Venerdì 02 Gennaio 2026

×

In attesa dell'ufficialità

Referendum, altre conferme sulla data del voto: domenica 22 marzo

Dalla separazione delle carriere al Csm: governo pronto a fissare la data, campagna elettorale imminente

02 Gennaio 2026, 09:08

Referendum, altre conferme sulla data del voto: domenica 22 marzo

Sì, la data per il referendum sulla Giustizia sarà con ogni probabilità domenica 22 marzo, come scritto martedì su queste colonne. A confermarlo sono membri di governo che parlando con autorevoli fonti interne alla maggioranza ragionano sul fatto che, volendo assecondare certi "desiderata" istituzionali per cui le prime domeniche di marzo sarebbero troppo presto e avendo al tempo stesso la necessità di non finire dopo Pasqua, come espressamente annunciato dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ecco che l'ipotesi di domenica 22 marzo resta la più probabile.

«Bisogna considerare anche il tema dei decreti attuativi, che sono leggi ordinarie e che dunque necessitano di una certa quantità di tempo per essere approvati - spiega al Dubbio il forzista Enrico Costa - Il margine è ristretto visto che il Csm scade a gennaio 2027: se non ci fosse la riforma i comizi dei togati sarebbero convocati intorno a ottobre o novembre quindi, in caso di vittoria del Sì, lo spazio per intervenire sulle nuove regole sarebbe piuttosto ristretto». E questo è solo uno degli aspetti da tenere in considerazione per chi, al governo e negli uffici di palazzo Chigi e Quirinale, si sta preparando per ufficializzare la data del voto.

Annuncio che potrebbe essere fatto dalla stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella consueta conferenza stampa di inizio anno che sarà il 9 gennaio. D'altronde il referendum sulla separazione delle carriere, sulla riforma del Csm e l'introduzione dell'Alta Corte disciplinare è il voto più atteso del 2026, l'ultimo scoglio verso la fine della legislatura e le prossime Politiche. Storico cavallo di battaglia di Forza Italia, con Silvio Berlusconi che auspicava già trent'anni fa la separazione delle carriere, con il tempo Meloni si è intestata una battaglia pronta a entrare nel vivo con la campagna elettorale, la quale prenderà il via dopo l'annuncio ufficiale delle urne.

Se FdI, Lega e Forza Italia premono dunque perché si arrivi prima possibile al traguardo, chi punta a rallentare la corsa sono invece le opposizioni, nel tentativo di recuperare quei punti percentuali di distacco che praticamente tutti i sondaggi danno ancora al No rispetto al Sì. Nel frattempo la raccolta firme lanciata online per chiedere il referendum, maniera ulteriore prevista dalla Costituzione oltre alla richiesta di onorevoli e senatori, già avvenuta e accolta, è prossima a raggiungere quota 200mila firme. Cifra importante sulla quale certamente sia il leader M5S Giuseppe Conte che la segretaria del Pd, Elly Schlein, premeranno molto.

D'altronde, già durante il cammino della riforma in Parlamento non sono mancate proteste, ostruzionismo e tentativi di far saltare il banco, e chissà la data del voto non possa essere ufficializzata a un anno esatto dal primo via libera alla Camera, avvenuto il 16 gennaio 2025. Da lì l'iter è andato avanti spedito e senza modifiche: il 22 luglio l’approvazione in Senato, poi - il 18 settembre - la terza lettura a Montecitorio fino all’ok definitivo il 30 ottobre a Palazzo Madama.

Poi via all'iter referendario, un puzzle del quale manca solo l'ultimo tassello: la data del voto. Quel che è certo è che una volta fissate le urne partirà una campagna referendaria senza esclusione di colpi, ben più ampia di quella per gli scorsi referendum sul lavoro, per i quali l'affluenza si fermò sotto al 30%. Stavolta sia centrodestra che centrosinistra, oltre ai Comitati per il Sì e per il No, puntano a un'affluenza che superi ampiamente il 50%, pur senza necessità di quorum, essendo un referendum confermativo.

Sia FdI che Lega, ma soprattutto Forza Italia, hanno annunciato l'intenzione di mettere in piedi eventi, conferenze e appuntamenti a fianco del Comitato per il Sì, così come dall'altra parte faranno Pd, M5S e Avs a sostegno del Comitato per il No. Ancora indeciso sul voto Matteo Renzi, mentre Carlo Calenda ha ribadito il suo sì.