Domenica 04 Gennaio 2026

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Reazioni politiche

Venezuela, l’attacco Usa divide la politica italiana

Da Boldrini a Magi, fino a Picierno e Bonelli: condanna bipartisan dell’uso della forza, timori per il diritto internazionale

03 Gennaio 2026, 13:51

Venezuela, l’attacco Usa divide la politica italiana

Sostenitori del presidente venezuelano Nicolás Maduro a Caracas

L’attacco militare condotto dagli Stati Uniti contro il Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro aprono un fronte di forte tensione anche nella politica italiana. Pur nella netta condanna del regime chavista, esponenti di diversi schieramenti criticano duramente l’uso della forza da parte di Washington, definendolo una violazione del diritto internazionale e della sovranità venezuelana.

A intervenire è innanzitutto Laura Boldrini, deputata del Partito democratico e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. «Non ho mai avuto alcuna simpatia per il regime di Maduro, che non rispetta i diritti umani e tiene in carcere dissidenti politici, tra cui alcuni italo-venezuelani e cooperanti come l’italiano Alberto Trentini – afferma – ma l’attacco odierno da parte degli Stati Uniti viola gravemente la sovranità territoriale del Venezuela e il diritto internazionale». Per Boldrini, «l’accusa di sostenere il narcotraffico non può in alcun modo giustificare una tale operazione», che rappresenta «un’altra prova di forza messa in atto dal presidente Donald Trump». Da qui l’appello a una presa di posizione netta: «Ci aspettiamo che l’Italia, l’Unione europea e tutta la comunità internazionale condannino con forza l’attacco al Venezuela».

Sulla stessa linea critica si colloca Riccardo Magi, segretario di Più Europa. «Maduro è un dittatore che tiene ostaggio il Venezuela da oltre un decennio, impoverendo il Paese, arrestando gli oppositori e favorendo la corruzione – dichiara – ma l’attacco sferrato dagli Usa di Trump va oltre ogni limite rispetto alle legittime azioni che la comunità internazionale può e deve fare per esercitare pressioni sul regime». Magi avverte che «un’azione militare nel cuore di Caracas rischia di scardinare ulteriormente i già fragili equilibri internazionali», denunciando anche «l’assenza di un’Unione europea forte, coesa e credibile». Al governo italiano chiede «massima attenzione per gli italiani in Venezuela e in particolare per Alberto Trentini, il cui rilascio deve avvenire con la massima urgenza».

Dal fronte dell’opposizione venezuelana, l’esponente Magallanes guarda invece alla possibilità di una transizione politica, pur invitando alla cautela. «Siamo alle porte di una transizione. Non sarà facile, ma il mondo oggi può vedere quanto fossero fondate le nostre denunce: prigionieri politici, persecuzioni, esilio forzato di milioni di cittadini», afferma, sottolineando l’attenzione della comunità internazionale e del governo italiano. «Questo è un giorno storico – conclude – ma ora inizia il vero lavoro: la ricostruzione del Venezuela e una transizione democratica guidata da Maria Corina Machado e dal nostro presidente eletto Edmundo González Urrutia».

Molto dura anche la presa di posizione di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. «Il regime sanguinario di Maduro deve cessare di esistere – scrive sui social – ma ogni bomba americana che cade sul Venezuela ne prolunga la vita sul piano simbolico, rafforzando la retorica antioccidentale e preparando nuove risposte autoritarie». Secondo Picierno, «Trump, Putin e Xi si stanno spartendo il mondo in sfere di influenza», e senza diritto internazionale «la forza non produce giustizia, ma solo nuovi precedenti pericolosi». L’appello è a un impegno deciso dell’Europa per riaffermare il multilateralismo.

Ancora più netto il giudizio di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde. «L’attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo ed è un atto di pirateria internazionale – scrive – la lotta al narcotraffico è solo un alibi. Domani Trump bombarderà la Cina per il fentanyl?». Per Bonelli, l’azione americana «porta il mondo verso una guerra permanente» e denuncia «due pesi e due misure» da parte del governo Meloni, accusato di non condannare l’operazione.