Il deputato del Movimento 5 Stelle Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia, e relatore del testo base elaborato per dare seguito alla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale l’ergastolo ostativo, tiene a chiarire: «Non è nell’intenzione di nessuno sabotare l’orientamento della Consulta». E quando gli facciamo notare che forse è impresa impossibile per un detenuto dimostrare a suo solo carico la certezza di assenza di legami con la criminalità, replica: «In fase emendativa verranno chiarite certamente le perplessità interpretative emerse sulla locuzione “escludere con certezza”. Per me è un problema che non si pone».
Sull’accentramento delle istanze presso il solo Tribunale di Sorveglianza di Roma, aggiunge: «L’accentramento è una soluzione possibile che, in caso di proposte emendative in tal senso, verrà valutata, al pari delle altre. Vero è che comporterebbe ad esempio uniformità di giudizio».
Questa è una interpretazione del testo inesatta, anche se molto diffusa. Infatti, in perfetta coerenza con le argomentazioni della Consulta, si vuole prevedere una prova rafforzata, e cioè si chiede al detenuto un onere di allegazione di fatti e circostanze concrete che consentano, nell’ambito del procedimento di sorveglianza, di raggiungere la prova della effettiva rottura con la criminalità organizzata.
La previsione, quindi, è in linea non solo con la sentenza della Consulta 253/ 2019 e con l’ordinanza 97/ 2021, ma anche con la costante giurisprudenza di legittimità in tema di collaborazione impossibile o inesigibile. Non è certo intenzione del legislatore distorcere i principi dettati dalla Corte. In fase emendativa verranno chiarite certamente le perplessità interpretative emerse sulla locuzione “escludere con certezza”. Per me è un problema non si pone.
Quelle del presidente Santalucia sono certamente parole di grande spessore giuridico ed etico. Non dimentichiamo che il principio di bilanciamento è uno dei principi cardine del nostro ordinamento, cui anche il legislatore deve ispirarsi.
Tecnicamente la Consulta avrebbe anche potuto pronunciarsi direttamente nel merito.
Invece, con la famosa ordinanza del maggio scorso, ha lasciato spazio e tempo al legislatore perché si possa intervenire organicamente senza smantellare l’impianto che ci ha consentito di tener testa alla criminalità.
L’accentramento è una soluzione possibile che, in caso di proposte emendative in tal senso, verrà valutata, al pari delle altre. Vero è che comporterebbe ad esempio uniformità di giudizio, ma in ogni caso mi permetta di sottolineare che il giudice della cognizione ha funzioni diverse dal giudice dell’esecuzione e quindi non sono equiparabili.
Non condivido la narrazione a fazioni contrapposte e non intendo parteciparvi in alcun modo. La linea della Consulta non è certo tesa a vanificare la lotta alla mafia.
Ribadisco che non è nell’intenzione di nessuno sabotare l’orientamento della Consulta. Tutti hanno riconosciuto l’esigenza di un intervento legislativo che non comprometta le esigenze di prevenzione generale e di sicurezza collettiva per contrastare il pervasivo radicato fenomeno della criminalità mafiosa, e la proposta del Movimento si inserisce con decisione e fermezza proprio su questa linea.