Giovedì 29 Gennaio 2026

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Referendum, no del Tar al ricorso dei "volenterosi": si vota il 22 e 23 marzo

Confermata la data della consultazione, Nordio «soddisfatto». Ecco le ragioni dei giudici

28 Gennaio 2026, 16:55

19:04

Referendum, no del Tar al ricorso dei "volenterosi": si vota il 22 e 23 marzo

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso proposto dal “Comitato dei 15 volenterosi”, con il quale si contestava la decisione del Consiglio dei ministri, a cui era seguito il decreto del presidente della Repubblica, di votare il 22 e 23 marzo sul referendum sulla separazione delle carriere. 

I dettagli della sentenza 

«Una volta conseguito lo scopo dell’articolo 138 Cost., che è quello di permettere la promulgazione e l’entrata in vigore della legge solo all’esito della consultazione elettorale, viene meno ogni interesse […] a tutelare eventuali ulteriori proposte referendarie». In pratica, spiegano i giudici Michele Francavilla e Giuseppe Licheri, l’art. 138 della Costituzione «consente (e non impone)» a tre soggetti, come dimostrato dall’impiego della congiunzione disgiuntiva “o” (“un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”), di attivare il procedimento referendario». Una volta, dunque, che uno dei soggetti si sia fatto carico di promuovere l’iniziativa, e la legittimità di essa sia stata positivamente vagliata dall’Ufficio centrale per il referendum, «non sussistono ragioni affinché l’Esecutivo differisca l’indizione del voto».

Per quanto concerne il quesito, la disciplina del referendum costituzionale differisce nettamente da quella del referendum abrogativo, pertanto «il testo del quesito non è nella disponibilità dei promotori ma è direttamente fissato dalla legge. In questo senso, del resto, si è anche espresso l’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di Cassazione» con l’ordinanza del 20 ottobre 2016. I giudici poi facendo riferimento anche a due consultazioni passate (2016 e 2020) ricordano che allora la consultazione fu indetta dopo la scadenza del termine di tre mesi solo perché anche le ordinanze ammissive da parte dell’Ufficio centrale erano state emanate dopo il decorso del termine trimestrale». In questo caso invece l’ordinanza di ammissione della Cassazione era del 18 novembre.

Comunque il Tar, al termine delle 33 pagine di sentenza, chiarisce che la bocciatura del ricorso non preclude la possibilità ai 15 volenterosi di ricevere il rimborso elettorale e di godere degli spazi comunicativi, in pratica di divenire un “potere dello Stato”. Adesso cosa succede? Dovrebbe essere escluso un ricorso al Consiglio di Stato da parte del Comitato che proprio questa mattina ha depositato a Piazza Cavour le oltre 550 mila firme. La Cassazione adesso dovrebbe ammettere la richiesta referendaria aprendo così però la possibilità di un ricorso alla Consulta per conflitto di attribuzione. 

Le reazioni 

Si è detto «molto soddisfatto» il Ministro Nordio e ha bollato il ricorso come «un espediente dilatorio che speriamo sia anche l’unico». Per Francesco Greco, Presidente del Cnf, «si tratta di una decisione prevedibile, perché il ricorso appariva come uno strumento volto a sottrarre ai cittadini il diritto di esprimersi sul quesito referendario, così come previsto dalla Costituzione. Le norme sul referendum costituzionale sono chiare e non possono essere subordinate a eventi futuri e incerti». Per l’avvocato Pietro Adami, avvocato dei ricorrenti, «la questione era oggettivamente complessa e il Tar ha sposato una linea interpretativa diversa da quella che avevamo prospettato». Per il legale ora «la Cassazione dovrà prendere in considerazione anche il testo del quesito oggetto della raccolta di firme e che il comitato avrà diritto al rimborso necessario per finanziare la campagna referendaria».

Secondo invece l’avvocato Giovanni Guzzetta che, con Federico Tedeschini, ha rappresentato il Comitato 'Sì Separa' della Fondazione Einaudi la sentenza «fa, speriamo definitivamente, chiarezza su una questione che è stata oggetto in questi giorni di una sproporzionata polemica politica». L’auspicio del costituzionalista è che, adesso, «i cittadini siano messi in condizione di concentrarsi sul merito della deliberazione cui sono chiamati il 22 e 23 marzo. Purtroppo temo che continueranno i tentativi molto agguerriti di trasformare il referendum in una campagna elettorale da fine del mondo ed eludendo completamente le vere questioni in gioco». Per Francesco Petrelli, presidente del Comitato per il Sì dell’Ucpi, «ora non ci sono più dubbi: il referendum si farà e saranno i cittadini a decidere. Il voto è il cuore della democrazia, non un problema da aggirare».

Ha parlato anche Enrico Grosso, presidente del Comitato “Giusto dire No” dell’Anm: «Rispettiamo la decisione del Tribunale, come siamo abituati a fare con ogni decisione giudiziaria. Abbiamo apprezzato e seguito con interesse l’iniziativa dei 15 di presentare il ricorso, com’era loro diritto. Il nostro Comitato continuerà ad informare e a spiegare perché è Giusto dire No ad una legge che compromette l’indipendenza della magistratura». 

La polemica parlamentare

Intanto le opposizioni hanno abbandonato l'aula della commissione Affari costituzionali alla Camera al termine dell'esame del dl Elezioni, per lo stop del Governo al pacchetto di proposte presentato da tutti i gruppi - Pd, M5s, Avs, Az, Iv e +Eu - per il voto ai fuori sede, modalità già sperimentata alle Europee del 2024 e ai Referendum abrogativi del 2025. «La maggioranza ha perso un'altra occasione per garantire il voto ai cittadini fuori sede. Una scelta miope che penalizza milioni di studenti e lavoratori», ha commenta Maria Elena Boschi (Iv).  «Il Governo ha paura della democrazia e dei diritti, ed è uno schiaffo a tutti quei milioni di italiani che lavorano e studiano fuori dalla Regione di residenza», ha aggiunto Riccardo Magi (+Europa).