Martedì 14 Aprile 2026

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Le motivazioni

Cassazione su Affari di famiglia, Caroccia non era un semplice riciclatore

Depositati i motivi della sentenza che respinge i ricorsi: per i giudici il clan Senese era il vero dominus dei ristoranti Da Baffo

14 Aprile 2026, 09:47

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La Cassazione

Nel processo Affari di famiglia, la Corte di Cassazione mette nero su bianco un punto che pesa sull’intera ricostruzione giudiziaria: Mauro Caroccia non può essere considerato un semplice riciclatore di denaro di provenienza mafiosa. Nelle motivazioni depositate oggi, i giudici del Palazzaccio descrivono infatti un assetto molto più profondo e strutturato, nel quale il clan Senese emerge come il vero dominus delle attività di ristorazione finite al centro del procedimento, a partire dai locali Da Baffo.

Il cuore della sentenza sta proprio qui. Secondo la Cassazione, dietro l’apparenza formale delle intestazioni societarie c’era una disponibilità sostanziale e stabile dei ristoranti in capo ai Senese, in particolare ad Angelo Senese, fratello del boss Michele “’O Pazz”. Un passaggio che rafforza in modo netto il quadro già emerso nei precedenti gradi di giudizio e che finisce per ridimensionare radicalmente la figura di Caroccia come mero schermo economico.

Per i giudici il vero padrone era Angelo Senese

Nelle 67 pagine di motivazioni, i giudici usano un termine molto netto per descrivere i rapporti tra i locali e il clan: il vero “padrone” era Angelo Senese. È questa la parola scelta dalla Cassazione per spiegare come funzionasse il sistema di gestione e di controllo dei ristoranti.

La presenza dei Senese, scrivono i giudici, era stabile nel tempo e non si limitava a rapporti occasionali o indiretti. A rafforzarla c’era anche il ruolo del fratello Daniele Senese, già legato sentimentalmente alla figlia del boss Michele ’O Pazz. Una circostanza che, secondo la sentenza, risultava nota anche all’esterno, al punto da rendere evidente a più soggetti la riconducibilità delle attività commerciali ai due Senese.

Il primo ristorante e la disponibilità sostanziale del locale

La Cassazione individua nel primo locale il punto di partenza dell’intero assetto di controllo. I giudici parlano di un ristorante nella sostanziale disponibilità di Angelo Senese e del figlio Vincenzo, sottolineando anche un dato economico ritenuto rivelatore.

Vincenzo, secondo quanto riportato nelle motivazioni, avrebbe percepito una paga di 200 euro al giorno, cifra definita sproporzionata rispetto a quella di un normale cameriere, indicata in 70 euro, anche tenendo conto di mansioni di direzione. Un elemento che, nella lettura della Suprema Corte, si inserisce in un quadro in cui le conversazioni intercettate attribuiscono proprio a lui la disponibilità del ristorante.

Caroccia al centro di una struttura ben più ampia

È in questo contesto che viene collocata la figura di Mauro Caroccia, condannato a quattro anni. Per i giudici non si tratta di un soggetto esterno che si limita a ripulire denaro mafioso, ma di una figura inserita in un sistema economico e relazionale nel quale il clan esercitava un ruolo di comando.

La sentenza, dunque, rafforza l’idea che Caroccia facesse parte di un meccanismo imprenditoriale solo formalmente autonomo, ma in realtà soggetto alla regia dei Senese. È questo il passaggio che impedisce, nella lettura della Cassazione, di ridurre il suo ruolo a quello di semplice riciclatore.

Il capitolo Baffo 2 Fish e le teste di legno

Le motivazioni affrontano poi anche la nascita di una seconda attività, il ristorante di pesce Baffo 2 Fish. La società, ricordano i giudici, fu costituita il 2 marzo 2017 da Caroccia e da Vincenzo Senese, classe 1990.

Ma anche in questo caso, secondo la Suprema Corte, dietro le teste di legno continuava ad agire Angelo Senese. Le motivazioni descrivono una serie di elementi convergenti: l’intestazione fittizia delle quote, il coinvolgimento diretto di Angelo Senese nei rapporti con il commercialista per gli strumenti finanziari e la ricerca di un secondo socio che sostituisse soltanto formalmente Caroccia, ritenuto non solvibile per accedere ai finanziamenti.

L’investimento da 80mila euro e il ruolo del dominus

Uno dei passaggi più significativi riguarda proprio il denaro immesso nell’iniziativa. Secondo la Cassazione, emerge un investimento di 80mila euro da parte di Angelo Senese, che nei confronti di Caroccia si comportava come un vero padrone.

È un dettaglio che completa il quadro: non solo controllo relazionale e gestionale, ma anche apporto economico diretto. In questo modo, per i giudici, cade ogni lettura che voglia confinare i Senese sullo sfondo e confermare invece una loro presenza concreta, stabile e dominante.

I ristoranti Da Baffo e il nome di Delmastro

La vicenda torna a toccare anche il nome dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro, perché è proprio nei ristoranti Da Baffo che, secondo quanto ricostruito, avrebbe conosciuto Caroccia. Ed è in quel contesto che sarebbe poi maturata la scelta di costituire la società per la gestione della Bisteccheria d’Italia.