Martedì 13 Gennaio 2026

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«Non lasciamo la riforma alla destra. Separare giudici e pm è di sinistra»

Parla Enrico Morando, presidente dell’associazione Libertàeguale che ha organizzato l’evento "Sinistra per il Sì" a Firenze

13 Gennaio 2026, 18:44

18:51

Enrico Morando

Enrico Morando, a lungo parlamentare, è oggi presidente dell’associazione Libertàeguale, che ha organizzato l’evento "Sinistra per il Sì" di lunedì 12 gennaio a Firenze. «Questa è una riforma di sinistra - spiega - non si può votare No solo per fare un dispetto a Meloni». E poi aggiunge: «Non appaltiamo alla destra una riforma che chiuderebbe il cerchio aperto dall’introduzione del codice Vassalli».

Presidente Morando, l’evento di Firenze ha avuto successo: perché c’era bisogno di una reunion della sinistra che vota sì?

Abbiamo promosso questa iniziativa sostanzialmente per una ragione, e cioè che nel corso del confronto parlamentare sulla riforma per la separazione delle carriere abbiamo visto che sia la maggioranza che l’opposizione hanno teso ad assumere una posizione di chiusura a riccio verso l’altro che non aveva alcuna giustificazione. Noi abbiamo voluto e vogliamo mettere in evidenza dal punto di vista di chi si colloca a sinistra e dunque all’opposizione del governo Meloni che sul tema della riforma della giustizia c’è un lungo lavoro di elaborazione, di proposta e di interventi riformatori di sinistra, che è sempre stata protagonista sulla questione.

Nel dibattito è emersa la necessità di non lasciare la riforma in mano alla destra: cosa si intende?

Abbiamo voluto mettere in evidenza che c’è una sinistra che vota sì perché rivendica la coerenza tra la riforma attuale per la separazione delle carriere e il lavoro di riforma che, per citare soltanto gli ultimi episodi, dalla riforma del rito processuale fino all’introduzione in Costituzione dei principi del giusto processo oggi esplicitato nell’articolo 111 della Carta, ha sempre visto un certo protagonismo della sinistra. La separazione delle carriere non solo è compatibile ma necessaria e logica di fronte a tutto questo. Perché regalare questo tema alla destra? È acclarato, chiarissimo, che alla separazione delle carriere arriviamo con un intervento in coerenza con quelli appena citati.

Da qui l’importanza dell’evento di Firenze?

Ritengo che la riunione abbia assolutamente validato questa impostazione che poi si traduce concretamente nel non organizzare la campagna referendaria nella contrapposizione maggioranza e opposizione ma stando al merito della riforma. E su questo abbiamo condotto approfondimenti che a me sono sembrati illuminanti.

Ad esempio?

Il primo argomento che costituisce ispirazione per il No è risultato evidente dall’ultima lettura parlamentare, quando molti esponenti dell’opposizione hanno mostrato cartelli con scritto “no ai pieni poteri”. E di recente i leader delle opposizioni e anche il segretario della Cgil hanno partecipato a una conferenza stampa in cui hanno ribadito il No alla “degenerazione autoritaria”. Ebbene, nel testo della riforma da nessuna parte si rintraccia il rischio di una degenerazione autoritaria perché l’attuale sistema di garanzie per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura viene addirittura rafforzato.

Dunque quella del No è una campagna basata sulla disinformazione?

Posso dire che a Firenze è emerso anche in maniera più netta di altre che se di degenerazione autoritaria bisogna parlare non bisogna farlo in relazione al sistema politico in generale ma di autoritarismo si può e si deve parlare considerando il pericolo che, a proposito di giustizia, è rappresentato dalla concezione autoritaria del processo. Che non è un’invenzione di qualcuno ma è il modello del processo secondo il rito inquisitorio, superato dalla riforma Vassalli che si fonda su una concezione democratica del processo.

Ma il rito inquisitorio è ormai acqua passata, non crede?

Nel rito inquisitorio il cittadino si trovava di fronte allo Stato che è allo stesso tempo inquisitore e giudice e il processo non era sede della formazione della prova. Il modello accusatorio è il contrario, cioè la prova si forma di fronte al giudice che non solo è ma deve apparire agli occhi del cittadino come terzo, cioè diverso per funzione per caratteristiche, atteggiamento e regole rispetto all’accusa. Con il No finirebbero per essere ribaditi quei residui di processo inquisitorio che ancora permangono nel nostro sistema.

A sinistra molti ribattono dicendo che votare sì vorrebbe dire votare come Meloni: cosa risponde?

È naturale che a sinistra aleggi la paura di votare come Meloni, ma anche su questo punto deve prevalere un atteggiamento di tipo obiettivo. Il presidente Mattarella, che non voglio minimamente tirare in mezzo, a ogni piè sospinto e anche nel messaggio di fine anno non perde mai occasione per invitare a tenere rigorosamente distinto il terreno della contrapposizione governo/opposizione, su cui la regola fondamentale è la legittima aspirazione dell’opposizione a sostituire il governo presente, e quello di scrittura e riforma della Costituzione, come fecero i Costituenti nel ’47 dopo la rottura dei governi di solidarietà nazionale.

Cioè?

L’articolo 138 prevede che per non andare a referendum la riforma costituzionale venga approvata con i due terzi perché la Costituzione può sì essere modificata ma deve esserlo sulla base di un processo analogo a quella che ha portato a scriverla. Se questo è il terreno, bisogna constatare che nel corso di questa legislatura sta avvenendo un rovesciamento concreto in cui sembra che lo scontro sia più acceso sulle riforme di quanto non sia sulla politica economica e sociale, sulla quale pure secondo me, da uomo di sinistra, il governo meriterebbe una opposizione più dura di quella attuale.

Se quella attuale è una riforma di sinistra, perché non è stata fatta da governi di sinistra o centrosinistra?

Bisogna riconoscere, autocriticamente, che i nodi non erano tutti perfettamente sciolti per arrivare a conclusioni di mutamento dell’ordinamento nel campo giudiziario coerenti e radicali. È stato un percorso ed è esattamente quello che noi diciamo: la riforma attuale è stata fatta dalla destra ma è parte di questo processo di riforma in cui va detto la destra non ha svolto una funzione da protagonista, anzi. Le tappe fondamentali sono state fatte da sinistra, come il codice Vassalli, l’articolo 111, il lavoro dell’allora senatore Salvi, fino alla bicamerale D’Alema che avrebbe dovuto chiudere il cerchio, ma non ci riuscì.

Il Comitato per il No polemizza sulla data, chiedendo un rinvio: che ne pensa?

Confido che almeno sulla data ci possa essere un chiarimento ma non saranno certamente qualche giorno in più in meno di campagna elettorale a cambiare il merito della questione, che noi spiegheremo fino a che sarà necessario.