Colpo di scena
Piersanti Mattarella
La posizione di Filippo Piritore nell’inchiesta sull’omicidio di Piersanti Mattarella viene rimessa radicalmente in discussione dalla Cassazione, che ha annullato senza rinvio la conferma della misura cautelare decisa dal Tribunale del Riesame di Palermo. Con questa decisione viene meno il cosiddetto titolo genetico, cioè l’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal gip e poi confermata in sede di riesame.
Si tratta di una scelta particolarmente netta. In casi simili, infatti, la Suprema Corte annulla spesso con rinvio, rimettendo gli atti ai giudici di merito per una nuova valutazione. Stavolta, invece, la decisione è stata secca e immediata. Le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni, ma il tipo di pronuncia fa già pesare il suo significato sul piano processuale.
I difensori dell’ex prefetto, gli avvocati Gabriele Vancheri e Gianluca Tognozzi, avevano costruito il ricorso insistendo soprattutto sulla mancanza di gravi indizi. È proprio questa tesi, alla luce dell’annullamento senza rinvio, che potrebbe essere stata accolta dagli ermellini.
Piritore, ex poliziotto, si trovava ai domiciliari da ottobre con l’accusa di avere fatto sparire il guanto utilizzato da uno dei killer del presidente della Regione siciliana, assassinato dalla mafia il 6 gennaio 1980 a Palermo. La decisione della Cassazione non chiude necessariamente il quadro storico-investigativo, ma sul piano cautelare segna una rottura molto forte rispetto all’impostazione fin qui sostenuta dall’accusa.
Il cuore della vicenda resta quel reperto che, secondo l’accusa, avrebbe potuto avere un peso decisivo anche a distanza di decenni. Il guanto si trovava nella Fiat 127 abbandonata a circa un chilometro da via Libertà, il luogo in cui fu commesso l’omicidio Mattarella, da due killer rimasti ancora senza nome.
Se il reperto fosse stato conservato, con gli strumenti tecnologici oggi disponibili avrebbe potuto consentire di risalire al Dna di chi lo aveva indossato. Proprio per questo la sua sparizione è diventata uno dei punti più delicati dell’inchiesta sul presunto depistaggio.
Secondo la ricostruzione investigativa, il depistaggio sarebbe avvenuto nell’immediatezza dei fatti, quindi 46 anni fa, ma sarebbe stato in qualche modo “rinnovato” tra settembre e ottobre 2024, quando Piritore e altri ex colleghi della Squadra mobile, insieme all’allora sostituto procuratore Pietro Grasso, vennero ascoltati dagli inquirenti.
Dell’esistenza del guanto, infatti, erano state trovate tracce nei verbali di perquisizione e sequestro del 1980 e anche nelle fotografie scattate dalla Scientifica all’interno dell’utilitaria. Eppure il reperto non era mai stato conservato né custodito nell’ufficio corpi di reato della Procura, come avrebbe dovuto accadere.
Piritore aveva fornito ai magistrati palermitani, due anni fa, una versione che era stata ritenuta per nulla convincente. A rafforzare i sospetti di depistaggio, secondo l’impostazione accusatoria, erano arrivate anche le intercettazioni dei suoi colloqui con la moglie.
Era stato proprio questo materiale a sostenere il quadro cautelare poi accolto dal gip e dal Riesame. Adesso, però, la pronuncia della Cassazione fa cadere quella base e rimette in discussione l’intera tenuta dell’impianto cautelare nei confronti dell’ex prefetto.