Acque agitate
La decisione sul No deciso alla riforma Nordio e quindi al referendum del prossimo 22 e 23 marzo. La mancata presa di posizione sull’intervento dei pro-Pal nelle università per impedire di parlare prima a Emanuele Fiano, poi a Giorgio Gori. Ma anche le critiche al senatore Graziano Delrio per il suo testo contro l’antisemitismo e il continuo rinvio della Direzione nazionale del partito, che finalmente dovrebbe tenersi la prossima settimana. Sarà una resa dei conti, visto che se quelli dei riformisti dem erano fino a qualche tempo fa mal di pancia tipici di un partito plurale e pluralista come il Pd, nelle ultime settimane si sono trasformati in vere e proprie prese di posizione contro la segretaria Elly Schlein, accusata di essersi rinchiusa in una torre d’avorio e di non dare la giusta considerazione alla minoranza.
«La richiesta di convocare la direzione nazionale è, per noi, la dimostrazione della volontà di fare una discussione politica dentro il Pd e dimostra che questo confronto politico lo vogliamo portare negli organismi dirigenti del partito - ha detto ieri Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e pezzo da 90 del riformismo dem - L’unità tanto invocata, spesso anche a sproposito, nasce dalla fatica della discussione, ma se non c’è un luogo per avere questo confronto, non c’è nemmeno l’unità: rimane solo l’unanimismo che si fonda sulla fedeltà al capo»,
Malumori che hanno dato adito a voci di scissione, impensabile fino a qualche mese fa ma che ora fa capolino anche tra i corridoi dem, dopo che una rottura è in atto anche nel centrodestra e in particolare nella Lega, con Roberto Vannacci pronto a uscire dal partito portandosi dietro una manciata di parlamentari. «Con i partiti che si fondano sulla fedeltà al capo non si va lontano - insiste Picierno - Quello che mi spiace notare è che c’è una sorta di omologazione a una idea diversa di partito. Una idea di partito da uomo o donna sola al comando. Ma noi del Pd non siamo mai stati così».
Nei giorni scorsi Picierno ha parlato di clima «irrespirabile» facendo riferimento al concetto di «bullismo» per definire gli attacchi subiti da alcuni esponenti riformisti del Pd, come Giorgio Gori, per le posizioni su Gaza e il Medioriente. «Trovo che c’è un dibattito poco rispettoso delle idee degli altri quando leggo cartelli con scritto “Fuori i sionisti dal Pd” - ha spiegato l’esponente dem in riferimento alla contestazione subita dall’ex sindaco di Bergamo in Università - Il pluralismo, che è un valore fondante del Pd, è quasi vissuto come un problema io trovo che questo sia gravemente sbagliato. Noi riformisti questo partito abbiamo contribuito a farlo nascere e a questo partito vogliamo bene. È casa nostra».
Concetti più volte ribaditi da altri esponenti di spicco della minoranza interna, da Sandra Zampa, che ancora ieri ha contestato la scelta di sostenere il No al referendum, chiedendosi ironicamente chi l’abbia presa, fino a Filippo Sensi e passando per Graziano Delrio, finito sul banco degli imputati per aver presentato un ddl contro l’antisemitismo non in linea con la posizione ufficiale del partito. Espressa in un altro testo a prima firma Andrea Giorgis commissionato dal capogruppo a palazzo Madama Francesco Boccia su mandato di Schlein. Una pressione via via più forte che ha portato il Nazareno a prendere la decisione di convocare «prima possibile» la Direzione.
Lo ha annunciato la stessa segretaria ieri in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sulla possibilità di riunirsi nel più importante organismo del partito. «Spero al più presto, spero già settimana prossima», ha detto Schlein collegando poi l’appuntamento alla campagna referendaria. «È molto importante anche per prepararci alla sfida referendaria per il No e alla grande campagna d’ascolto del paese che stiamo preparando», ha infatti aggiunto. Una postilla che non sarà piaciuta a diversi riformisti dem, ma Sensi non fa polemiche e accoglie con favore la decisione.
«Bene finalmente la direzione del Pd la prossima settimana, sarà un luogo di confronto franco, produttivo, utile - ha scritto il senatore sui social - In un momento durissimo, internazionale e europeo: sentiamo questa responsabilità, facciamolo in modo aperto, alto. Insieme».