione del leader di Futuro nazionale: «Sovranità contro federalismo»

24 Febbraio 2026, 10:31

Vannacci entra nel gruppo Esn: addio Lega e attacco alla linea sull'Ucraina

FUTURO NAZIONALE LOGO PARTITO ROBERTO VANNACCI ELAB

Nel Parlamento europeo si registra un nuovo spostamento politico che rimescola gli equilibri a destra: Roberto Vannacci lascia la Lega e il gruppo dei Patrioti per l’Europa e annuncia l’ingresso nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane (Esn). A Bruxelles, la conferenza stampa diventa anche una piattaforma per ribadire la sua linea su sovranità nazionale, Europa e guerra in Ucraina.

L’accoglienza di Esn: «Onore averti con noi»

Ad accogliere Vannacci è il presidente del gruppo Esn, il tedesco René Aust (AfD). «Per noi è un grande onore poterti accogliere nel nostro gruppo e puntiamo su una eccellente collaborazione», dice Aust, rivendicando un criterio identitario: «Avremmo accolto solo deputati fedeli ai loro principi non c’è dubbio in questo caso».

Aust aggiunge che nei prossimi mesi il gruppo intende lavorare «al Parlamento europeo e in patria» e che, dopo un confronto «su punti comuni e differenze», il risultato sarebbe di «pochissime differenze», con un possibile denominatore comune soprattutto su «politica economica e migratoria».

Vannacci: «Mi riconosco totalmente nei principi del gruppo»

Vannacci, che parla da europarlamentare e leader del suo movimento Futuro nazionale, definisce l’approdo come una scelta coerente: «Mi riconosco totalmente nei principi, valori e ideali del gruppo dell’Europa delle Nazioni Sovrane». La cornice, nelle sue parole, è il primato della sovranità: «Il principio che vede prevalere la sovranità nazionale sul federalismo europeo che si vorrebbe raggiungere cancellando quelle che sono le identità delle nostre nazioni».

E insiste sui contenuti: «Il principio che vuole proteggere le identità dei popoli europei e delle tradizioni greco-romane ed europee». Poi il passaggio economico: «Il principio della semplificazione burocratica nell’economia dei nostri stati, di uno stato che sia meno incombente, che tassi di meno le popolazioni e che dia libero sfogo alle eccellenze che da sempre hanno caratterizzato l’Europa e le sue splendide nazioni».

Ucraina: «Quattro anni di strategia che non ha portato a niente»

Nel mirino di Vannacci c’è anche la linea sugli aiuti e sulle armi a Kiev. «Ho votato contro questo prestito già nei tempi passati, quindi la mia posizione al riguardo è chiara, ma è supportata da un ragionamento. Ovvero sono quattro anni che noi continuiamo a perseguire una strategia che non ha portato a niente», afferma.

La diagnosi è netta: «La guerra è ancora in corso, l’esercito russo continua ad avanzare, lentamente ma inesorabilmente sul territorio ucraino, e questa strategia di continuare a consegnare armi e risorse infinite che spesso non vanno dove dovrebbero andare, si è dimostrata una strategia perdente». E aggiunge un’alternativa che definisce impraticabile: «Ci sarebbe il modo per invertire questa tendenza, e il modo sarebbe quello di far entrare in guerra la Nato e l’Unione europea contro i russi e quindi mandare i miei e i nostri figli a combattere in Donbass e a morire per Kiev. Questa non penso che sia un’alternativa che i popoli europei prendano in considerazione».

Da qui la conclusione: «Noi dobbiamo ad ogni modo e ad ogni costo sviluppare quelle relazioni diplomatiche per giungere alla pace il più presto possibile. Perché la pace di oggi ci costerà, ma ci costerà meno della pace di domani».

Trump, Groenlandia e “Europa impreparata”

Vannacci dedica un passaggio anche a Donald Trump: «Trump è un patriota e fa il patriota». Ma attacca la reazione europea alle sue esternazioni sulla Groenlandia e sui dazi: l’Europa, dice, «si è dimostrata totalmente impreparata» e ha reagito «come un paziente epilettico in presa alla fase cronica della sua crisi», finendo per «fare male solo a se stesso». Nella sua ricostruzione, avrebbe persino messo in piedi una missione «quasi ridicola» di forze armate in Groenlandia, poi ritirata «alla prima minaccia di Trump di aumentare i dazi».

Contro gli “Stati Uniti d’Europa”: l’affondo su Macron e Putin

Nel finale, Vannacci torna sul bersaglio politico principale: l’idea di un’Europa federale. Cita anche un episodio attribuito a Macron: «Addirittura il presidente Macron voleva invitare Putin all’Élysée a partecipare al G7». E aggiunge una domanda polemica: «Putin che sembrerebbe essere stato anche condannato dalla Corte Penale Internazionale, quindi mi domando se all’aeroporto di Charles de Gaulle lo avrebbe aspettato Macron oppure un cellulare dei gendarmi per arrestarlo».

La conclusione è coerente con la sua linea: «È per questo che… dobbiamo ritornare a un’Europa delle nazioni sovrane e dei popoli sovrani».