L'ex leghista
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Il tema dei cambi di casacca parlamentari torna al centro del dibattito politico e accende uno scontro diretto tra Roberto Vannacci e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. A innescare la replica è stata un’intervista radiofonica del ministro, che aveva sostenuto come chi non si riconosce più in un partito dovrebbe dimettersi invece di cambiare gruppo parlamentare, per coerenza con le proprie idee.
Parole che Vannacci ha contestato duramente in un post sui social, accusando Foti di un doppiopesismo politico. «Come molti altri – scrive – critica i cosiddetti cambi di casacca, ma quando c’è da accogliere nel proprio gruppo chi proviene da altrove non storce il naso, anzi si dimostra di bocca buona».
Nel suo intervento, Vannacci richiama una serie di passaggi parlamentari avvenuti nelle ultime due legislature verso Fratelli d’Italia, sottolineando come, a suo dire, il ministro non abbia mai sollevato obiezioni quando tali ingressi hanno riguardato il suo partito.
Il riferimento include episodi avvenuti sia nella legislatura in corso sia in quella precedente, ricordando casi di parlamentari provenienti da altri schieramenti che hanno successivamente aderito a FdI, talvolta dopo un passaggio nel gruppo Misto. Secondo Vannacci, si tratta di esempi che contraddirebbero l’attuale posizione espressa da Foti sul piano dei principi.
La replica dell’ex capo della Folgore non si limita al piano politico, ma si estende anche a quello giuridico-costituzionale. Vannacci richiama infatti la giurisprudenza della Corte Costituzionale, citando in particolare la sentenza n. 14 del 1964 e successive pronunce, tra cui la n. 207 del 2021.
Secondo tali decisioni, ricorda Vannacci, il libero mandato garantisce al parlamentare la libertà sia di aderire agli indirizzi del gruppo sia di sottrarvisi. Inoltre, il parlamentare rappresenta l’intera Nazione e non il singolo partito, con la conseguenza che l’appartenenza a un gruppo parlamentare ha una funzione organizzativa, ma non vincola la permanenza politica.
Lo scontro tra Vannacci e Foti riporta così al centro una questione ricorrente nella storia parlamentare italiana: il confine tra coerenza politica, disciplina di partito e libertà del mandato elettivo. Un tema che ciclicamente riemerge nel dibattito pubblico, soprattutto quando le dinamiche parlamentari entrano in tensione con le dichiarazioni di principio.
«Un buon lunedì sera al ministro Foti», conclude ironicamente Vannacci.